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La fermata del Frecciarossa a Piacenza resta almeno fino al 30 giugno 2026. La conferma dal ministro Foti

Le reazioni positive dell'on. Paola De Micheli e del consigliere regionale Luca Quintavalla

“Il Frecciarossa 9330, come mi è stato confermato dall’amministratore delegato di Trenitalia Gianpiero Strisciuglio, manterrà fino ad almeno il 30 giugno 2026 le fermate nelle provincie di Modena, Parma e Piacenza. Ciò anche per verificare se sia possibile aumentare il numero delle persone che utilizzano il predetto servizio”. A renderlo noto è il Ministro per gli Affari Europei, il PNRR e le Politiche di Coesione Tommaso Foti.

A questa conferma fanno seguito le reazioni istituzionali del territorio. Il consigliere regionale Luca Quintavalla (Pd) definisce la decisione una conquista dovuta a una solida iniziativa della Regione:

“La retromarcia di Ferrovie dello Stato e Trenitalia è un’ottima notizia per i piacentini: fin da subito ci siamo mossi, come Regione, anche con il fondamentale interessamento del presidente de Pascale e dell’assessora Priolo, per evitare la soppressione della fermata di Piacenza (così come quelle di Parma e Modena) del Frecciarossa 9330. La nostra presa di posizione forte e compatta, come consiglieri regionali di centrosinistra, ha dato i suoi frutti. Questa decisione, annunciata stamattina, permetterà ai cittadini della provincia di Piacenza di restare connessi con Roma con un treno diretto ad alta velocità”.

Anche la parlamentare del Partito Democratico Paola De Micheli sottolinea l’importanza del risultato ottenuto grazie alla pressione esercitata da istituzioni e comunità locale:

“La decisione di Ferrovie dello Stato e di Trenitalia di mantenere le fermate serali a Parma e a Piacenza del Frecciarossa 9330 è un risultato importante, frutto della mobilitazione di un intero territorio che si era visto privato di un collegamento diretto dell’Alta Velocità ferroviaria. Occorre ringraziare i Comuni, la Regione, le altre istituzioni locali che si sono spese in maniera unitaria per scongiurare un inaccettabile impoverimento dell’offerta di mobilità, ottenendo l’intervento del Ministero”.

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