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Brugneto, i sindaci della Val Trebbia: «Non vogliamo togliere acqua a Genova ma chiediamo trasparenza»

Tarasconi tranchant: «L'acqua basterebbe al capoluogo ligure per un anno. Se non è così, ci mostrino i dati. Intanto, l'acqua c'è ma il Trebbia soffre ed è ingiusto!»

«Non chiediamo privilegi, ma trasparenza, dati aggiornati e il rispetto delle priorità previste dalla legge». È questo il messaggio che i sindaci della Valtrebbia affidano a una nota congiunta in vista della definizione della nuova convenzione per la gestione della diga del Brugneto, tema destinato a tornare al centro del confronto tra le Regioni Emilia-Romagna e Liguria.

Un concetto rilanciato con toni ancora più decisi dalla sindaco di Piacenza Katia Tarasconi, che dopo il sopralluogo alla diga insieme agli altri amministratori e al presidente del Consorzio di Bonifica ha puntato il dito contro la mancanza di dati ufficiali. «Siamo venuti a vedere la diga perché non abbiamo dati disponibili su quanta acqua ci sia realmente all’interno dell’invaso. Abbiamo voluto verificare con i nostri occhi la differenza tra il Brugneto, dove l’acqua è presente, e il Trebbia, che invece oggi è in sofferenza».

I primi cittadini spiegano di aver più volte richiesto ai diversi soggetti istituzionali coinvolti tutta la documentazione necessaria per poter valutare l’attuale situazione dell’invaso. Una richiesta che, sottolineano, nasce dalla convinzione che, a oltre trent’anni dalla sottoscrizione della convenzione oggi in vigore, le decisioni debbano essere assunte sulla base di dati oggettivi e di uno scenario profondamente cambiato rispetto agli anni Novanta.

Secondo i sindaci, al momento queste informazioni non sarebbero però ancora disponibili. «Senza dati aggiornati e verificabili diventa impossibile valutare con obiettività quale sia il corretto punto di equilibrio tra le diverse esigenze che la convenzione è chiamata a disciplinare», si legge nella nota.

Tarasconi spinge però oltre la riflessione e lancia una sfida a chi gestisce la risorsa idrica. «Io tenderei a dire che l’acqua oggi presente nella diga sarebbe sufficiente a coprire il fabbisogno della città di Genova per i prossimi dodici mesi. Se questo dato non è corretto, chiedo che qualcuno ci faccia vedere i dati e ci dimostri che non è vero». Secondo il sindaco, considerando anche il naturale apporto delle precipitazioni nei prossimi mesi, esisterebbero margini per incrementare i rilasci senza compromettere l’approvvigionamento idropotabile del capoluogo ligure.

Nella nota i sindaci ribadiscono il rispetto per i ruoli istituzionali e per le esigenze della città di Genova, che dal bacino del Brugneto ricava una parte importante dell’acqua destinata al consumo potabile. Allo stesso tempo chiedono che il confronto si svolga nella massima trasparenza, mettendo a disposizione dati aggiornati sui fabbisogni idrici, informazioni puntuali sulla gestione della risorsa e criteri chiari che motivino le scelte relative ai rilasci.

La posizione dei Comuni piacentini è netta: nessuno mette in discussione la priorità dell’uso idropotabile. «Non vogliamo togliere acqua a Genova», ribadiscono gli amministratori. «L’acqua oggi presente nella diga potrebbe essere rilasciata a favore della Valtrebbia, dell’agricoltura e dell’ecosistema del fiume senza creare alcun problema idropotabile per la città di Genova», sostiene Tarasconi, definendo quella avanzata dai sindaci «una richiesta di buon senso», perché «il territorio in questo momento sta soffrendo e l’acqua c’è».

Nella nota viene richiamato anche un dato ritenuto significativo. Sulla base delle informazioni oggi disponibili, il fabbisogno idropotabile di Genova collegato al Brugneto si attesterebbe intorno ai 20-22 milioni di metri cubi annui. Un valore che, secondo i sindaci, rapportato all’apporto naturale complessivo del bacino, farebbe ipotizzare margini per rilasci superiori ai 2,5 milioni di metri cubi previsti dall’attuale convenzione, sottoscritta in un contesto profondamente diverso sotto il profilo demografico, infrastrutturale e dei consumi.

I primi cittadini mettono inoltre in guardia da un’eventuale destinazione della risorsa idrica a utilizzi diversi da quelli prioritari. Qualora dovessero prevalere impieghi di natura industriale o comunque non prioritari, sostengono, a discapito dell’equilibrio del Trebbia e delle esigenze agricole del territorio, si determinerebbe un danno per l’intera comunità.

La presa di posizione arriva in modo unitario dai tredici Comuni della Valtrebbia e del territorio piacentino, che chiedono di essere coinvolti in un confronto fondato su dati certi, trasparenza e valutazioni tecniche. «L’acqua è un bene comune – concludono i sindaci – e le decisioni che la riguardano devono essere fondate sui dati, sulla trasparenza e sul rispetto delle priorità previste dalla legge».

 

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