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Abuso edilizio e minacce ai tecnici comunali, Soresi interroga la Giunta: «Il procedimento è stato portato avanti?»

La consigliera comunale Sara Soresi ha presentato un’interrogazione per chiedere chiarimenti sugli sviluppi amministrativi di una vicenda riguardante alcune opere abusive realizzate in un’area agricola. Il caso era emerso nell’aprile scorso, quando due tecnici comunali, durante un sopralluogo, avrebbero ricevuto un’offerta di 10mila euro per attestare il falso e, dopo il loro rifiuto, sarebbero stati gravemente minacciati.
Soresi chiede di sapere se la piscina, la tettoia e il fabbricato contestati siano stati effettivamente demoliti, se sia stata accertata un’eventuale inottemperanza all’ordinanza e se siano state applicate le sanzioni previste. Nell’interrogazione vengono inoltre chiesti chiarimenti sulle iniziative adottate dal Comune a tutela dei due dipendenti coinvolti, sull’eventuale costituzione di parte civile e sul mancato supporto della polizia locale durante il sopralluogo. Di seguito l’intervento integrale della consigliera.
«Un abuso edilizio in area agricola. Un’ordinanza di demolizione che risale a novembre 2025. Un presunto tentativo di corruzione nei confronti di due tecnici comunali. Gravi minacce dopo il loro rifiuto. E poi?
Questa è la domanda che mi sono posta dopo aver approfondito una vicenda comparsa per pochi giorni sulle cronache locali nel mese di aprile e poi rapidamente scomparsa dal dibattito pubblico.
Dagli atti acquisiti emerge che nel novembre 2025 il Comune aveva accertato la realizzazione, in assenza di qualsiasi titolo edilizio, di una piscina interrata, di una tettoia e di un fabbricato su un’area classificata dal RUE come territorio agricolo ad alta vocazione produttiva. Era stata quindi emessa un’ordinanza di demolizione, con l’obbligo di ripristinare lo stato dei luoghi entro novanta giorni.
Nei mesi successivi, il proprietario aveva comunicato di aver provveduto al ripristino, ma il successivo sopralluogo di verifica avrebbe fatto emergere dubbi sull’effettiva demolizione della piscina. Ed è proprio durante quel controllo che, secondo quanto emerge dalla documentazione acquisita, ai due tecnici comunali sarebbero stati offerti 10.000 euro affinché attestassero il falso. Al loro rifiuto sarebbero seguite gravi minacce e intimidazioni, con richiami alla mafia e all’uso di un’arma da fuoco.
Con questa nota, la prima cosa che sento di fare è rivolgere un sincero ringraziamento ai due dipendenti comunali. Hanno dimostrato integrità, coraggio e autentico senso dello Stato, comportandosi come ogni servitore delle istituzioni dovrebbe fare.
La seconda, è sicuramente quella di capire cosa sia accaduto nei mesi successivi. Per questo, settimane fa ho presentato un accesso agli atti, chiedendo tutta la documentazione relativa agli sviluppi successivi del procedimento amministrativo.
Una volta ricevuto il riscontro (che ho dovuto sollecitare in più occasioni), ho appurato che gli unici documenti che mi sono stati trasmessi sono l’ordinanza di demolizione emessa nel novembre 2025 e gli atti relativi al sopralluogo nel corso del quale si sarebbero verificati il tentativo di corruzione e le successive minacce ai due tecnici comunali.
Poiché mancava qualsiasi atto successivo, ho presentato una richiesta di integrazione dell’accesso agli atti, chiedendo nuovamente tutta la documentazione eventualmente formatasi dopo quei fatti.
Anche a seguito di questa ulteriore richiesta non mi è stato trasmesso alcun nuovo provvedimento.
È una circostanza che pone un interrogativo inevitabile: il procedimento amministrativo è stato effettivamente portato avanti oppure, dopo il tentativo di corruzione e le minacce ai dipendenti comunali, si è fermato?
Per questo ho presentato un’interrogazione chiedendo se la piscina e le altre opere abusive siano state effettivamente demolite, se sia stata accertata l’eventuale inottemperanza all’ordinanza, se siano state applicate le sanzioni previste dal Testo Unico dell’Edilizia, compresa l’eventuale acquisizione dell’area al patrimonio comunale, quali iniziative siano state assunte a tutela dei due tecnici comunali e se il Comune intenda costituirsi parte civile nel procedimento penale aperto in conseguenza dei predetti fatti.
Ho inoltre chiesto chiarimenti sul mancato supporto della Polizia Locale durante il sopralluogo, qualora fosse confermato che tale presenza era stata preventivamente richiesta dagli stessi tecnici.
Questa vicenda assume un rilievo ancora maggiore perché il Consiglio comunale sarà chiamato nei prossimi mesi a discutere il nuovo Piano Urbanistico Generale. È interesse della stessa Amministrazione chiarire che questo procedimento stia proseguendo regolarmente sulla base della normativa urbanistica vigente e che nessuna futura scelta pianificatoria possa anche solo far pensare che un abuso edilizio possa trovare una diversa sorte. La trasparenza, in casi come questo, tutela prima di tutto le istituzioni.
Se oggi dovessimo scoprire che, dopo quei fatti, il procedimento si è realmente fermato, il messaggio sarebbe devastante. Significherebbe che un cittadino può realizzare opere abusive, tentare di corrompere due dipendenti comunali, minacciarli dopo il loro rifiuto e, alla fine, bloccare l’azione dell’Amministrazione. È un messaggio che un’istituzione non può permettersi di dare.
Nei giorni scorsi ricorreva l’anniversario della strage di via D’Amelio. Senza voler accostare vicende profondamente diverse, c’è un principio che rimane immutato: ogni volta che qualcuno tenta di piegare un pubblico dipendente con il denaro o con l’intimidazione, è lo Stato a essere messo alla prova. E lo Stato dimostra la propria forza quando tutela chi fa il proprio dovere e porta fino in fondo la propria azione, senza arretrare di un solo passo. È questo che ci hanno insegnato Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, ed è questo che i cittadini hanno il diritto di aspettarsi dalle proprie istituzioni».

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