Avrebbe dovuto restare segreto fino al 4 luglio, il giorno previsto per l’inaugurazione. Invece una fuga di notizie ha svelato in anticipo che l’ex Balzer, il bar sotto il municipio, si chiamerà “La Ragazzetta”: una scelta che “ha aperto le cateratte del cielo” e che sui social è stata sommersa da una tempesta di critiche.
Il nome scelto dai gestori, che hanno vinto l’appalto e si occuperanno congiuntamente del caffè, dello Iat e del salone del Gotico, sarebbe legato al Ritratto di signora di Gustav Klimt e alla sua storia.
Come è noto, sotto il celebre quadro rubato e ritrovato della Galleria Ricci Oddi si nasconde un primo dipinto del pittore viennese: l’immagine di una giovane donna. Poco convinto del risultato, Klimt lo occultò sotto l’opera che oggi fa mostra di sé in via San Siro.
“La giovinetta”, dunque, è un ritratto che non piacque neppure al suo autore, al punto da indurlo a riutilizzare la tela per realizzare una secondo e più riuscito quadro.
Il dipinto sottostante, rimasto pressoché sconosciuto per decenni (prima della scoperta della studentessa Claudia Maga nel 1996), venne probabilmente esposto in una mostra di Dresda del 1912 e lì fotografato. Lo scatto fu pubblicato sulla rivista Velhagen & Klasings Monatshefte nel 1918. Secondo altre fonti, l’opera sarebbe invece stata esposta già nel 1910, insieme ad un paio di altri quadri generalmente descritti come ritratti ad olio.
Quanto al nome del quadro originario, poi occultato dall’autore, non esistono fonti del tutto univoche. Secondo alcune ricostruzioni il quadro sarebbe stato indicato come Dame mit Hut, cioè “Signora con cappello”; secondo altre come Backfisch, termine che letteralmente rimanda al “pesce da cuocere” o “da friggere”.
Ma cosa c’entra il pesce con la giovane del quadro? Nell’Ottocento il termine aveva assunto un significato figurato. Indicava una ragazza adolescente, non più bambina ma non ancora donna, all’incirca tra i 13 e i 16 anni. L’origine del significato figurato è discussa.
La spiegazione più diffusa lo collega al gergo dei pescatori: i pesci troppo piccoli per essere venduti venivano ributtati in mare, mentre quelli di una certa misura erano considerati “buoni da cuocere”. Per analogia, una ragazza in quella fase della vita non era più una bambina, ma non era ancora una donna adulta. Si tratta però di una spiegazione tradizionale, non documentata con assoluta certezza.
Essendo un’espressione idiomatica tedesca, in italiano non esiste un equivalente perfetto. A seconda del contesto, Backfisch può essere reso come “adolescente”, “giovinetta”, “ragazzina” o “giovane ragazza”. “Ragazzetta” è una traduzione che potremmo definire residuale, possibile, ma che introduce una sfumatura diminutiva e colloquiale che il termine tedesco non aveva necessariamente. Dunque, se proprio si voleva richiamare il ritratto nascosto, la scelta più corretta sarebbe forse stata “giovinetta” e non “ragazzetta”.
Al di là delle questioni filologiche, resta però un interrogativo ancora più semplice: “La Ragazzetta” è davvero un buon nome per un caffè nel cuore della città? Per il caffè sotto al Municipio, il bar storico della città?
C’è anche un tema di linguaggio e di opportunità. “Ragazzetta” è un termine che oggi molti percepiscono come datato e dal tono paternalistico. Un diminutivo che, riferito a una donna, può risultare poco elegante e distante dalla sensibilità contemporanea, pur senza guardarlo con il paraocchi della cultura woke che poco lo apprezzerebbe.
Non stupisce quindi che abbia suscitato perplessità.
Se l’intento era quello di richiamare il dipinto nascosto di Klimt, la scelta appare poco convincente per quanto sopra riportato.
Ma c’è anche un’altra considerazione: un nome efficace dovrebbe riuscire a raccontarsi da solo.
Se per comprenderne il significato occorre ricostruire la storia di un dipinto nascosto, consultare cataloghi di mostre di inizio Novecento e approfondire l’etimologia di una parola tedesca ormai desueta, probabilmente il messaggio non arriva con l’immediatezza che un marchio dovrebbe avere. Ci vogliono insomma i raggi X come quello usati per disvelare il dipinto nascosto
Un’insegna però non è un rebus: deve evocare qualcosa fin dal primo sguardo.
Anche il collegamento con Klimt appare, in fondo, un po’ forzato.
Il Ritratto di signora appartiene alla storia della Galleria Ricci Oddi, non a quella di Palazzo Mercanti. Cercare un legame tra il nuovo caffè e uno dei misteri più celebri dell’arte italiana è certamente suggestivo, ma non è un’associazione che nasce spontanea dal luogo.
La valanga di reazioni, tutte negative, apparse sui social nelle ultime ore dovrebbe forse indurre a una riflessione. L’inaugurazione è prevista per il 4 luglio e, se lo riterranno opportuno, i gestori sono ancora in tempo per ripensare la scelta. Del resto, il nome di un locale è il suo primo biglietto da visita: se divide ancora prima di comparire sull’insegna, forse vale la pena chiedersi se non esista un’alternativa più felice.
Ricordiamo infine che, pur essendo il locale affidato in gestione a un soggetto privato, l’immobile resta di proprietà del Comune di Piacenza. Per questo Palazzo Mercanti potrebbe dire la sua sulla vicenda. Senza invadere le prerogative dei gestori, l’Amministrazione potrebbe esercitare una moral suasion affinché venga valutata una soluzione diversa.
All’inaugurazione manca ancora una manciata di giorni e cambiare nome oggi è più semplice che farlo dopo aver realizzato insegne, materiale promozionale e un’identità di marca destinata a durare negli anni.
Secondo l’unanime voce critica emersa dai social “La Ragazzetta” parrebbe non essere un nome consono al locale e alla città.
Saper cogliere il “sentimento” e fare marcia indietro sarebbe un gesto apprezzato dalla città.
Intanto per chiosare la vicenda con una nota di ironia riportiamo il commento pubblicato su Facebook dal noto pubblicitario piacentino Andrea Lezoli, che ha scritto: «La cosa buona è che ruberanno l’insegna del bar e la ritroveranno tra qualche anno alla Ricci Oddi(o)»
(Immagine generata con Ai)
“La Ragazzetta”: perché il nome del nuovo Balzer non convince
Il locale si ispira al dipinto che Klimt decise di ricoprire con il celebre Ritratto di signora. Ma anche la traduzione di Backfisch lascia più di un dubbio



