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Al Liceo Gioia la mostra “Con-fine”: studenti a confronto con il dramma dei bambini di Gaza

Pubblichiamo un articolo scritto da Greta Gobbi e Sara Russo della 2AC del Liceo Fioia di Piacenza.

“Dal 26 gennaio al 6 febbraio presso l’Aula Musica del Liceo Gioia è stata allestita la mostra fotografica “Con-fine”, a cura del Laboratorio di Mondialità Consapevole della Caritas diocesana. La mostra è stata visitata da diciotto classi, che si sono avvicendate in quella che è stata un’esperienza che ha suscitato forti emozioni.

Il percorso iniziava con la visione di una foto evocativa attraverso un telo scuro e con una domanda “Vi sentite guardanti o guardati?”. Con questa sensazione, gli studenti hanno iniziato il percorso, osservando foto di bambini e ragazzi vittime del conflitto a Gaza, scattate da un collettivo di fotografi professionisti della Striscia e da un gruppo di ragazze di Piacenza che hanno partecipato a un laboratorio di fotografia presso la Caritas.

L’obiettivo, infatti, non era quello di avere più notizie sul conflitto israelo-palestinese, ma piuttosto di entrare in contatto con ogni forma di conflitto, le cui principali vittime sono bambini e ragazzi come noi.

Anche se siamo abituati a vedere la realtà della guerra molto distante da noi, questa mostra ci ha aiutato ad empatizzare con i bambini e le bambine che ogni giorno rischiano la vita, anche solo per riuscire ad avere qualcosa da mangiare. Non abbiamo solo osservato le foto, ma siamo entrati in dialogo con le persone che dalle foto ci guardavano, ci parlavano; abbiamo scritto i loro pensieri, che ci arrivavano attraverso le immagini, i suoni, gli oggetti della vita quotidiana.

Queste sensazioni sono state suscitate anche dalla visione di un video che rappresentava il check-point e l’illusione di potersi salvare, spesso annientata per motivi ingiusti. Ci siamo ritrovati stretti in un campo minato, o costretti alla fuga scegliendo cosa portare e cosa lasciare.

Alla fine della mostra il senso di pesantezza e rabbia era presente in ognuno di noi, poiché ci sentivamo impotenti di fronte a tutto quello che stavamo vedendo e sentendo”.

 

 

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