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Piacenza rende omaggio a Giorgio Armani: inaugurato il grande murale di Kotè

Alla Farnesiana scoperta l'opera alta 27 metri dedicata allo stilista piacentino. Alla cerimonia anche una delegazione del Gruppo Armani, che ha letto il messaggio della famiglia

Il volto di Giorgio Armani ora guarda Piacenza dall’alto di un edificio del quartiere Farnesiana. Uno sguardo intenso, quasi magnetico, che accompagna chi percorre via Egidio Carella e che da oggi entra a far parte del paesaggio urbano della città che ha dato i natali al grande stilista.

A due giorni da quello che sarebbe stato il suo 92° compleanno, Piacenza ha inaugurato il primo tributo permanente dedicato a quello che per molti è semplicemente “Re Giorgio”. Un omaggio diverso da una statua o dall’intitolazione di una piazza: un grande murale contemporaneo, alto 27 metri e largo 11, firmato dall’urban artist Antonio Cotecchia, in arte Kotè, vincitore della sezione speciale del bando comunale “UAU PC! – Urban Art Unites Piacenza”, promosso per ricordare lo stilista scomparso il 4 settembre 2025.

L’iniziativa, curata da ArteViva ETS, è stata sostenuta dal Comune di Piacenza, dal Ministero dell’Interno attraverso il Fondo per la sicurezza urbana, dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano e da numerosi partner pubblici e privati. Un progetto che, nelle intenzioni degli organizzatori, va oltre la semplice celebrazione artistica e vuole parlare soprattutto alle nuove generazioni, raccontando la storia di un uomo partito da una famiglia modesta e diventato uno dei simboli mondiali del Made in Italy.

L’inaugurazione è stata pensata come una vera performance artistica. Per diversi giorni il murale è rimasto completamente nascosto dietro un’enorme installazione tessile intitolata “Habitus”, composta da 71 lenzuola di cotone ricucite insieme dalle donne del Laboratorio di Sartoria del Centro antiviolenza di Piacenza, da volontarie e insegnanti.

Poi, davanti a centinaia di persone, grazie all’intervento dei Vigili del Fuoco il grande telo è stato lentamente fatto scendere, rivelando il volto dello stilista. Un momento accompagnato da un lungo applauso del pubblico, mentre il gigantesco ritratto emergeva progressivamente nella sua interezza.

Alla cerimonia hanno partecipato la sindaca Katia Tarasconi, il presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano Roberto Reggi, l’assessore alle Politiche giovanili Francesco Brianzi, Debora Malaponti di ArteViva ETS, gli artisti Kotè ed Emanuela Baldi, oltre a numerose autorità civili e militari.

Particolarmente significativa anche la presenza di una delegazione del Gruppo Armani, rappresentata da tre importanti manager.

Il messaggio della famiglia Armani

Anoushka Borghesi,  Global Communication Director del gruppo Armani, ha letto ai nostri microfoni il messaggio inviato dalla famiglia Armani, impossibilitata a partecipare perché impegnata con gli eventi internazionali legati alle recenti sfilate di Parigi.

Un testo breve, quello di Leo Dell’Orco, Silvana Armani e Andrea Camerana, ma particolarmente sentito.

«Accogliamo con gratitudine il murale dedicato da Piacenza a Giorgio Armani, primo tributo cittadino alla sua memoria, ancor più significativo perché voluto dalla sua città natale».

La famiglia ha spiegato di avere condiviso sin dall’inizio l’idea di affidare all’arte urbana il compito di ricordare lo stilista.

«Abbiamo apprezzato fin da subito la proposta, nata dai giovani della città, di rendere omaggio alla sua figura attraverso un murale. Questo tributo rappresenta un segno di affetto e di riconoscenza che va oltre il ricordo della sua straordinaria carriera».

Un ringraziamento è stato poi rivolto all’amministrazione comunale, all’artista e a tutti coloro che hanno collaborato alla realizzazione dell’opera.

«Per questo desideriamo ringraziare la sindaca, l’Amministrazione comunale, l’artista che ha realizzato l’opera e tutti coloro che hanno contribuito a rendere possibile questa iniziativa. Grazie ancora».

Parole che confermano come il progetto sia stato condiviso con la famiglia Armani fin dalle sue prime fasi e che rappresentano un importante riconoscimento per una città che ha scelto un linguaggio contemporaneo per ricordare il suo concittadino più celebre.

Tarasconi: «Non solo un ricordo, ma un messaggio»
Per il sindaco Katia Tarasconi il significato dell’opera va oltre il mero valore artistico.

«Il significato credo sia facilmente intuibile. Il signor Armani non è partito da una posizione privilegiata: proveniva da una famiglia molto umile, ha creduto in sé stesso, ha lavorato duramente, si è impegnato e ha costruito la propria storia. Credo che questo luogo possa essere davvero adatto per trasmettere un messaggio ai ragazzi, ai giovani e a tutto questo quartiere».

Per il sindaco, quindi, il murale non è soltanto un omaggio alla memoria dello stilista, ma anche un invito a credere nel talento, nella determinazione e nella possibilità di costruire il proprio futuro indipendentemente dal punto di partenza.

«Non ci vedo assolutamente nulla di strano o di sbagliato nell’avere qui un’opera d’arte. Anzi, penso che sia un messaggio bellissimo».

Negli ultimi giorni non sono mancate osservazioni sulla scelta del luogo e sull’impostazione artistica dell’opera. Critiche alle quali Tarasconi ha risposto senza polemica.

«Un muro di queste dimensioni, completamente libero da finestre, non era semplice da trovare. Ma questa è una strada ad alta percorrenza, attraversata ogni giorno da tantissime persone. Io spero che ciascuno, passando davanti a quest’opera, possa fermarsi anche solo per un istante e provare qualcosa».

Nelle intenzioni dell’amministrazione, il murale nasce proprio per dialogare con chi attraversa quotidianamente questo quartiere della città.

L’opera di Kotè: un Armani libero, visionario e profondamente piacentino
Osservandolo da vicino, il murale rivela una complessità che va ben oltre il grande ritratto dello stilista. Kotè non ha scelto la strada del realismo fotografico, ma quella del racconto simbolico, fedele al linguaggio che caratterizza tutta la sua produzione artistica.

Il volto di Giorgio Armani domina la composizione con uno sguardo intenso che sembra seguire l’osservatore. Come spesso accade nelle opere dell’artista campano, solo una parte del viso è definita, mentre l’altra si dissolve in una trama di immagini che raccontano la vita, le passioni e il percorso umano del grande stilista.

Tra queste trovano spazio una sarta intenta a imbastire un tessuto con ago e filo, i bozzetti delle celebri silhouette femminili, una pellicola cinematografica – omaggio al profondo legame di Armani con il cinema –, il rocchetto da cui si dipana il filo che unisce idealmente tutta la composizione, il fiume Trebbia che richiama Rivalta, le arcate del Teatro Municipale e il tocco accademico indossato durante il conferimento della laurea honoris causa ricevuta nel 2023 dall’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Anche la scelta cromatica rompe volutamente gli schemi. Accanto ai colori che caratterizzano da sempre la pittura di Kotè – viola e magenta – compaiono il blu, il nero e il celebre “greige”, il grigio-beige diventato uno dei segni distintivi dell’universo Armani.

Alla base del murale trovano infine posto le donne, autentiche protagoniste della rivoluzione culturale compiuta dallo stilista, che con le sue creazioni contribuì a ridefinire il modo di vestire, lavorare e affermarsi nella società.

Kotè: «Ho cercato l’Armani che pochi conoscevano»
Per Antonio Cotecchia, in arte Kotè, realizzare quest’opera ha rappresentato una delle esperienze più impegnative della sua carriera. Non tanto per le dimensioni del murale, quanto per la responsabilità di raccontare un personaggio conosciuto e amato in tutto il mondo.

«È stato tanto caldo, tanto sole… un lavoro faticoso, ma soprattutto una grande responsabilità. Mi sono portato sulle spalle non solo il caldo, ma anche una serie di critiche che sono ben accette, perché fanno parte del confronto e fanno crescere».

L’artista racconta di avere immaginato l’opera molto prima di salire sul ponteggio. «Quando ho visto questo edificio per la prima volta l’ho osservato da Google Maps. In quel momento non vedevo semplicemente un muro della Farnesiana, vedevo un muro nel mondo. Oggi però questo lavoro non appartiene più a me: appartiene alla città, appartiene a tutti».

Un concetto che ritorna spesso nelle sue parole. Per Kotè, infatti, la street art non è mai un’opera privata.

«Quando dipingi nello spazio pubblico devi accettare che l’opera diventi patrimonio delle persone. Ognuno ci leggerà qualcosa di diverso ed è giusto che sia così».

L’artista è convinto che un murale debba essere capace di fare molto più che decorare una facciata. «La street art deve portare un messaggio, soprattutto in quei luoghi che magari sono stati dimenticati o che hanno bisogno di una nuova energia. Questo murale ha una piccola ambizione: parlare ai giovani».

È proprio ai ragazzi che Kotè dice di avere pensato durante la progettazione. «Vorrei che chi passerà davanti a quest’opera capisse che con l’impegno, con la passione, con la ricerca e con una visione chiara si può costruire il proprio percorso. Giorgio Armani è la dimostrazione che un ragazzo partito da una realtà semplice può arrivare a manifestare pienamente la propria unicità».

Un messaggio che va oltre la moda e che parla di talento, perseveranza e libertà.

«Non volevo imitare Armani»
Tra gli aspetti che più hanno fatto discutere c’è la scelta dei colori. Molti si aspettavano un’opera costruita sulla sobrietà cromatica tipica dello stilista. Kotè ha invece scelto di restare fedele al proprio linguaggio.

«A me piace andare contro le aspettative. Qualcuno mi ha detto che avrei dovuto raccontare Giorgio Armani usando la sua palette di colori. Ma io non ho né il suo cuore né la sua mente, ed è giusto che sia così».

Per l’artista sarebbe stato un errore tentare di imitare il linguaggio estetico del grande stilista.

«La sua unicità era la sua. Io volevo raccontare la mia unicità attraverso il suo percorso. Se avessi cercato di copiare Armani avrei tradito sia lui sia me stesso».

Per mesi Kotè ha studiato la vita dello stilista. «Ho letto la sua autobiografia più volte. A un certo punto mi sono imbattuto in una frase che mi ha illuminato. Armani raccontava di sentirsi quasi sacrificato, “inscatolato” dalla critica, che lo descriveva soltanto come uno stilista rigoroso. In realtà lui era molto più libero, molto più eccentrico, molto più visionario di quanto tanti immaginassero».

È proprio quell’Armani meno conosciuto ad avere ispirato il murale. «Io non volevo raccontare soltanto il grande imprenditore o il grande stilista. Ho cercato di restituire quella parte più onirica, creativa e sorprendente della sua personalità. È l’Armani che mi ha emozionato leggendo la sua storia». Per questo motivo ogni dettaglio dell’opera assume un significato preciso. Il filo che attraversa il murale collega idealmente tutti gli elementi della composizione, mentre la sarta rappresenta il lavoro paziente che precede ogni creazione. La pellicola cinematografica richiama il profondo rapporto tra Armani e il cinema internazionale, i bozzetti ricordano la nascita delle sue collezioni e il “greige” diventa il riferimento cromatico alla sua cifra stilistica.

Accanto a questi elementi emergono anche i richiami più personali: il fiume Trebbia, il castello di Rivalta, il Teatro Municipale e il tocco della laurea honoris causa conferita dall’Università Cattolica nel 2023. Segni che raccontano come, pur diventando un’icona mondiale, Armani non abbia mai reciso il legame con la propria terra d’origine.

“Habitus”, il murale che prima ha nascosto l’opera
Prima ancora di essere scoperto, il murale è stato esso stesso un’opera d’arte. Per alcuni giorni la facciata è rimasta completamente coperta da “Habitus”, la monumentale installazione tessile ideata da Debora Malaponti e realizzata dall’artista pistoiese Emanuela Baldi insieme alle donne del Laboratorio di Sartoria del Centro antiviolenza di Piacenza, alle volontarie e alle insegnanti coinvolte nel progetto.

Composta da 71 lenzuola di cotone recuperate, cucite e ricamate nel corso di un laboratorio durato due mesi, l’opera riportava una frase destinata a sintetizzare il significato dell’intero percorso. Una dichiarazione di identità e di libertà che richiama la rivoluzione culturale avviata da Giorgio Armani, capace di cambiare il modo di vestire delle donne, ma anche di contribuire alla loro emancipazione.

Per Debora Malaponti il murale rappresenta soltanto il punto di arrivo di un percorso molto più ampio. «Non volevamo semplicemente dipingere una parete. Volevamo costruire un progetto partecipato che raccontasse Giorgio Armani alle nuove generazioni partendo dalle sue radici piacentine. Per questo abbiamo coinvolto artisti, scuole, il Centro antiviolenza e tante realtà del territorio. Più che realizzare un murale, volevamo creare una memoria condivisa che restasse patrimonio della città».

Un murale accessibile anche a chi non può vederlo
L’attenzione all’inclusione rappresenta uno degli aspetti più innovativi del progetto. Il “Tributo a Giorgio Armani” è infatti uno dei pochi murali in Italia ad essere stato pensato fin dall’origine per essere fruibile anche dalle persone con disabilità visive.

Accanto all’opera è stato installato un QR Code permanente che consente di ascoltare un’audiodescrizione in italiano e in inglese, realizzata da Blindsight Project ODV grazie ai fondi dell’assessorato al Welfare del Comune di Piacenza affidati ad ASP Città di Piacenza.

La versione italiana è interpretata dalla doppiatrice, dialoghista e direttrice del doppiaggio Antonella Giannini, mentre il testo è stato curato da Alessandra Paganelli e Laura Raffaeli.

Una scelta che rende il murale non soltanto un’opera pubblica, ma anche un’esperienza realmente accessibile, coerente con l’idea di una cultura aperta a tutti.

La cerimonia è stata anche l’occasione per ribadire il valore culturale e simbolico dell’iniziativa.

Nel suo intervento, il sindaco Katia Tarasconi ha ricordato come questo sia soltanto il primo passo del percorso che Piacenza intende dedicare alla memoria del suo cittadino più celebre.

«Questo è il primo tributo ufficiale della città a Giorgio Armani. Abbiamo scelto il linguaggio dell’arte urbana perché volevamo qualcosa di vivo, capace di parlare alle persone ogni giorno e non soltanto durante una cerimonia. È un’opera che celebra il suo talento, ma anche il profondo legame che ha sempre mantenuto con la sua terra.»

Anche il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti, attraverso un messaggio inviato agli organizzatori, ha definito il murale «non soltanto un’opera d’arte pubblica, ma un tributo a uno dei più grandi italiani del nostro tempo», sottolineando come la cultura possa diventare uno strumento concreto di rigenerazione urbana e civile.

Un concetto ripreso anche dall’assessora regionale alla Cultura Gessica Allegni, secondo cui il progetto dimostra che «quando la cultura nasce dalla partecipazione della comunità diventa qualcosa di ancora più grande di un’opera d’arte».

Per l’assessore comunale alle Politiche giovanili Francesco Brianzi, invece, il murale racconta Giorgio Armani non solo come icona della moda, ma soprattutto come esempio imprenditoriale.

«Abbiamo voluto ricordare un uomo che ha saputo costruire un sogno partendo dal lavoro, dalla disciplina e dalla capacità di immaginare qualcosa di nuovo. È questo il messaggio che volevamo consegnare ai ragazzi.»

Sulla stessa linea anche il presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano Roberto Reggi, che ha definito l’opera «un invito alle nuove generazioni a credere nel talento, nella dedizione e nella forza delle proprie idee».

Ridurre l’intero progetto a un semplice intervento di arte urbana sarebbe però limitante. Dietro quei 27 metri di pittura c’è un percorso durato mesi, fatto di incontri, laboratori, formazione, studio e partecipazione. Prima ancora della realizzazione dell’opera, ArteViva ETS aveva infatti promosso una masterclass dedicata al “caso Armani” come modello imprenditoriale, coinvolgendo studenti e giovani del territorio con l’obiettivo di raccontare non soltanto lo stilista, ma l’uomo e l’imprenditore.

Lo stesso coinvolgimento del Centro antiviolenza, delle volontarie, delle scuole e degli artisti ha trasformato il murale in un’opera collettiva, nella quale ogni elemento racconta una parte diversa della storia.

Anche per questo il volto di Giorgio Armani non appare come un’immagine statica. Lo sguardo sembra seguire chi passa, mentre le figure che compongono il murale invitano l’osservatore a fermarsi e a scoprirne, poco alla volta, i numerosi dettagli.

Le polemiche non fermano il dibattito
L’opera, come spesso accade quando l’arte entra nello spazio pubblico, ha suscitato anche discussioni. C’è chi ha apprezzato la scelta di utilizzare un linguaggio contemporaneo per ricordare Armani e chi, invece, avrebbe preferito una soluzione più tradizionale o una diversa collocazione.

Un dibattito che gli stessi protagonisti dell’iniziativa sembrano accogliere con serenità.

Kotè ha ricordato come un murale, una volta concluso, non appartenga più all’artista ma alla città, mentre la sindaca Tarasconi ha ribadito che l’obiettivo non era mettere tutti d’accordo, ma lasciare un segno capace di parlare alle persone.

Del resto, la storia dell’arte pubblica insegna che le opere più discusse sono spesso anche quelle destinate a entrare nell’immaginario collettivo.

Il primo tributo della sua città
Resta un dato destinato a rimanere nella storia cittadina: Piacenza è stata la prima città a dedicare un tributo pubblico permanente a Giorgio Armani dopo la sua scomparsa.

Un aspetto che la stessa famiglia dello stilista ha voluto sottolineare nel messaggio letto durante la cerimonia e che la sindaca ha ricordato con evidente soddisfazione.

Non una statua, non una targa e nemmeno una semplice intitolazione. Piacenza ha scelto un’opera contemporanea, destinata a vivere nel tessuto quotidiano della città e a dialogare con migliaia di persone ogni giorno.

Che piaccia o meno dal punto di vista estetico, il grande volto di “Re Giorgio” è ormai entrato nel paesaggio urbano piacentino. E probabilmente era proprio questo l’obiettivo del progetto: non soltanto ricordare uno dei più grandi stilisti della storia italiana, ma continuare a far parlare di lui, della sua eredità e del messaggio che il suo percorso umano continua a trasmettere a chi guarda quel muro con un po’ di curiosità.

Perché, come hanno ricordato più volte gli organizzatori durante l’inaugurazione, il vero significato dell’opera non è soltanto celebrare il successo di Giorgio Armani, ma ricordare che dietro quel successo c’erano studio, sacrificio, passione e la capacità di immaginare un futuro diverso. Un messaggio che, oggi come allora, continua a parlare soprattutto ai più giovani.

Striscione di alcuni residenti rimosso dopo pochi minuti dalla Locale

Poco prima dell’inizio della cerimonia alcuni residenti della zona avevano affisso, nelle vicinanze del murale, uno striscione con la scritta: «Con Armani grande presenza, con i residenti totale assenza». Lo striscione è però rimasto esposto soltanto per pochi minuti ed è stato rimosso dagli agenti della polizia locale.

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