Dovrebbe promuovere Piacenza e il suo territorio, ma da mesi il portale ufficiale Visit Piacenza finisce, a sua insaputa, per prestare la propria autorevolezza a casinò online e siti di scommesse. A prima vista, però, non si nota assolutamente nulla: aprendo il sito e navigando normalmente, Visit Piacenza appare del tutto regolare. I contenuti abusivi sono infatti nascosti alla vista e si scoprono soltanto esaminando il codice sorgente della homepage. È lì che compaiono numerosi testi e collegamenti verso siti di gioco online, presenti nell’Html della pagina e quindi leggibili dai motori di ricerca.
Il sito turistico ufficiale del Comune risulta insomma compromesso da quella che ha tutte le caratteristiche del cosiddetto Seo spam. Chi visita Visit Piacenza non si accorge di nulla e non viene indirizzato verso alcun sito di gioco online: i link sono nascosti e non compaiono durante la normale navigazione. Restano però all’interno del codice della pagina e possono essere letti dai motori di ricerca. È proprio questo lo scopo dell’operazione: sfruttare reputazione e autorevolezza di Visit Piacenza per dare maggior peso ai siti di casinò e scommesse collegati e favorirne il posizionamento nei risultati delle ricerche.
Verificarne la presenza è semplice anche per chi non ha competenze informatiche: da un computer basta aprire la homepage di Visit Piacenza, visualizzare il codice sorgente della pagina premendo Ctrl+U e cercare, con Ctrl+F, la parola “casino”. Al momento della pubblicazione di questo articolo compaiono ancora i testi e i collegamenti estranei che, nella normale visualizzazione del sito, restano completamente invisibili. Ci auguriamo, naturalmente, che dopo la nostra segnalazione il portale venga rapidamente bonificato e che questa verifica non sia quindi più possibile.

E non è cosa recente. Le copie storiche conservate da Internet Archive consentono di documentare la presenza dei contenuti abusivi almeno a partire dal 10 gennaio 2026. Nella homepage di quella data erano già presenti collegamenti a Parimatch, BetBlast Casino, Playboom Casino, Glory Casino, B7 Casino e numerosi altri siti legati al gioco online.
I link erano accompagnati da testi nelle lingue più disparate – dal polacco all’olandese fino al bengalese – e nascosti con un espediente piuttosto semplice: contenitori larghi o alti appena un pixel. Praticamente invisibili a chi guarda la pagina, ma ben presenti nel codice.
Le copie precedenti del portale che abbiamo esaminato risultano invece pulite. Non è possibile stabilire il giorno preciso dell’attacco, ma la compromissione sembra essere avvenuta tra le ultime versioni del 2025 risultate integre e l’inizio del 2026.
La parte più singolare della vicenda è però un’altra. A distanza di quasi otto mesi, i contenuti abusivi sono ancora presenti.

Nel frattempo sono cambiati i testi “abusivi” e anche i siti verso cui rimandano i collegamenti. Oggi compaiono altri domini legati a casinò e scommesse, accompagnati anche da frasi in lingua ucraina. Difficile dunque pensare a un singolo link finito per errore nella homepage e poi dimenticato: le copie storiche mostrano contenuti differenti nel corso dei mesi, sempre nascosti nel codice con modalità analoghe.
Eppure sul sito, in questo periodo, qualcuno è intervenuto.
Il motore del sito è il noto CMS WordPress, mentre per l’impaginazione viene utilizzato Elementor. A gennaio WordPress era fermo alla versione 6.0.11 ed Elementor alla 3.7.8. L’11 maggio WordPress risultava già aggiornato alla 6.9.4 ed Elementor alla 3.34.1. Oggi la homepage utilizza WordPress 6.9.7, Elementor 3.34.1 e WPML 4.8.6.
Non siamo quindi davanti a un portale sul quale non sia mai stato messo mano: nel corso dell’anno sono stati effettuati aggiornamenti tecnici anche consistenti. Gli interventi, però, non hanno portato all’individuazione e alla rimozione dei contenuti abusivi.
Nel frattempo è cambiata anche la gestione dello Iat e degli strumenti digitali collegati. Il nuovo concessionario è subentrato il 1° giugno.
Su questo punto la cronologia è chiara: l’origine della compromissione non può essere attribuita alla nuova gestione, perché Visit Piacenza risultava già compromesso almeno cinque mesi prima.
Il passaggio di consegne pone però un’altra questione. Il disciplinare attribuisce espressamente al concessionario il compito di «implementare e gestire il sito della RL (redazione locale ndr) di Piacenza, attualmente “Visit Piacenza”».
E le prescrizioni non riguardano soltanto l’inserimento di notizie o eventi. Tra gli strumenti digitali interessati vengono indicati siti web e portali informativi, sistemi di gestione dei contenuti, database, domini internet e certificati digitali. Il Comune deve inoltre poter disporre in ogni momento dell’accesso amministrativo completo.
Soprattutto, il capitolato prevede procedure di backup periodico, sistemi di monitoraggio della sicurezza informatica e protocolli per la gestione delle emergenze digitali.
Il nuovo gestore ha dunque ereditato un sito già compromesso. Resta però da capire come, al momento della presa in carico e nei tre mesi successivi, una verifica dell’integrità del portale non abbia fatto emergere i numerosi testi e collegamenti estranei presenti nella homepage. Non possiamo sapere se e quali controlli siano stati effettuati. Possiamo però constatare che, se ci sono stati, non sono bastati a individuare l’anomalia.
La presenza dei contenuti, peraltro, è rilevabile anche dall’esterno senza particolari strumenti: è sufficiente esaminare il codice sorgente della homepage, dove link e testi estranei risultano direttamente visibili pur essendo nascosti nella normale visualizzazione della pagina.
C’è poi un altro aspetto tecnico. Visit Piacenza non risulta ospitato su un server dedicato, ma su un indirizzo IP dell’infrastruttura di un noto servizio di hosting condiviso con numerosi altri domini.
È una soluzione del tutto legittima e molto diffusa, soprattutto tra le piccole aziende, anche perché consente di contenere notevolmente i costi. Un hosting condiviso non significa automaticamente minore sicurezza: molto dipende dall’isolamento degli account, dalla configurazione, dalla manutenzione del sito e dai sistemi di controllo adottati.
Per un portale turistico istituzionale di un capoluogo, sul quale lo stesso capitolato impone precisi obblighi in materia di sicurezza informatica, ci si può però chiedere se non sarebbe preferibile un ambiente maggiormente segregato e sottoposto a controlli specifici. Del resto è lo stesso Comune, nel proprio Piano di sicurezza informatica, a descrivere per la propria infrastruttura ICT sistemi di protezione perimetrale con firewall, funzioni di rilevamento e prevenzione delle intrusioni e ambienti dedicati per garantire isolamento e protezione dei dati.
Dall’esterno, naturalmente, non è ci è possibile stabilire quale sia l’effettivo livello di compromissione del portale. Per capirlo occorrerebbe avere accesso al back end, ai file dell’installazione, al database e ai log del server. La presenza dei contenuti abusivi dimostra che qualcuno è riuscito a modificare il sito, ma non permette di sapere attraverso quale strada sia entrato, quali privilegi abbia ottenuto, se siano stati alterati altri file o se sia rimasto qualche meccanismo che consenta di accedere nuovamente al sistema.
Da questo punto di vista, che Quotidiano Piacenza Online abbia individuato la compromissione è certamente una buona notizia: consente ora di verificare non soltanto i link nascosti, ma l’integrità dell’intera installazione. Quello che oggi appare come Seo spam potrebbe infatti essere soltanto la parte visibile del problema. Non ci sono elementi per affermare che siano avvenuti attacchi più gravi, ma proprio l’impossibilità di determinarlo dall’esterno rende opportuna una verifica approfondita, anche per escludere accessi persistenti o altre modifiche non ancora emerse.
Una cosa, invece, è verificabile: almeno da gennaio il portale turistico ufficiale del Comune di Piacenza contiene testi e collegamenti abusivi verso casinò e siti di scommesse. Otto mesi durante i quali la compromissione risulta essere rimasta online, attraversando aggiornamenti tecnici e persino un cambio di gestione, fino alla verifica effettuata oggi da Quotidiano Piacenza Online. Una scommessa che, finora, gli hacker sembrano aver vinto.


