HomeAttualitàItalia Nostra contro la demolizione dell’edificio seicentesco di Case di Rocco

Italia Nostra contro la demolizione dell’edificio seicentesco di Case di Rocco

«Siamo nettamente contrari alla demolizione dell’edificio seicentesco di via Emilia Pavese, ultima testimonianza dell’antico insediamento di Case di Rocco». Italia Nostra interviene dopo l’ordinanza con cui il Comune di Piacenza ha disposto l’abbattimento dell’immobile. «Invece di metterlo in sicurezza e consolidarlo, si sceglie la strada più semplice, ma anche quella che priva Piacenza di un elemento della sua storia».
L’associazione ricorda di avere da tempo richiamato l’attenzione sul fabbricato e avanzato proposte per il suo recupero. «Potrebbe diventare un piccolo polo culturale, a servizio dei percorsi storici che transitano proprio in quest’area: dalla via Postumia alla Francigena, sino alla Via di San Rocco Pellegrino, il cui progetto è in fase di avvio. Ma dalle istituzioni non è arrivato alcun riscontro».
«In passato furono demoliti rustici e una casa torre, mentre si prometteva il salvataggio dell’edificio padronale. Questa volta, però, a rischio di cancellare un immobile storico sono il Comune di Piacenza e l’Istituto vendite giudiziarie, soggetto privato autorizzato dal Ministero della Giustizia».
Per Italia Nostra, «non si trovano nemmeno le risorse per mettere in sicurezza quattro muri, nell’attesa che un’amministrazione, un ente o una fondazione più attenti riescano a dare all’edificio una funzione pubblica. È una prospettiva vergognosa e preoccupante per una città che a parole punta alla candidatura a capitale europea della cultura, ma non riesce a progettare il recupero di una palazzina seicentesca».
L’edificio, osserva l’associazione, è legato ai passaggi della Trebbia, al Grand Tour e a vicende storiche quali la battaglia del 1799 tra francesi e austro-russi. «Italia Nostra, come anche gli alunni della scuola primaria di Sant’Antonio anni fa, ha formulato proposte concrete. Piacenza ha già perso, nell’indifferenza o con il concorso delle amministrazioni pubbliche, molti complessi che avrebbero potuto migliorarne il volto».
Nel richiamare la stazione dei trenini delle valli, demolita per realizzare Borgo Faxhall, gli ex Mercati ortofrutticoli, Camuzzi, l’autostazione di piazza Cittadella, la Manifattura Tabacchi e gli edifici di via Pace, via Romagnosi e via Beverora, Italia Nostra conclude: «Ci auguriamo che questa ennesima perdita susciti indignazione e che si possa ancora fermare la demolizione, partendo dalla messa in sicurezza dell’edificio».

La Domus Rochi e i monaci del guado
La casa di Rocco, oggi in stato di abbandono, non è soltanto un edificio seicentesco. Una scheda storica pubblicata dal sito Sant’Antonio a Trebbia la identifica con l’antica “Domus Rochi”, documentata almeno dal 1264 e legata per secoli al passaggio sul fiume Trebbia.
Secondo la ricostruzione riportata nella scheda, nell’area operavano monaci, probabilmente benedettini, ai quali il Comune di Piacenza aveva affidato terreni, case e diritti giurisdizionali. In cambio dovevano provvedere alla manutenzione del ponte sul Trebbia oppure, quando il ponte non era utilizzabile, garantire il collegamento tra le due rive con «due buoni barconi», per consentire il transito di uomini, animali e merci senza imporre tasse ai viaggiatori.
In seguito subentrarono i cistercensi del monastero di Santa Maria del Ponte di Quartazzola, che ottennero dal Comune la possibilità di riscuotere un pedaggio. Il ponte e il servizio di barche rimasero per lungo tempo l’unico collegamento con l’Oltre Trebbia lungo l’itinerario della strada Romea e della via Francigena.
L’edificio attuale risale al Seicento e conserva, nonostante il degrado, elementi architettonici significativi: la cornice marcapiano, finestre timpanate e archivoltate, un’edicola sulla facciata e tracce di un piccolo balcone.

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