Il referendum sul Premio di risultato aziendale di Seta accende lo scontro sindacale. La consultazione, svoltasi il 5 maggio in contemporanea nei bacini di Modena, Reggio Emilia e Piacenza, si è conclusa con l’approvazione dell’accordo sostenuto da Filt-Cgil, Uiltrasporti, Faisa Cisal e Ugl Autoferro, ma il risultato è stato immediatamente contestato da Orsa Trasporti, che parla di «quorum drogato» e annuncia lo stato di mobilitazione.
Secondo i sindacati firmatari, al voto ha partecipato il 52% dei lavoratori e delle lavoratrici e il sì avrebbe raccolto circa il 90% dei consensi. Le organizzazioni promotrici definiscono il risultato «una vittoria della democrazia e della trasparenza» e sostengono che il referendum abbia smentito «mistificazioni e fake news» circolate nelle settimane precedenti.
Nel merito, il nuovo Pdr introduce un meccanismo che blocca l’automatismo della richiesta di risarcimento danni ai lavoratori coinvolti in sinistri, fino a 4mila euro trattenuti a titolo risarcitorio, sostituendolo con un sistema premiale legato alla riduzione degli incidenti e all’attenzione operativa del personale. Secondo Filt-Cgil, Uiltrasporti, Faisa Cisal e Ugl Autoferro, il nuovo modello consentirebbe di migliorare le condizioni di lavoro e, nel tempo, di generare risparmi sui costi assicurativi da reinvestire sul personale e sulla qualità del servizio.
Le sigle favorevoli all’accordo rivendicano inoltre il percorso assembleare svolto nei giorni precedenti alla consultazione, sottolineando come molti lavoratori abbiano potuto approfondire contenuti e conseguenze dell’intesa. Nel comunicato diffuso dopo il voto, i sindacati accusano apertamente chi si è opposto all’accordo di aver tentato di «boicottare» il referendum attraverso «disfattismo, fake news e procedure irregolari».
Il riferimento è alla consultazione promossa il 21 aprile da Orsa Trasporti, definita dalle altre organizzazioni sindacali «fantomatica» perché non certificata secondo le procedure interconfederali. Filt-Cgil, Uiltrasporti, Faisa Cisal e Ugl Autoferro sostengono inoltre che la sigla dissenziente non avrebbe organizzato assemblee esplicative sui contenuti dell’accordo, alimentando invece l’idea che in futuro i lavoratori possano confluire in Tper nell’ambito di un’ipotetica azienda unica regionale del trasporto pubblico locale.
Una prospettiva che i sindacati firmatari definiscono «una fake news colossale», ribadendo la necessità di proseguire immediatamente la contrattazione per arrivare al Contratto unico aziendale di Seta prima delle future gare del trasporto pubblico locale e dell’eventuale processo di integrazione regionale.
Di segno opposto la lettura di Orsa Trasporti. Per il sindacato autonomo, l’esito del referendum non rappresenterebbe una reale legittimazione dell’accordo, ma il risultato di una consultazione «alterata» dall’allargamento del voto anche a uffici e officine, categorie che – secondo Orsa – non subirebbero direttamente gli effetti economici delle modifiche contestate dagli autisti.
«Gli autisti hanno confermato ancora una volta di non volere questa lotteria sui sinistri», sostiene la segreteria regionale Orsa Autoferro-Tpl, che accusa Seta di aver imposto un accordo divisivo e costruito «sulla paura». Il sindacato chiede quindi l’immediata abrogazione della modifica, l’apertura di un tavolo sul Pdr 2027 e sul Contratto unico aziendale con il coinvolgimento di Orsa Trasporti e l’indizione immediata delle elezioni delle Rsu.
Orsa rivendica inoltre di essere «il sindacato più rappresentativo tra gli autisti» e annuncia la disponibilità alla mobilitazione: «Non permetteremo che la dignità e il salario del personale viaggiante vengano svenduti attraverso procedure referendarie che ignorano la volontà di chi garantisce il servizio in strada».




