HomeAttualitàIl Festival del Pensare Contemporaneo attraversa Piacenza, ma non va oltre

Il Festival del Pensare Contemporaneo attraversa Piacenza, ma non va oltre

Incontri e ospiti di valore, ma dopo quattro edizioni restano le domande sulla visibilità nazionale, sul pluralismo e sui benefici per la città

Il Festival del Pensare Contemporaneo si è chiuso questa sera. Ha portato a Piacenza ospiti importanti e incontri interessanti, aperti gratuitamente al pubblico. È un bene che la città ospiti occasioni per discutere di cultura e dei grandi temi del presente. Ma proprio perché il festival conta, vale la pena chiedersi che cosa abbia ottenuto finora e dove voglia arrivare.

Per l’edizione 2025 era stato dichiarato un budget complessivo di circa un milione di euro. Il costo finale di quest’anno non è ancora noto. Sappiamo però che la Fondazione di Piacenza e Vigevano ha versato almeno 390 mila euro per l’edizione 2026: oltre un quinto degli 1,75 milioni che il suo piano annuale prevede per l’intero settore arte e cultura. È una scelta su cui è giusto discutere, senza negare il valore di ciò che è stato realizzato.

La prima domanda riguarda la visibilità. Il festival è indicato dai promotori come una tappa fondamentale della candidatura di Piacenza a Capitale europea della Cultura 2033. Eppure, dopo quattro edizioni, la sua presenza sui grandi media nazionali sembra ancora affidata soprattutto agli annunci del programma. Sono molti meno gli articoli e i servizi che raccontano le idee emerse dagli incontri e fanno di Piacenza un luogo riconosciuto del dibattito culturale. Se questa manifestazione deve aiutare la città a farsi conoscere fuori dai propri confini, è un risultato da valutare con attenzione.

Abbiamo parlato anche con alcuni albergatori piacentini. Con esclusione dell’hotel Roma nella gran parte delle strutture cittadine l’effetto del festival sulle prenotazioni è stato descritto come alquanto scarso. Il confronto con la settimana precedente è evidente: l’incontro internazionale di Round Table e Ladies’ Circle aveva portato ad un tutto esaurito in città e provincia con notevoli ricadute anche su bar e ristoranti.

Un festival culturale non si misura soltanto dai pernottamenti. Ma se tra gli obiettivi c’è anche dare slancio a Piacenza, bisogna chiedersi chi arrivi davvero da fuori e quanto resti in città. Forse oltre alla promozione della cultura e delle idee varrebbe la pena investire di più anche per attirare manifestazioni capaci di riempire gli alberghi, far lavorare le attività e far conoscere Piacenza a persone che potrebbero tornare.

Resta poi intatto (fin dalla prima edizione) il tema del pluralismo. Il programma di quest’anno conta più di 130 ospiti, ma le voci riconducibili alla destra sono poche, pochissime. È stato sufficiente inserirne qualcuna, seppur autorevole, per poter parlare di confronto? L’impressione è quella di una sensibilità largamente orientata a sinistra. È una scelta possibile ma diventa discutibile quando una manifestazione che si propone come luogo del pensiero e del dialogo lascia così poco spazio a idee che potrebbero metterne in discussione le premesse.

Soprattutto c’è una domanda che riguarda proprio la Fondazione di Piacenza e Vigevano: può un ente che destina le proprie risorse alla comunità sostenere con almeno 390 mila euro una manifestazione il cui programma appare così sbilanciato verso una sola area culturale e politica? A capo della cassaforte dei piacentini c’è il presidente Roberto Reggi, ex sindaco espressione del centrosinistra: una circostanza che non spiega da sola le scelte del festival, ma rende la questione del pluralismo ancora più delicata. Chi amministra risorse destinate al territorio dovrebbe forse preoccuparsi che un progetto di questa portata sappia parlare anche a chi non condivide le idee prevalenti tra i suoi ospiti. Fino ad ora, nonostante timidi tentativi, il Festival non c’è riuscito.

Scarsa eco nazionale, scarsa ricaduta economica, scarso pluralismo. Sono tre questioni diverse, ma tutte riguardano la distanza tra le ambizioni del festival e i risultati ottenuti finora. Se il tema scelto quest’anno era “Attraversiamo” la sensazione è che il festival sia rimasto a metà del guado: abbastanza grande da richiedere investimenti importanti, non ancora capace di raggiungere il pubblico nazionale, di attirare visitatori in città o di aprirsi davvero a sensibilità diverse.

La responsabilità chiama in causa anche chi costruisce il festival. Alessandro Fusacchia ne è il curatore; Andrea Colamedici e Maura Gancitano ne guidano la direzione filosofica. Dopo quattro edizioni e diversi milioni investiti, è lecito chiedere anche a loro come intendano allargare il confronto e dare alla manifestazione una risonanza nazionale più forte. Se il salto promesso continua a non arrivare, sarà naturale interrogarsi sulle scelte di guida per le prossime edizioni anche per una semplice ragione di opportunità politica.

Nel 2027 Piacenza eleggerà il nuovo sindaco. Che cosa accadrebbe al festival se vincesse il centrodestra? Nessuno può dire oggi che verrebbe cancellato. Ma una manifestazione percepita, dopo quattro anni, come espressione di una sola parte rischia di non sopravvivere a un cambio di maggioranza. Se vuole diventare un patrimonio della città, deve saper parlare anche a chi non si riconosce nell’attuale amministrazione. È una responsabilità di chi lo promuove e di chi lo dirige, oggi.

Carlandrea Triscornia
Carlandrea Triscornia
Giornalista professionista si è laureato in giurisprudenza presso l’Università di Bologna. Ha inoltre ottenuto il Diploma in Legal Studies presso la Cardiff Law School - Università del Galles (UK). Ha iniziato la sua carriera come collaboratore del quotidiano di Piacenza Libertà. Dopo un corso di giornalismo radiotelevisivo ha svolto uno stage presso l’emittente Telereggio divenendone prima collaboratore e poi redattore. Successivamente ha accettato l’incarico di direttore generale e direttore editoriale di Telecittà emittente regionale ligure, dove ha lavorato per tre anni. E’stato quindi chiamato dalla genovese Videopiù ad assumere il ruolo di responsabile delle sedi regionali di SkyTG24 affidate in outsourcing alla stessa società. Trascorsi cinque anni è rientrato nella nativa Piacenza avviando una attività imprenditoriale che lo vede tuttora impegnato. Ha fondato PiacenzaOnline, quotidiano di Piacenza di cui è direttore responsabile. Ha collaborato con l’Espresso e con Avvenire oltre che con Telemontecarlo - TMC News come corrispondente dall’Emilia ed ha lavorato come redattore presso Dodici-Teleducato Parma. Appassionato di Internet e di nuove tecnologie parla correntemente inglese. Sposato, ha due figli.
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