Nonostante quest’anno la registrazione dell’evento per la successiva messa in onda su Italia1 abbia reso più complicata la macchina organizzativa, Yoga Radio Bruno Estate resta sempre un concertone profondamente “emiliano”, legato al territorio di appartenenza dell’emittente radiofonica che lo promuove, ormai da decenni.
Non c’è dunque da stupirsi se il “patron” della radio, ossia il suo presidente Gianni Prandi, sia onnipresente, dalla mattina fino all’ultima nota che chiude la kermesse canora ospitata, ieri, per la terza volta in piazza Cavalli. Al suo comando ha una squadra rodata eppure lui non molla un secondo e passa dal risolvere problemi burocratici al supervisionare il palco con il succedersi di artisti. E’ al banchetto degli accrediti ed un attimo dopo rimbrotta una addetto alla sicurezza “troppo rilassato” e non ancora pienamente sul pezzo. Intanto un altro Prandi, il giovane Francesco, detto Chicco, porta avanti la bandiera di famiglia e non disdegna il lavoro manuale, dandosi da fare nell’assemblaggio della scena. Perché pur essendo il tour di Yoga Radio Bruno Estate un meccanismo complesso, che muove centinaia di tecnici, decine di artisti e manager, che costa alcune centinaia di migliaia di euro a tappa, in fondo mantiene il Dna di quando è nato come evento per ringraziare, una volta all’anno, i radio ascoltatori di quella piccola emittente di Carpi diventata una realtà di circa sessanta dipendenti con un fatturato (per la sola radio) di circa 5 milioni di euro, numero che la colloca tra le radio locali più forti del Paese.
La tappa piacentina 2026 è stata un po’ più complicata rispetto alle edizioni passate anche perché la situazione generale ha reso ancor più stringenti le regole. Così, per motivi di sicurezza, alle attività commerciali limitrofe all’area del concerto è stato imposto di chiudere. Il rilascio del permesso di volo per il drone, indispensabile per le riprese aeree, ha avuto una serie di stop and go, prima di risolversi positivamente. Il numero di ospiti ammessi nel backstage è stato limitato rispetto a due anni fa. Questo aveva anche generato un qualche motivo di attrito con la stampa locale poi risoltosi.
Ed ecco forse spiegato perché ieri sera, durante il concerto, il numero di ospiti istituzionali è stato notevolmente inferiore alle prime due edizioni. Il sindaco Katia Tarasconi ha fatto la sua comparsa per un saluto dal palco, in compagnia dell’assessore Simone Fornasari ma non si è trattenuta per l’intero evento. Spettatore attentissimo ed instancabile invece l’assessore Christian Fiazza. Lo stesso Fornasari ed il collega Francesco Brianzi hanno seguito gran parte dello spettacolo, al pari della presidente del consiglio comunale Paola Gazzolo, trascinata dai ritmi incalzanti degli artisti. Presenti anche i consiglieri comunali di Piacenza Andrea Fossati, Matteo Anelli, Barbara Mazza, e il vicesindaco di Otone Maria Lucia Girometta.
Appena al di là delle transenne 7200 spettatori secondo i dati resi noti dall’assessore Fornasari. Davvero tanti anche se la piazza non sembrava completamente occupata. Una platea calda, come l’ha definita ai nostri microfoni Ditonellapiaga, ma ordinata e tranquilla pronta ad andare in visibilio davanti ad alcuni fra i propri beniamini a partire dalla decana dei cantanti presenti Orietta Berti che, nonostante i suoi 83 anni si è presentata sul palco armata di un funambolico tacco. Ad accompagnarla, come sempre, il figlio Omar Paterlini con cresta punk d’ordinanza. Disponibile e simpatica, come solo i grandi artisti sanno essere, Orietta ha confessato che una volta scesa dal palco avrebbe festeggiato “il bell’evento” con quello che al momento è il suo drink preferito per le grandi occasioni: il gin tonic, cocktail che le ha fatto scoprire Fabio Rovazzi e che da un paio d’anni ha soppiantato le più noiose tisane.
A tenere il ritmo della serata hanno contribuito anche i tre conduttori. Noemi ha alternato il ruolo di artista a quello di padrona di casa, affiancata dallo showman Enrico Papi e dalla voce di Radio Bruno Enzo Ferrari. Sul palco si sono alternati alcuni dei nomi più popolari della musica italiana del momento: da J-Ax con “Italia Starter Pack” a Clara, da Francesco Renga a Sangiovanni, passando per Anna Tatangelo, Ermal Meta, Nayt, Nicolò Filippucci, Frah Quintale, Dolcenera, Cioffi e Cate Lumina.
Tra le esibizioni più attese c’era sicuramente quella di Gabry Ponte. Il dj e produttore torinese ha trasformato piazza Cavalli in una grande discoteca a cielo aperto facendo ballare migliaia di persone sulle note dei suoi successi più celebri e soprattutto di «Tutta l’Italia», il brano che ha accompagnato il Festival di Sanremo 2025 diventando rapidamente un tormentone nazionale. A differenza di molti altri artisti, non aveva effettuato prove nel pomeriggio, arrivando direttamente per la performance serale. Stesso copione anche per The Kolors e per altri ospiti di primo piano della serata. Un dettaglio che testimonia il livello professionale raggiunto da una manifestazione capace di gestire in poche ore decine di artisti, cambi palco rapidissimi e una produzione televisiva destinata alla successiva messa in onda su Italia 1. Non è mancato qualche fuoriprogramma con Papi costretto a fare i conti con un gobbo elettronico a tratti bizzoso ma le ripartenze sono state davvero poche.
Tornando ai The Kolors quando Stash ha lasciato il palco per scendere tra le prime file durante l’esecuzione di alcuni dei loro brani più noti, l’entusiasmo è salito ulteriormente, con centinaia di fan impegnati a immortalare il momento con gli smartphone. “Italodisco”, “Karma” e il nuovo singolo “Partenope” si sono confermati tra i momenti più coinvolgenti dell’intera serata.
Molto apprezzata anche la presenza di Sangiovanni che, insieme a Clara, ha portato sul palco «Le ragazze». Per l’ex vincitore di Amici, uno degli artisti più amati dalla Generazione Z, non sono mancati applausi e cori provenienti dalle prime file.
Accanto ai grandi nomi già affermati, il pubblico più giovane ha riservato un’accoglienza particolarmente calorosa a Nayt, Frah Quintale, Nicolò Filippucci, LDA, Aka 7even, Samurai Jay e Cioffi. Artisti appartenenti a generazioni e linguaggi musicali differenti, ma accomunati dalla capacità di mobilitare migliaia di fan che per ore hanno atteso il loro momento sotto il palco, trasformando piazza Cavalli in un grande coro collettivo.




