Si allarga la polemica sulla scomparsa della carne di maiale dal nuovo menù autunno-inverno delle mense scolastiche di Piacenza. Dopo l’intervento della capogruppo di Fratelli d’Italia Sara Soresi, anche la Lega Piacenza chiede spiegazioni pubbliche ad Ausl e Comune e suggwriace il reinserimento della carne suina nel menù ordinario.
«Coppa, lonza e prosciutto cotto, presenti nel menù autunno-inverno dello scorso anno, nel nuovo menù non ci sono più – afferma la Lega –. Una scelta che riteniamo inaccettabile: noi non crediamo alle coincidenze».
Il nuovo menù, che entrerà in vigore il 19 ottobre, è predisposto dal Servizio Dietetico Aziendale dell’Ausl per nidi, scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado. Nel documento compaiono vitellone, pollo e tacchino, mentre non viene indicata esplicitamente carne suina. Sono presenti anche hamburger, burger e polpettine senza l’indicazione del tipo di carne utilizzato.
La Lega chiede quindi di conoscere «i criteri reali che hanno portato a questa esclusione totale» e domanda «chi ha deciso e perché». Secondo il partito, se le ragioni fossero esclusivamente nutrizionali, dovrebbe essere possibile mantenere o reintrodurre nel menù altre tipologie di carne suina.
Un punto sul quale la distinzione tra carne fresca e prodotti trasformati assume rilievo. Carne di maiale non significa infatti soltanto salumi e insaccati: esistono anche tagli freschi e magri di carne suina e le indicazioni nutrizionali distinguono il consumo delle carni fresche da quello delle carni trasformate.
A Piacenza, intanto, un elemento emerge dagli stessi documenti comunali. Il Patto territoriale per la scuola 2026-2030 prevede la possibilità di richiedere diete speciali per motivi etico-religiosi, tra le quali quella con esclusione della carne di maiale. Anche le informazioni comunali sulla refezione scolastica prevedono diete specifiche per motivi religiosi o etici.
È proprio su questo aspetto che insiste la Lega: «Rispettare tutti non significa togliere a tutti. Per le esigenze di salute o religiose esistono da sempre i menù alternativi e personalizzati, che funzionano benissimo. Quello che non accettiamo è che l’alternativa diventi l’unica regola imposta a tutti».
Il partito chiede infine che venga reso pubblico l’iter che ha portato alla definizione del nuovo menù e che la carne di maiale venga «immediatamente reinserita nel menù ordinario, con l’idonea percentuale».
Al momento, tuttavia, nei documenti pubblici non viene indicato che l’assenza della carne suina dal nuovo menù sia dovuta a motivazioni religiose. La richiesta della Lega punta dunque proprio a ottenere da Ausl e Comune una spiegazione ufficiale sulle ragioni specifiche della modifica.
Sulla vicenda interviene anche la senatrice piacentina della Lega Elena Murelli, che definisce sbagliata la scelta e chiama direttamente in causa Comune e Ausl. «La decisione di eliminare dal nuovo menù delle mense scolastiche piacentine la carne di maiale, compresi alimenti che erano presenti nella precedente programmazione, merita spiegazioni chiare. Non condivido una scelta che finisce per impoverire l’offerta alimentare e che rischia di cancellare prodotti profondamente legati alla cultura e alla tradizione del nostro territorio».
Murelli chiede quindi di «chiarire pubblicamente le ragioni della scelta» e di valutare il reinserimento della carne suina, lasciando ai nutrizionisti la definizione delle quantità e della frequenza. La senatrice ricorda inoltre che per esigenze religiose o etiche sono già previste diete specifiche, così come quelle mediche per allergie e intolleranze.
Nel suo intervento Murelli richiama anche il legame tra Piacenza e la produzione suinicola, a partire dalle tre Dop del territorio: Coppa piacentina, Pancetta piacentina e Salame piacentino. «Rappresentano storia, lavoro, imprese e territorio», sottolinea.
«Questo è il modello che ritengo corretto: rispettare tutti senza imporre a tutti la scelta di alcuni – conclude Murelli –. Chi, per ragioni religiose, etiche o personali, non consuma determinati alimenti deve poter disporre di un’alternativa adeguata. L’inclusione deve aggiungere possibilità, non eliminarle».


