Un episodio di violenza avvenuto in una scuola elementare di Piacenza ha riportato al centro dell’attenzione il tema della sicurezza degli insegnanti e del rispetto dei ruoli all’interno delle istituzioni scolastiche. Una docente è stata aggredita fisicamente da un genitore all’interno dell’edificio scolastico. Secondo quanto ricostruito, all’origine dell’aggressione ci sarebbe una richiesta avanzata dal genitore di prelevare la piccola prima dell’orario consentito. La docente, attenendosi alle procedure previste dal regolamento scolastico per la tutela degli alunni, avrebbe spiegato la necessità di una specifica autorizzazione formale. A quel punto, il genitore avrebbe reagito in modo improvviso e violento, passando rapidamente dalle parole ai fatti e strattonando e colpendo con pugni l’insegnante. L’aggressione, avvenuta sotto gli occhi della figlia e di altre persone, ha reso necessario il ricorso alle cure mediche per la docente, presso il pronto soccorso dell’ospedale cittadino, suscitando forte preoccupazione e sconcerto all’interno della comunità scolastica.
Sulla vicenda è intervenuto Giancarlo Tagliaferri, consigliere regionale di Fratelli d’Italia che ha definito l’accaduto “un fatto gravissimo e inaccettabile, che impone una risposta ferma e senza ambiguità”. Secondo Tagliaferri, “un docente, mentre svolge le proprie funzioni, è un pubblico ufficiale: la violenza nei suoi confronti non è mai un gesto ‘privato’, ma un attacco diretto all’istituzione scolastica e allo Stato. Per questo l’ordinamento prevede aggravanti specifiche e pene severe per chi si rende responsabile di simili comportamenti. Norme che devono essere applicate fino in fondo, senza sconti”.
Il consigliere regionale ha poi sottolineato la necessità di un sostegno concreto alla docente coinvolta: “È fondamentale che l’insegnante aggredita non venga lasciata sola e che l’Amministrazione scolastica garantisca pieno supporto, anche sotto il profilo legale. Ogni incertezza o atteggiamento attendista rischia di indebolire l’autorità della scuola e di legittimare, anche indirettamente, comportamenti violenti”. Tagliaferri ha infine ribadito che “il rapporto tra famiglie e scuola è centrale, ma non può mai trasformarsi in intimidazione o aggressione”, ricordando che “chi pensa di risolvere un problema scolastico con la forza deve sapere che andrà incontro a conseguenze certe ed esemplari. La scuola va difesa sempre, anche applicando la legge con rigore”.
Sulla stessa linea anche la Gilda degli Insegnanti di Parma e Piacenza, che ha espresso solidarietà alla docente aggredita e ha richiamato il quadro normativo vigente. L’organizzazione sindacale ha ricordato che la violenza e la minaccia nei confronti di un pubblico ufficiale, qualifica che spetta ai docenti della scuola statale, è punita con la reclusione fino a cinque anni, con un aggravamento fino a sette anni e sei mesi quando l’aggressione è compiuta da un genitore, come previsto da una recente modifica del Codice penale.
Il coordinatore della Gilda di Parma e Piacenza, Salvatore Pizzo, ha fatto sapere che l’associazione sindacale valuta di costituirsi parte civile in un eventuale procedimento giudiziario. Confidando nell’operato dell’autorità giudiziaria, Pizzo ha inoltre auspicato che l’Amministrazione scolastica garantisca all’insegnante tutto il supporto legale necessario, invitandola ad avviare la procedura per la tutela da parte dell’Avvocatura dello Stato, una forma di protezione che in casi analoghi non sempre è stata assicurata nonostante gli espliciti inviti ministeriali.




