Sabato 7 novembre, alle 9.30, la Cappella Ducale di Palazzo Farnese ospiterà un convegno dedicato ai novant’anni dalla nascita del progetto del Museo del Risorgimento di Piacenza. Un anniversario che offre l’occasione per ripercorrere le origini del museo, riscoprirne il patrimonio e approfondire alcune pagine della storia risorgimentale piacentina attraverso gli oggetti e i documenti conservati nelle sue collezioni.
La storia del museo comincia nel 1936. Il 9 gennaio di quell’anno, nel pieno della guerra di Etiopia, Libertà/La scure annunciava una conferenza organizzata dall’Istituto di Cultura Fascista e dal Comitato di Piacenza dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano. Il giorno successivo il professor Alberto Maria Ghisalberti avrebbe tenuto una relazione dal titolo «I limiti della storia del Risorgimento».
Ghisalberti era già un nome affermato nel campo della ricerca storica, professore in diverse università italiane, e avrebbe poi proseguito la sua prestigiosa carriera nel dopoguerra, lasciando una cospicua produzione scientifica e divenendo, dal 1952 al 1983, direttore dell’Istituto Storico del Risorgimento di Roma, nonché direttore del Dizionario Biografico degli Italiani.
Quando nei giorni successivi la stampa quotidiana diede il resoconto dell’avvenimento, si legge che la conferenza fu introdotta dal presidente del Comitato piacentino, il conte Giuseppe Salvatore Manfredi, nipote del massimo esponente del Risorgimento piacentino, il quale confermò «l’attuazione prossima di un Museo locale del Risorgimento che abbia a raccogliere e conservare i non pochi cimeli del Risorgimento in rapporto alla nostra provincia».
Un annuncio ripetuto il 18 febbraio, in un articolo intitolato «Per il Museo del Risorgimento», in cui il quotidiano caldeggiava l’iniziativa e scriveva che «giusto e doveroso sembra a noi che chi può portare un contributo di oggetti, perché la buona idea possa pienamente realizzarsi, lo faccia senz’altro… armi, ritratti, quadri, fotografie, dagherrotipi, incisioni, uniformi, stampe, lettere, insomma tutto quanto possa ricordare l’opera dei nostri padri dal 1815 in poi, tornerà utile assai».
Il museo sarebbe stato aperto l’anno successivo, il 10 giugno 1937, scegliendo una data densa di significati per la città.
A novant’anni da quell’iniziativa, il tradizionale convegno annuale dell’Istituto per la Storia del Risorgimento sarà dunque dedicato alla storia del museo, con due relazioni specifiche: Filippo Lombardi, «Il Museo del Risorgimento di Piacenza: 90 anni e non dimostrarli», e Benito Dodi, «Il “museo ritrovato” per le tracce della città risorgimentale».
Seguiranno sei interventi che, raccogliendo lo spirito con cui nacque il museo, prenderanno spunto dagli oggetti conservati nelle sue collezioni per raccontare il Risorgimento piacentino e non solo: Luigi Montanari («Piacenza 1889. Cambiamenti d’epoca in un manifesto»), Matteo Sozzi («Il piacentino Melchiorre Gioia alle origini del Risorgimento italiano»), Sarah Panizza («Tra il trono e il tricolore. Maria Luigia d’Austria e Luisa Zanardi Landi tra Restaurazione e Risorgimento»), Paolo Brega («L’appello di Timoteo Riboli agli elettori parmensi del 1849»), Enzo Latronico («Dal museo allo schermo. Il cinema e la ricostruzione del Risorgimento») e Massimo Moreni («Il Tricolore»).
A concludere i lavori sarà Sergio Anelli con «Il Risorgimento a colori. Pillole di storia tra illustrazione e comic art».
Il convegno si terrà sabato 7 novembre 2026, alle 9.30, nella Cappella Ducale di Palazzo Farnese, messa a disposizione dal Comune di Piacenza, sotto il coordinamento di Salvatore Carrubba, già direttore di «Mondo economico» e del «Sole 24 Ore», docente della IULM e presidente del Comitato di Milano dell’Istituto per la Storia del Risorgimento.
Il Museo del Risorgimento di Piacenza compie 90 anni: un convegno a Palazzo Farnese per ripercorrerne la storia
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