Il confronto sulla nuova convenzione per la gestione della diga del Brugneto si arricchisce di un nuovo capitolo. Dopo l’intervento dei sindaci della Val Trebbia, che ieri avevano ribadito di non voler togliere acqua a Genova ma di chiedere trasparenza, dati aggiornati e il rispetto delle priorità previste dalla legge, arriva la replica del ministro Tommaso Foti.
Per il ministro, le richieste avanzate dagli amministratori piacentini rischiano di indebolire la posizione del territorio proprio mentre è sul tavolo una bozza di accordo che, a suo giudizio, riconoscerebbe per la prima volta a Piacenza un quantitativo d’acqua superiore a quello previsto dagli accordi storici. Foti individua invece nel Comune di Genova e nel Partito Democratico genovese i principali oppositori dell’intesa, sostenendo che siano loro a cercare di impedire un aumento dei rilasci verso il Piacentino.
Nel suo intervento il ministro affronta anche il tema della trasparenza sui dati, osservando che il Comune di Piacenza, in qualità di socio di Iren, avrebbe gli strumenti per ottenere le informazioni richieste sulla gestione dell’invaso e sottolineando come la società disponga già di tutti gli elementi necessari per monitorarne il funzionamento.
Di seguito il testo integrale della dichiarazione diffusa da Tommaso Foti
«Più che occupare – si fa per dire – la Diga del Brugneto per verificare ciò che a tutti è noto (e cioè l’abbondante presenza di acqua in loco), sarebbe più opportuno manifestare di fronte alla sede del Comune di Genova e del Partito Democratico di quella città, che non perdono occasione per mettersi di traverso a fronte di una bozza di accordo sul rilascio dell’acqua verso il territorio piacentino condiviso tra i presidenti della Regione Liguria ed Emilia-Romagna e il segretario generale dell’Autorità di Bacino.
Una bozza di accordo (4 milioni di metri cubi di rilascio d’acqua più altri 4 milioni di metri cubi in casi di comprovata emergenza) che dovrebbe essere sostenuta a gran voce dai sindaci del territorio piacentino atteso che, per la prima volta, il territorio piacentino si vedrebbe riconosciuto un rilascio di acqua superiore a quello previsto dal decreto interministeriale del 1962 e dal suppletivo del 1987, pari a 2,5 milioni di metri cubi, e decisamente migliorativo rispetto al protocollo del 2013 (ulteriore rilascio d’acqua, fino ad un massimo di 1,5 milioni di metri cubi, nel caso di emergenza).
È, infatti, il Comune di Genova, spalleggiato dal locale Partito Democratico e dai consiglieri regionali di quest’ultimo, che sta cercando in tutti i modi di impedire che si dia concreta attuazione alla previsione legislativa di tutelare i diritti pregressi delle utenze irrigue piacentine.
A riprova di ciò è il fatto che il Comune di Genova lamenta il mancato coinvolgimento nella trattativa e il suo vicesindaco dice chiaramente che a Piacenza non va riconosciuto altro che il rilascio di 2,5 milioni di metri cubi d’acqua ed eventuali altri rilasci dovranno essere tecnicamente motivati. Una posizione di totale chiusura, sostenuta ed espressa anche sulla pagina Facebook del Pd genovese in cui si legge: “L’acqua del Brugneto non si tocca senza garanzie per Genova”.
Anziché controbattere pesantemente a questa totale chiusura di Genova, i sindaci piacentini lamentano un mancato coinvolgimento e poca trasparenza nei dati, così mettendo in discussione – e, nei fatti, dando sponda al Comune di Genova – la bozza di accordo delle due Regioni, più sopra illustrata.
Lungi da chi scrive non convenire sul fatto che ci voglia trasparenza e assistenza tecnica adeguata quando si devono assumere decisioni che investono interessi pubblici, mi pare curioso che qualcuno pensi che i due Presidenti di Regione abbiano raggiunto un punto di equilibrio nell’accordo – come detto, di riconoscimento degli storici diritti piacentini – senza gli adeguati supporti tecnici. E, infatti, così non è.
Quanto all’assenza di dati reclamata dai sindaci piacentini, ma davvero il Comune di Piacenza, che di Iren è azionista, non riesce a farsi rilasciare gli stessi da Iren Acqua, che l’invaso del Brugneto gestisce, nonostante la presenza di un proprio rappresentante – Stefano Borotti – nel consiglio di amministrazione della società?
Al riguardo i dati necessari a verificare la funzionalità del Brugneto non possono che essere nella piena disponibilità di Iren, attesa la dovuta attività di monitoraggio – nel passato conferita a Terrachan – e l’obbligo di trasmetterne alcuni all’Ufficio Dighe del Ministero delle Infrastrutture.
C’è solo da augurarsi che gli assordanti silenzi nei confronti di Iren – interessata a mantenere le vecchie regole di rilascio d’acqua, se non altro perché la stessa gestisce con l’invaso anche la relativa e redditizia produzione di energia elettrica – non dipendano dal timore di perdere le sponsorizzazioni che la stessa Iren riserva a svariate iniziative nel nostro territorio».
Tagliaferri e Maloberti: «Ora la Regione dica da che parte sta»
Sulla vicenda intervengono anche il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Giancarlo Tagliaferri e Giampaolo Maloberti, agricoltore e consigliere comunale di Rivergaro. Secondo i due esponenti, le dichiarazioni del ministro Tommaso Foti e la recente presa di posizione unitaria dei sindaci della Valtrebbia dimostrano che il confronto sul rinnovo della convenzione della diga del Brugneto è ormai entrato nella fase decisiva e impongono alla Regione Emilia-Romagna di chiarire quale mandato intenda portare al tavolo istituzionale.
«Le dichiarazioni riportate oggi dal ministro Foti confermano che il confronto sul Brugneto non può più essere rinviato. Se, come riferito dal ministro, tra Regione Liguria e Comune di Genova esiste già una convergenza sull’impostazione della nuova convenzione, allora diventa ancora più urgente comprendere quale sia la posizione della Regione Emilia-Romagna e con quali obiettivi si presenti al tavolo istituzionale», affermano.
Per Tagliaferri e Maloberti il dibattito sul Brugneto «non rappresenta più soltanto una questione tecnica», ma una scelta politica destinata a incidere sull’agricoltura, sulla tutela ambientale, sulla sicurezza idrica e sullo sviluppo economico dell’intero territorio piacentino.
I due ricordano inoltre di aver già presentato interrogazioni, richieste di accesso agli atti e altre iniziative istituzionali per ottenere piena trasparenza sul negoziato tra Emilia-Romagna e Liguria. In questo senso giudicano particolarmente significativa la posizione espressa dai sindaci della Valtrebbia, che chiedono dati aggiornati, verificabili e criteri oggettivi per orientare le decisioni.
«La loro richiesta di trasparenza, di dati aggiornati e verificabili e di piena conoscenza dei criteri utilizzati per orientare le decisioni coincide con quanto stiamo chiedendo da tempo attraverso gli strumenti ispettivi regionali. Senza dati oggettivi non è possibile valutare quale sia il corretto equilibrio tra approvvigionamento idropotabile, tutela del Trebbia, esigenze dell’agricoltura e salvaguardia delle falde», dichiarano.
Tagliaferri e Maloberti ribadiscono quindi di non mettere in discussione la priorità dell’approvvigionamento idropotabile della città di Genova, ma ritengono indispensabile che il rinnovo della convenzione sia costruito sui fabbisogni reali e aggiornati, e non su parametri risalenti a oltre trent’anni fa.
«La Regione Emilia-Romagna deve dire con chiarezza quale proposta porterà al tavolo con la Liguria. Deve chiarire quali dati utilizza, quale quantitativo di rilascio ritiene necessario, quali valutazioni siano state svolte sui fabbisogni effettivi di Genova, sugli effetti ambientali sul Trebbia e sulle esigenze dell’agricoltura piacentina. Il territorio ha diritto di conoscere questi elementi prima che venga sottoscritta una nuova convenzione.»
In conclusione i due esponenti di Fratelli d’Italia richiamano anche una precedente posizione espressa dal ministro Foti, sostenendo che il Brugneto richieda «una scelta politica, non soltanto tecnica», e concludono: «Piacenza non chiede privilegi e non vuole togliere acqua a nessuno. Chiede semplicemente che una decisione destinata a incidere sul futuro dell’agricoltura, dell’ambiente e dell’economia della Valtrebbia venga assunta sulla base della realtà di oggi e non degli equilibri di trent’anni fa. Dopo le parole del ministro Foti e la presa di posizione unitaria dei sindaci della Valtrebbia, la Regione Emilia-Romagna non ha più alibi: è il momento della chiarezza e delle decisioni».



