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Primi striscioni a Zerbio e Caorso contro il progetto Bess: il Comitato lancia la campagna “Adotta un lenzuolo”

Il Comitato "Sì per l'energia trasparente e sostenibile" invita i cittadini a esporre striscioni e rilancia la petizione con cui chiede un confronto sul progetto e la valutazione di siti alternativi

Sono comparsi nei giorni scorsi a Zerbio e Caorso i primi striscioni del Comitato “Sì per l’energia trasparente e sostenibile”, che ha avviato una nuova iniziativa di sensibilizzazione per richiamare l’attenzione dei cittadini e delle istituzioni sul progetto dell’impianto di accumulo elettrochimico (Bess) previsto sul territorio comunale di Caorso.

L’iniziativa è accompagnata dal lancio della campagna “Adotta un lenzuolo”, con cui il Comitato invita residenti e sostenitori a esporre uno striscione sulle proprie abitazioni o proprietà per rendere visibili le richieste avanzate nei confronti del progetto. Gli striscioni vengono distribuiti gratuitamente e possono essere richiesti scrivendo all’indirizzo comitatobess@gmail.com, con consegna direttamente a domicilio.

Il Comitato ribadisce la propria posizione, sottolineando di non essere contrario allo sviluppo delle energie rinnovabili né ai sistemi di accumulo, considerati strumenti importanti per accompagnare la transizione energetica. La richiesta è però che tali infrastrutture vengano realizzate in siti ritenuti realmente idonei, nel rispetto della normativa vigente, evitando il consumo di suolo agricolo e salvaguardando ambiente, paesaggio e salute pubblica.

Secondo il Comitato, il progetto prevede infatti la realizzazione dell’impianto a ridosso dell’abitato di Zerbio, con l’abitazione più vicina situata a meno di 50 metri dall’area interessata, a circa 20 metri dal sito Natura 2000 “Fiume Po da Rio Boriacco a Bosco Ospizio” e su circa nove ettari di terreni agricoli ad alta produttività.

«Quello che chiediamo è un dialogo con tutti gli attori in campo – afferma il presidente del Comitato –. Un dialogo con le istituzioni, ma anche con i rappresentanti della società civile, in particolare con le organizzazioni degli agricoltori e con tutti i soggetti interessati, affinché sia possibile affrontare il tema con trasparenza, nel rispetto della salute pubblica, dell’ambiente e del territorio».

Nel comunicato il Comitato richiama inoltre le recenti notizie relative al rinvenimento del virus West Nile nelle trappole di monitoraggio installate nel territorio piacentino. Secondo i promotori, la prevista realizzazione di una vasca di laminazione in prossimità delle abitazioni rende necessario un ulteriore approfondimento sugli aspetti sanitari legati all’opera.

Il Comitato si domanda inoltre se l’Azienda Usl di Piacenza sia nelle condizioni di garantire il pieno rispetto del Piano regionale Arbovirosi, ricordando che la stessa Ausl ha espresso al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica un parere favorevole al progetto.

Parallelamente prosegue la raccolta firme attraverso una petizione pubblicata sulla piattaforma Change.org. Nel documento i promotori sostengono che la transizione energetica debba essere accompagnata da processi decisionali trasparenti e realmente partecipati e lamentano una limitata accessibilità alla documentazione progettuale disponibile sulla piattaforma ministeriale Permitting, ritenendo che ciò non favorisca un adeguato confronto pubblico né la possibilità di presentare contributi tecnico-scientifici.

Con la petizione il Comitato chiede l’apertura di un tavolo di confronto tra la società proponente REC 002, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Arpae Emilia-Romagna, Provincia di Piacenza, Comune di Caorso, enti competenti, organizzazioni agricole e rappresentanti del territorio. Chiede inoltre che vengano valutate aree alternative, che ritiene maggiormente compatibili con i criteri di idoneità previsti dal decreto legislativo 190/2024, nella convinzione che sia possibile conciliare gli obiettivi della transizione energetica con la tutela delle persone, delle attività economiche e delle peculiarità del territorio.

«Le alternative esistono – si legge infine nel testo della petizione – e, sebbene richiedano un maggiore impegno da parte dei decisori, rappresentano l’occasione per dimostrare che la politica sa mettere al centro i cittadini, la tutela del territorio e l’interesse delle future generazioni».

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