Carne equina e filiere zootecniche sotto pressione: Confagricoltura Piacenza richiama al rispetto di un comparto che, oltre a rappresentare un segmento economico rilevante, costituisce parte integrante dell’identità alimentare del territorio. Il dibattito in corso sulla proposta di vietare la macellazione e la commercializzazione della carne di cavallo, secondo l’associazione degli imprenditori agricoli, rischia di trasformarsi nell’ennesima occasione per porre in discussione in modo generalizzato le produzioni animali, senza distinguere tra realtà strutturate e regolamentate e singole criticità, e confondendo scelte individuali con indicazioni nutrizionali oggettive.
Confagricoltura Piacenza evidenzia come il ruolo degli allevamenti zootecnici alla base delle filiere della carne alimentare rappresenti un contributo positivo sotto il profilo economico, occupazionale e territoriale. Le aziende operano nel rispetto di normative nazionali ed europee stringenti in materia di benessere animale, tracciabilità e sicurezza alimentare, con controlli costanti lungo tutta la catena produttiva. Dal punto di vista nutrizionale, le proteine di origine animale presentano un elevato valore biologico e, nel caso della carne equina, sono riconosciute per il contenuto di ferro e la facilità di assimilazione.
Accanto agli aspetti alimentari, l’associazione richiama il peso economico della filiera, che genera reddito diretto nelle aziende agricole e occupazione nell’indotto – macellazione, trasformazione, distribuzione e ristorazione – con ricadute significative a livello provinciale, dove il consumo di carne equina è storicamente radicato nella tradizione enogastronomica locale.
«Assistiamo a una crescente pressione mediatica sugli allevamenti e su chi produce proteine animali – dichiara il presidente di Confagricoltura Piacenza, Umberto Gorra –. È legittimo che ciascuno compia le proprie scelte alimentari, ma è diverso mettere in discussione interi comparti produttivi che operano nel rispetto delle regole in virtù di opinioni soggettive».
«Talvolta – prosegue Gorra – emerge una contraddizione evidente: si pretende un’offerta alimentare ampia che guarda con curiosità ad altri modelli alimentari, si guarda con interesse a nuove fonti proteiche e parallelamente si discreditano diete e abitudini gastronomiche che non solo fanno parte della nostra cultura, ma che sono state anche certificate come salubri e salutari. Senza considerare che le filiere non sono un concetto astratto: dietro a un prodotto ci sono imprese, lavoro, investimenti e responsabilità oltre che famiglie e occupazione».
Confagricoltura richiama anche il valore della Dieta Mediterranea, riconosciuta patrimonio culturale immateriale dell’umanità dall’Unesco, modello che include in modo equilibrato anche il consumo di proteine animali. La progressiva delegittimazione di alcune produzioni tradizionali, secondo l’organizzazione, rischia di incidere non solo sull’economia ma anche sull’identità produttiva e culturale del territorio.
«Se il confronto diventa esclusivamente simbolico o ideologico – conclude Gorra – si rischia di perdere capacità produttiva, competenze e presidio economico locale. Occorre difendere il lavoro delle imprese agricole da contrapposizioni emotive».
Nel dibattito è intervenuta anche la senatrice Elena Murelli (Lega), contraria al disegno di legge che punta a vietare la macellazione e il consumo di carne equina. La parlamentare ha richiamato la tradizione culinaria di Piacenza e Parma, il ruolo degli allevamenti – in particolare quelli estensivi – nella tutela del paesaggio e la sostenibilità di una filiera che, a suo giudizio, opera nel rispetto di regole stringenti. Ha inoltre ricordato le caratteristiche nutrizionali della carne di cavallo e sottolineato che il disegno di legge non è ancora stato calendarizzato, evidenziando la necessità di un confronto che tenga conto delle comunità locali e delle ricadute economiche, ambientali e culturali.




