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Gli studenti del Gioia hanno incontrano Gianni D’Amo per parlare dei “Quaderni Piacentini”

Pubblichiamo volentieri un articolo scritto da due studentesse del Liceo Gioia, Emma Locatelli e Maria Sole Ferrari Agradi (classe 3AC), in cui lviene raccontano un recente incontro per conoscere i Quaderni Piacentini.

Nella mattinata del 13 novembre, oltre 400 studenti del triennio dei tre indirizzi del Liceo Gioia, con i loro insegnanti, hanno partecipato, presso Laboratorio Aperto (ex Chiesa del Carmine), alla conferenza tenuta da Gianni D’Amo, professore di Storia e Filosofia e figura di rilievo della cultura e della vita politica piacentina. Tema dell’intervento, il ruolo della rivista “Quaderni Piacentini”, nata a Piacenza nel 1962, in particolare nel panorama culturale degli anni Sessanta. Gianni D’Amo è esperto dei “Quaderni” e ha curato il volume di Daniela Cremona “Biografia di una rivista. «Quaderni piacentini» e il Sessantotto”.

L’incontro, organizzato dal dipartimento di italiano nell’ambito degli approfondimenti storico-letterari e delle attività di Educazione Civica, ha rappresentato un momento di ascolto e riflessione, capace di coinvolgere gli studenti grazie al tono autentico e profondamente umano del relatore. D’Amo ha inquadrato l’iniziativa dei giovani intellettuali dei “Quaderni” in quello che è stato un momento di cambiamento: gli anni Sessanta, che hanno portato alle contestazioni studentesche e operaie del ’68, alla nascita di un movimento che ha attraversato i continenti.

D’Amo, che in quegli anni era uno studente, si è presentato come testimone e attore e ha sottolineato come i giovani sentissero il valore dell’impegno, manifestassero per i diritti civili, sociali e contro i poteri autoritari, esprimessero una voglia di vita e di rinascita, anche di forme di sapere impegnato su temi considerati urgenti: sociali, politici, etici, culturali, letterari.

Attraverso un racconto personale, più che una lezione didascalica, ha ripercorso episodi della sua giovinezza e parlato del suo incontro e della sua amicizia con i fondatori dei “Quaderni”: Piergiorgio Bellocchio, Grazia Cherchi e dal 1966 Goffredo Fofi.

D’Amo ha spiegato come fosse sorta l’esigenza di una rivista impegnata, con l’intento di creare un organo di dibattito e di confronto di idee, oltre che un punto di riferimento, sia politico che culturale, della “nuova sinistra”. Ha ricordato come i “Quaderni Piacentini” siano stati di rilevante importanza nella cultura del Novecento, arrivando a raggiungere una tiratura di oltre tredicimila copie nel ‘68, nonostante le difficoltà che la rivista aveva dovuto affrontare, operando senza sponsorizzazioni e senza l’aiuto di moderni strumenti tecnologici.

Uno dei passaggi più apprezzati dagli studenti ha riguardato il confronto tra la gioventù di ieri e quella di oggi. D’Amo ha sottolineato come le nuove generazioni siano profondamente avvantaggiate dall’accesso a strumenti tecnologici – computer, social network, piattaforme digitali – che permettono una circolazione delle informazioni e delle idee rapida e globale.

Il relatore ha inoltre evidenziato come, nell’ esperienza dei “Quaderni”, l’attenzione fosse rivolta soprattutto alla profondità dei contenuti e alle idee piuttosto che all’aspetto estetico, mentre oggi la tendenza è spesso opposta, concentrata sulla ricerca di un’immagine impeccabile a discapito della sostanza.

Attraverso uno sguardo acuto e il vissuto personale, si sono affrontati temi ampi come l’emancipazione femminile, il ruolo dell’istruzione, la responsabilità collettiva e l’importanza delle relazioni umane, che possono aiutare a tendere al bene comune e ad una felicità collettiva, non solo individuale.

Interessante anche la riflessione di D’Amo sull’evoluzione del proprio pensiero politico: ha raccontato che da giovane credeva fermamente che “il popolo” fosse sempre dalla parte della ragione e che chi deteneva il potere avesse inevitabilmente torto. Con il tempo e con l’esperienza ha però compreso che la realtà è più complessa. «Non sempre chi sta sotto ha ragione e non sempre chi sta sopra ha torto – ha affermato-. La verità non dipende dalla posizione sociale o politica, ma dalla responsabilità e dalla coerenza delle persone».

Questa riflessione gli ha permesso di raccontare anche parte del suo lungo impegno nelle istituzioni e nella vita pubblica piacentina, dagli anni come consigliere comunale alla fondazione dell’Associazione CittàComune, fino al costante lavoro culturale legato alla storia della Sinistra italiana e alla memoria critica del Novecento. Un percorso, il suo, segnato dalla volontà di mantenere indipendenza di giudizio e fedeltà ai contenuti, anche quando non coincidono con le tendenze del momento.

Il prossimo appuntamento nell’ambito del progetto-laboratorio sui “Quaderni Piacentini” sarà il 3 dicembre alle ore 11, sempre presso Laboratorio Aperto, con gli interventi degli esperti Eugenio Gazzola e Fabio Milana che entreranno nel merito dell’esperienza letteraria della rivista e dei suoi protagonisti.

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