Sarà che i piacentini, al pari dei vicini genovesi, amano “mugugnare” un po’ su tutto. Certo è che nelle ultime settimane i motivi per lamentarsi di qualcosa sembrano arrivare uno dopo l’altro e riescono nell’intento di risvegliare la sonnacchiosa città padana, riversando fiumi di inchiostro telematico sui social.
Prima c’è stato il progetto di piazza Cittadella, che non sembra convincere quasi nessuno, con tutto quel dispiegamento di pavimentazione che sarà anche drenante, ma fa venire caldo al solo pensiero.
Poi è arrivata “La Ragazzetta” che, pur non venendo dalla campagna, è comparsa in piazza Cavalli come insegna del nuovo locale ospitato negli spazi dell’ex Balzer. Anche qui un mare di critiche per un nome che a molti continua a sembrare infelice e poco adatto ai tempi.
A completare questo ideale “triplete” di discussioni cittadine irrompe ora l’imponente murale dedicato a Giorgio Armani, in corso di realizzazione sul fianco di un palazzo alla Farnesiana, tra via Radini Tedeschi e via Egidio Carella. Alto 24 metri e largo 11 metri, il gigantesco ritratto dello stilista domina ormai il quartiere e si candida a diventare una delle opere di street art più grandi della città.
L’autore è Antonio Cotecchia, in arte Kotè, artista ormai conosciuto ai piacentini per i numerosi interventi realizzati negli ultimi anni. Il progetto nasce dopo la vittoria della sezione speciale del bando comunale “UAU PC! – Urban Art Unites Piacenza”, attraverso il quale il Comune ha destinato un contributo di 10 mila euro alla realizzazione di un’opera capace di rendere omaggio a Giorgio Armani, scomparso lo scorso settembre.
La proposta presentata da ArteViva ETS è risultata vincitrice della sezione dedicata allo stilista e rappresenta la prima tappa di un progetto culturale più ampio, sostenuto anche dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano, che punta a raccontare alle nuove generazioni la straordinaria vicenda umana e professionale di Armani attraverso incontri, iniziative divulgative e opere d’arte pubblica.
Kotè sta lavorando alacremente nonostante il sole battente, dal quale cerca di ripararsi con un ombrellone da spiaggia fissato alla piattaforma aerea. L’inaugurazione è prevista per giovedì 9 luglio e, sebbene il murale sia ormai quasi completato, restano ancora numerosi dettagli da rifinire. A rendere più impegnativo il lavoro di Antonio Cotecchia, oltre al caldo, sono anche le critiche che, soprattutto sui social, stanno accompagnando la nascita dell’opera. Se altri suoi interventi avevano raccolto consensi quasi unanimi, questo omaggio a Giorgio Armani divide maggiormente l’opinione pubblica. Va però ricordato che bozzetti e collocazione del murale sono stati sottoposti alla famiglia dello stilista, che li avrebbe approvati con favore. Non è escluso, inoltre, che un familiare possa essere presente all’inaugurazione.
Il murale non si limita a riprodurre il volto dello stilista. Attorno al ritratto prendono forma numerosi elementi simbolici: le silhouette delle modelle che hanno segnato la storia della maison Armani, una sarta intenta a cucire, le acque del Trebbia e un Ponte Gobbo stilizzato. Non mancano richiami anche alla tavolozza cromatica cara a Re Giorgio, dal blu al “greige”, la particolare tonalità a metà tra grigio e beige ispirata ai colori della sabbia bagnata del Trebbia. Nel complesso, però, prevalgono tinte intense e vivaci, perfettamente coerenti con il linguaggio artistico di Kotè.
Per Kotè si tratta dell’ennesimo intervento di grandi dimensioni a Piacenza. Tra le sue opere più conosciute figurano il campo da basket artistico di via Negri, “Clessidra” nell’ex convento di Santa Chiara, il maxi murale “Elogio della tua unicità” inaugurato nel 2025 su un edificio Acer poco distante dall’attuale intervento e, più recentemente, “Vita Nova”, la grande opera realizzata sulla nuova Biblioteca Dante, dove il volto di una moderna Beatrice, circondato da libri, strumenti musicali, formule scientifiche e mappe geografiche, celebra il sapere e la forza della conoscenza.
L’artista, durante una pausa dal lavoro, questo pomeriggio, ci ha raccontato di aver studiato a lungo la storia personale e le creazioni di Giorgio Armani. Ha spiegato di aver preso in considerazione anche l’idea di realizzare un’opera giocata quasi esclusivamente sulla scala dei grigi, ma alla fine ha preferito non rinunciare alla cifra stilistica che contraddistingue il suo lavoro.
Anche la collocazione sul muro del condominio ha alcune ragioni ben precise. Detto che prima di trasferirsi a Milano il giovane Giogio Armani abitava non distante, in via Colombo, quando è nata l’idea di dedicargli un murale si è cercata la disponibilità di un grande muro, magari di un edificio privato, ma nessuno si è fatto avanti. Così la scelta è caduta sul condominio del Peep, ideale, secondo l’artista, come spazio e visibilità. L’opera è stata anche vista come occasione per regalare colore e vivacità a queste strutture di edilizia popolare.
In ogni caso, come su diceva, il murale ha acceso un vivace dibattito in particolare sui social. Le critiche, nella maggior parte dei casi, non mettono in discussione la qualità tecnica dell’opera né il talento di Kotè, quanto piuttosto la sua coerenza con la figura di Giorgio Armani.
Il tema ricorrente è proprio questo: un ritratto giudicato da molti troppo esplosivo nei colori e nel linguaggio visivo rispetto alla sobrietà che ha sempre caratterizzato l’immagine dello stilista. C’è chi osserva come Armani abbia costruito la propria cifra stilistica su linee essenziali, toni neutri ed eleganza mai ostentata, mentre il murale adotta una tavolozza vivace e il linguaggio espressivo tipico di Kotè. Per alcuni il risultato è un’opera di grande impatto, ma che potrebbe raffigurare qualunque personaggio senza restituire davvero la filosofia che ha reso celebre “Re Giorgio”.
Altri spostano invece l’attenzione sul contesto urbano. La scelta di dedicare un gigantesco ritratto di uno degli stilisti più celebri del mondo alla facciata di un edificio di edilizia residenziale pubblica della Farnesiana viene considerata da qualcuno poco significativa per il quartiere. Secondo questa lettura, un’opera capace di evocare speranza, riscatto, cultura o futuro avrebbe dialogato maggiormente con chi vive quotidianamente quegli spazi. Al contrario c’è chi ritiene che un murale dedicato ad Armani avrebbe dovuto essere collocato in un quartire diverso, magari più centrale.
Infine chi critica proprio l’idea del murale ritenuto inadatto a ricordare il grande stilista piacentino che invece avrebbe potuto essere celebrato con una statua, ad esempio nella piazzetta davanti all’Osteria del Teatro ed al negozio Pellizzari, la cui titolare Tina fu per anni “ambasciatrice piacentina” della celebre maison.
Non mancano, naturalmente, le voci favorevoli. C’è chi giudica il murale un omaggio riuscito, capace di portare arte e colore in una periferia della città e ricorda come la street art sia ormai uno strumento riconosciuto di rigenerazione urbana, utilizzato in molte città italiane ed europee per celebrare personalità della cultura, della scienza e dello spettacolo.
Forse è proprio questo il motivo per cui il dibattito è così acceso. Non riguarda soltanto un murale, ma il modo in cui Piacenza sceglie di ricordare uno dei suoi cittadini più illustri. Si era parlato anche di un possibile museo dedicato ad Armani, con l’esposizione di alcuni suoi abiti, ad esempio nell’ex chiesa delle Benedettine, oltre all’ipotesi di intitolargli uno spazio pubblico. Idee diverse, tutte accomunate dalla stessa domanda: quale tributo sarebbe davvero all’altezza di un uomo che ha fatto dell’eleganza, della misura e della discrezione la propria cifra stilistica?



