Con le giornate che si allungano e le temperature in aumento, torna la voglia di camminate all’aria aperta tra colline, sentieri e aree verdi del Piacentino. Ma insieme alla bella stagione riemerge anche un’insidia spesso sottovalutata: le punture di zecca, piccoli parassiti in grado di trasmettere infezioni anche rilevanti.
Negli ultimi giorni sono stati registrati due casi di positività a rickettsiosi in persone che avevano frequentato zone naturalistiche del territorio, in particolare tra Valnure e Valtidone. Episodi che riaccendono l’attenzione su un fenomeno tutt’altro che raro nei mesi primaverili ed estivi.
A fare chiarezza è Maria Grazia Molaschi, veterinario della Sanità animale, che sottolinea come «la prevenzione e l’informazione restino gli strumenti più efficaci per ridurre il rischio».
Cos’è la rickettsiosi
La rickettsiosi è una malattia infettiva di origine batterica trasmessa all’uomo attraverso la puntura di zecche infette. I sintomi possono comparire dopo alcuni giorni e includono febbre, mal di testa, brividi, dolori muscolari e, in diversi casi, eruzioni cutanee.
Rientra tra le principali patologie trasmesse da questi parassiti, insieme ad altre infezioni come la malattia di Lyme e l’encefalite da zecca, tutte legate alla permanenza prolungata dell’animale sulla pelle.
Dove si trovano le zecche e perché sono pericolose
Le zecche sono parassiti ematofagi, ovvero si nutrono di sangue, e sono diffuse praticamente in tutto il mondo: se ne contano circa 900 specie. In Europa e in Italia, quelle di maggiore interesse sanitario sono la Ixodes ricinus (la cosiddetta “zecca dei boschi”) e la Rhipicephalus sanguineus (nota come “zecca del cane”).
Prediligono ambienti umidi e ricchi di vegetazione: boschi, prati, pascoli e aree frequentate da fauna selvatica. È qui che attendono il passaggio di un ospite – uomo o animale – per attaccarsi.
Contrariamente a quanto si pensa, non saltano e non volano. Si posizionano su fili d’erba o cespugli e, al contatto, si aggrappano a vestiti o pelle, risalendo poi il corpo fino a raggiungere zone più calde e umide come ascelle, inguine, retro delle ginocchia o cuoio capelluto.
La puntura è spesso impercettibile, perché la zecca rilascia sostanze anestetiche. Può restare attaccata anche diversi giorni, da due fino a sette, aumentando progressivamente il rischio di trasmissione di agenti patogeni.
Come proteggersi
Ridurre il rischio è possibile adottando alcune precauzioni semplici ma efficaci:
indossare abiti chiari e coprenti, infilando i pantaloni nelle calze
evitare il contatto diretto con erba alta e vegetazione fitta
utilizzare repellenti specifici per insetti
proteggere cani e altri animali domestici con antiparassitari adeguati
al rientro da escursioni, controllare con attenzione tutto il corpo, oltre agli abiti
Un controllo tempestivo è fondamentale: spesso la zecca resta attaccata senza dare sintomi immediati.
Cosa fare in caso di puntura
Se si individua una zecca, è importante rimuoverla il prima possibile. L’operazione va effettuata con una pinzetta a punte sottili, afferrando il parassita il più vicino possibile alla pelle e tirando verso l’alto con decisione, evitando torsioni o schiacciamenti.
Una volta rimossa, è consigliabile disinfettare la zona e monitorare l’area nelle settimane successive. In caso di comparsa di febbre, arrossamenti estesi, malessere o sintomi influenzali, è necessario rivolgersi al medico.
Il fattore tempo è determinante: più a lungo la zecca resta attaccata, maggiore è il rischio di infezione. Per questo, la prevenzione e l’attenzione al rientro da attività all’aperto restano le armi più efficaci
Zecche, con la primavera cresce il rischio punture: due casi recenti nel piacentino
Dalla Valnure alla Valtidone segnalate infezioni da rickettsiosi. Sintomi, prevenzione e cosa fare subito
ARTICOLI COLLEGATI




