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Tariffa puntuale, diffida da un comitato: «Utenze aggregate e cassonetti aperti alterano il sistema»

Il Comitato “Torniamo al Comune Pulito” chiede ad Atersir di riesaminare la validazione del Piano economico finanziario e invita il Comune a non approvare il nuovo regolamento

Una diffida al Comune di Piacenza e ad Atersir, trasmessa per conoscenza anche ad Arera, per chiedere lo stop all’approvazione del Piano economico finanziario e del nuovo regolamento della tariffa corrispettiva puntuale. A inviarla è stata Eleonora Poli, presidente del Comitato “Torniamo al Comune Pulito”, che contesta il trattamento riservato alle cosiddette “utenze aggregate” e la presenza di almeno 77 cassonetti stradali da 1.100 litri ad accesso libero.

Secondo quanto riportato nella diffida, Atersir avrebbe già validato il Pef, atto propedeutico alla deliberazione del Consiglio comunale, prevista entro il 31 luglio insieme al regolamento della tariffa puntuale. Il Comitato sostiene di aver potuto esaminare la documentazione soltanto grazie a un accesso agli atti presentato da un consigliere comunale.

Il principale rilievo riguarda le utenze aggregate, per le quali sarebbe previsto un calcolo forfettario basato convenzionalmente su tre componenti per ogni alloggio, anziché sui conferimenti effettivamente effettuati. Un sistema che, secondo il Comitato, potrebbe interessare oltre mille abitazioni, concentrate soprattutto nei quartieri e nei complessi di edilizia residenziale pubblica.

Nella diffida vengono citati il quartiere Ciano, con circa 170 alloggi, Borgo Farnese con 250, il comparto di viale Patrioti con circa 150, oltre agli insediamenti di via Gardella, via Capra, via Marina d’Italia, via Radini Tedeschi, via Caduti sul Lavoro e via Caracci.

«Nel regolamento – sostiene Poli – non sarebbero specificate le caratteristiche oggettive e i criteri in base ai quali un’utenza possa essere considerata aggregata». Il Comitato denuncia quindi una possibile disparità di trattamento: mentre questa modalità sarebbe stata negata alla generalità dei cittadini perché ritenuta incompatibile con la misurazione puntuale, sarebbe stata applicata d’ufficio ad alcuni complessi residenziali, senza una richiesta preventiva degli abitanti o degli enti gestori.

A rendere il quadro ancora più problematico, secondo i firmatari, sarebbe la presenza di almeno 77 cassonetti da 1.100 litri, aperti e svuotati settimanalmente. Non essendo dotati di sistemi che consentano l’accesso esclusivamente alle utenze interessate, potrebbero essere stati utilizzati anche da altri cittadini, sottraendo una parte dei rifiuti alla misurazione individuale.

Il Comitato ritiene pertanto impossibile ricostruire con precisione i conferimenti effettuati dal 1° gennaio 2026. Sulla base della stima di dieci litri settimanali di rifiuto indifferenziato per abitante attribuita a Iren, la capacità complessiva dei cassonetti potrebbe inoltre soddisfare il fabbisogno di circa 8.500 persone ogni settimana, un numero molto superiore a quello delle utenze alle quali sarebbero formalmente destinati.

L’Amministrazione comunale, rispondendo in passato a un’interrogazione, aveva spiegato che i costi di questi contenitori sarebbero stati ripartiti tra le utenze intestatarie. Una risposta che il Comitato considera insufficiente: il gettito ottenuto applicando il forfait di tre persone a circa mille alloggi, sostiene la diffida, potrebbe non essere adeguato a coprire i costi di raccolta e svuotamento. Il timore espresso è che la parte restante finisca nel Pef e venga quindi ripartita, attraverso la tariffa, anche sugli altri cittadini.

Con l’atto inviato il 26 luglio, il Comitato chiede ad Atersir di riesaminare ed eventualmente annullare in autotutela la validazione del Pef. Al Comune viene invece domandato di non procedere con l’approvazione degli atti così come predisposti, di eliminare il forfait di tre persone per alloggio e di introdurre criteri chiari, accessibili a tutta la cittadinanza, per il riconoscimento delle utenze aggregate.

Tra le richieste figura anche il ripristino della Tari e del precedente sistema di raccolta per l’intero 2026, oltre alla pubblicazione dei dati analitici necessari a dimostrare come siano coperti i costi dei cassonetti senza oneri impropri a carico della collettività o delle stesse utenze aggregate.

Comune e Atersir vengono invitati a rispondere entro quindici giorni e, comunque, prima della conclusione dell’iter tariffario. In caso contrario, il Comitato annuncia l’impugnazione del regolamento, della validazione e della delibera consiliare, oltre alla trasmissione degli atti alla Procura regionale della Corte dei conti per verificare l’eventuale presenza di un danno erariale.

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