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Tedaldo Visconti, il piacentino che conquistò il Papato senza essere cardinale

Conferenza partecipata con il presidente della Dante Alighieri, Roberto Laurenzano, organizzata dall’Associazione Piacenza Città Primogenita in collaborazione con la Banca di Piacenza

«Un busto nella nostra Cattedrale, come quello dedicato a san Giovanni Battista Scalabrini, anche per Gregorio X, unico Papa piacentino e considerato da tutti gli storici un grande Pontefice». La proposta è stata avanzata dal presidente della Società Dante Alighieri, comitato di Piacenza, Roberto Laurenzano, al termine del suo appassionato intervento durante la conferenza dedicata appunto a Gregorio X, organizzata al PalabancaEventi (Sala Panini) dall’Associazione Piacenza Città Primogenita in collaborazione con la Banca di Piacenza. Il relatore ha ricordato che una statua di Tedaldo Visconti (così registrato all’anagrafe) è collocata nel giardinetto accanto alla Basilica di Sant’Antonino dal 2021, dopo che per vent’anni era stata nell’atrio gotico della chiesa dedicata al patrono, conosciuta come “Porta del Paradiso”. In Duomo, invece, «c’è una piccola lapide non del tutto visibile».

Dopo il saluto introduttivo del presidente di Piacenza Città Primogenita, Danilo Anelli, Laurenzano ha ripercorso la vita del Papa piacentino, sottolineando che ascese al soglio pontificio da laico, essendo diacono e non sacerdote, cardinale o vescovo. Nato a Piacenza intorno al 1210, fu il 184° Papa della Chiesa cattolica dal 1° settembre 1271 fino alla morte. «Forse ha compiuto studi ecclesiastici come chierico e diacono, ma le notizie sulla sua infanzia e giovinezza sono scarse e frammentarie», ha spiegato Laurenzano, aggiungendo che «le prime informazioni certe ci conducono al 1236, quando conobbe il cardinale piacentino Giacomo Pecorara, che lo notò e lo prese al suo servizio un paio d’anni più tardi».

Nel 1239 Tedaldo accompagnò Pecorara in Francia, dove ottenne prima un canonicato a Lione e poi un arcidiaconato a Liegi. Dopo la morte del cardinale (1244), decise di recarsi a Lione per assistere il nuovo vescovo nell’organizzazione del Concilio ecumenico convocato da Innocenzo IV, guadagnandosi la stima del Papa e dei cardinali. Conclusi i lavori del Concilio (1245), Visconti raggiunse la sua sede arcidiaconale di Liegi, dove rimase per circa vent’anni, salvo alcune parentesi, tra cui un soggiorno a Parigi (1248-1252) per studiare all’Università, dove incontrò figure di rilievo come Bonaventura da Bagnoregio, Tommaso d’Aquino, Guy Foucois (futuro Papa Clemente IV) e l’altro futuro Papa Innocenzo V.

Tornato a Liegi, nel 1267 partì per Parigi per prendere la croce da crociato e fu poi inviato da Clemente IV in Inghilterra per assistere il cardinale Ottobono Fieschi (futuro Papa Adriano V) in una delicata missione, di cui faceva parte anche il futuro Papa Bonifacio VIII, conclusasi nel 1268, anno in cui la morte di Corradino segnò il tramonto della casa imperiale di Svevia. In quel periodo Tedaldo – pur avendo solo gli ordini minori – era stimato in tutta la Chiesa come uomo saggio, retto e onestissimo.

Il 29 novembre 1268 morì improvvisamente Papa Clemente IV. I cardinali si riunirono in conclave a Viterbo per dare inizio a quella che fu «la più lunga e difficile elezione papale della storia della Chiesa». Poiché le decisioni tardavano, i cardinali furono segregati nel Palazzo dei Papi a pane e acqua e, a un certo punto, fu persino scoperchiato il tetto del Palazzo per rendere più problematico il soggiorno. Tedaldo, all’inizio del 1270, raggiunse Edoardo I d’Inghilterra per predicare la nona crociata a San Giovanni d’Acri, in Terrasanta. Lì fu raggiunto dai messi del Sacro Collegio nell’autunno del 1271 per informarlo che, dopo una sede vacante di ben 33 mesi, era stato eletto, da outsider, Sommo Pontefice della Chiesa di Roma. «Occorsero ben quattro mesi prima che potesse tornare a Roma».

Il 13 gennaio 1272 giunse nella Città Eterna e fu consacrato il 27 marzo con il nome di Gregorio X. Quattro giorni dopo annunciò la convocazione di un Concilio ecumenico a Lione per maggio 1274, con l’intento di risolvere le questioni della Terrasanta, riunire la Chiesa di Roma e quella di Costantinopoli e superare le difficoltà interne della Chiesa. «Con la sua azione – ha sottolineato Laurenzano – riuscì a trasformare il papato in un’istituzione indipendente, al di sopra dei particolarismi nazionali, diventando un punto di riferimento per l’intero mondo cristiano».

Il 16 luglio 1274 Gregorio X promulgò la costituzione Ubi Periculum, regolando l’elezione pontificia: un regolamento che, pur con gli adeguamenti del caso, resta tuttora in vigore. Il Papa piacentino morì nel Palazzo Vescovile di Arezzo, in viaggio verso Roma da Lione, il 10 gennaio 1276. Le sue spoglie riposano in un’arca sepolcrale nel Duomo della città toscana.

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