L’ondata di calore che sta investendo il Piacentino apre un doppio fronte di criticità: da un lato le scuole ancora impegnate tra infanzia, esami di Stato, corsi di recupero e attività amministrative, dall’altro le case di riposo e le strutture sociosanitarie, dove il caldo si somma a condizioni spesso già rese difficili da impianti inadeguati e carenza di personale. A richiamare l’attenzione sul problema sono le categorie della Cgil, che parlano di una situazione non più gestibile come semplice emergenza stagionale e chiedono interventi strutturali e immediati.
A intervenire sul versante scolastico è la Flc Cgil di Piacenza, che descrive condizioni di forte disagio negli edifici scolastici del territorio proprio mentre, nonostante la fine delle lezioni nella maggior parte degli istituti, l’attività non si è affatto fermata. Nelle scuole dell’infanzia le attività proseguono infatti fino al 30 giugno, mentre negli altri ordini e gradi la fine dell’anno è scandita dagli esami di Stato, dai corsi di recupero, dagli adempimenti burocratici e dal lavoro amministrativo.
«Siamo di fronte a una situazione di stress fisico non più tollerabile – osserva la Flc Cgil di Piacenza –. Si richiede a lavoratori e studenti una capacità di adattamento che va oltre il limite della sicurezza e della dignità. Lavorare o sostenere un esame con oltre 30 gradi all’interno delle aule compromette non solo il benessere psicofisico, ma la stessa lucidità richiesta in momenti così importanti».
Nel mirino del sindacato c’è soprattutto la condizione del patrimonio edilizio scolastico, giudicato in larga parte inadeguato a reggere temperature ormai sempre più frequenti. La fotografia tracciata è quella di plessi «come fornaci di cemento», privi di un’adeguata coibentazione termica e spesso sprovvisti di impianti di condizionamento o di ventilazione efficaci. A questo si aggiunge, sottolinea la Flc, l’età media sempre più elevata del personale scolastico, un elemento che rende ancora più delicata l’esposizione prolungata al caldo.
Per il sindacato non è più possibile affrontare il problema come una parentesi eccezionale: il riscaldamento climatico, osserva, è ormai un fattore strutturale e richiede risposte altrettanto strutturate. Da qui la richiesta rivolta agli enti locali, proprietari degli edifici scolastici, di programmare fin da subito un piano di adeguamento termico che comprenda isolamento, efficientamento e installazione di sistemi di climatizzazione sostenibili. E, nel caso in cui Comuni e Province non abbiano margini di bilancio sufficienti, la richiesta è quella di farsi promotori di una pressione istituzionale verso Regione e Governo per ottenere risorse straordinarie.
La Flc richiama poi il ruolo dei dirigenti scolastici, chiamati in quanto datori di lavoro a garantire la sicurezza di personale e studenti. In presenza di locali non idonei e di condizioni di calore tali da mettere a rischio l’incolumità psicofisica di chi vi opera, sostiene il sindacato, la sospensione parziale o totale delle attività non dovrebbe essere considerata un’ipotesi estrema, ma una misura di tutela da adottare quando mancano le condizioni minime di sicurezza.
Ma l’allarme non riguarda solo la scuola. Un quadro analogo, e per certi versi ancora più delicato, viene segnalato da FP Cgil e Spi Cgil Piacenza nelle case di riposo e nelle strutture sanitarie e sociosanitarie del territorio. Qui il problema del caldo si intreccia con la fragilità degli ospiti e con la tenuta di servizi già messi alla prova da organici ridotti. Le sigle parlano di condizionatori sottodimensionati, maltenuti, guasti o in alcuni casi assenti, in un contesto in cui le temperature elevate possono rapidamente trasformarsi in un rischio sanitario concreto.
«I più esposti sono gli anziani non autosufficienti, con pluripatologie e terapie che riducono la capacità di regolare la temperatura corporea: per loro poche ore in ambienti surriscaldati possono trasformarsi rapidamente in un’emergenza clinica», avverte Claudio Malacalza, segretario dello Spi Cgil di Piacenza. Sotto pressione, aggiunge Antonio De Leo della FP Cgil Piacenza, ci sono anche «operatrici e operatori in servizio – Oss, infermiere e addetti all’assistenza – chiamati a reggere carichi di lavoro crescenti in reparti dove il personale è già insufficiente».
Il punto, per FP e Spi Cgil, è che si tratta di un rischio ampiamente prevedibile e ormai ricorrente. «Quando manca personale e il condizionamento non funziona, aumentano i rischi di colpi di calore e infortuni. Non possiamo accorgerci ogni estate che fa caldo senza tenere conto del cambiamento climatico», osservano Alberto Gorra e Antonio De Leo della FP Cgil Piacenza. Il richiamo è anche al quadro normativo: il Testo unico sulla sicurezza impone al datore di lavoro di valutare il rischio legato al microclima e allo stress termico, mentre l’articolo 2087 del Codice civile stabilisce l’obbligo di tutelare la salute di chi lavora.
Secondo FP e Spi, la carenza di personale finisce per moltiplicare il rischio sia per gli ospiti sia per chi presta assistenza. «Un’operatrice sola deve garantire assistenza, idratazione, monitoraggio degli ospiti, pause e sicurezza», osservano De Leo e Malacalza, indicando una catena di criticità che il caldo esaspera ulteriormente.
Le richieste avanzate per il comparto sociosanitario sono precise: controlli e ripristino urgente degli impianti di condizionamento, aggiornamento della valutazione del rischio, attivazione dei piani caldo, ambienti di sollievo, acqua e pause garantite al personale, sorveglianza sanitaria e un rafforzamento degli organici. Per gli ospiti, il sindacato chiede anche strategie complessive di gestione dell’emergenza, dalla schermatura degli ambienti all’idratazione, fino a un’alimentazione adeguata alle condizioni climatiche.
Il filo che unisce i due allarmi lanciati dalla Cgil è chiaro: il caldo non può più essere trattato come un incidente temporaneo da gestire con misure improvvisate. Che si tratti di aule scolastiche o di reparti sociosanitari, il problema investe luoghi in cui si studia, si lavora e si assiste una popolazione fragile, e richiede dunque responsabilità immediate ma anche investimenti di lungo periodo.
«La sicurezza sul lavoro e la tutela della salute di chi vive questi ambienti ogni giorno non possono essere messe in secondo piano o affidate alla speranza di giornate più fresche», è il senso dell’appello che arriva dalle categorie sindacali. FP Cgil, Spi Cgil e Flc Cgil annunciano che continueranno a vigilare sulle situazioni più critiche, invitando lavoratori, famiglie e operatori a segnalare impianti guasti, locali inadatti e casi di sottorganico, con l’obiettivo di evitare che l’emergenza caldo si trasformi in un rischio ancora più grave per studenti, anziani e personale.




