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Piazza Cittadella, Piacenza Oltre difende progetto e partecipazione: «A un certo punto bisogna decidere»

La lista che fa parte della maggioranza Tarasconi interviene nel dibattito: «Le opportunità per partecipare ci sono state». Ma proprio alcuni dei soggetti coinvolti nel percorso contestano metodo e risultati

Il dibattito su piazza Cittadella si arricchisce di una nuova presa di posizione. Questa volta a intervenire è Piacenza Oltre, forza politica che fa parte della maggioranza che sostiene l’amministrazione Tarasconi, e che prende nettamente le difese tanto del percorso seguito dal Comune quanto del progetto elaborato da Arcadis.
Una posizione che arriva proprio mentre si moltiplicano le richieste di riaprire il confronto e che si contrappone non soltanto alle critiche delle opposizioni, ma anche a quelle formulate da associazioni e organismi che al percorso partecipativo promosso dall’amministrazione hanno preso parte.
Il punto, infatti, non sembra essere tanto stabilire se gli incontri ci siano stati – su questo non vi sono dubbi – quanto capire quale possibilità abbiano avuto i partecipanti di incidere realmente sul progetto finale.
È quanto sostiene in questi giorni anche Legambiente Piacenza. Laura Chiappa ricorda che l’associazione ha partecipato ai quattro incontri promossi dal Comune «con spirito costruttivo», avanzando richieste precise: più alberi e più verde nelle aree vicine alle scuole e alle attività commerciali, una riduzione delle superfici in materiale drenante previste nella cosiddetta piazza monumentale, la chiusura dell’ultimo tratto di via Cittadella e una maggiore continuità dello spazio pedonale.
Secondo Legambiente, tuttavia, il percorso avrebbe dovuto prevedere almeno altri due passaggi: la presentazione dettagliata del progetto nato dal confronto e, successivamente, un nuovo incontro nel quale discutere le osservazioni e verificare quali proposte fossero state effettivamente recepite.
È proprio ciò che, secondo l’associazione ambientalista, non sarebbe avvenuto. Il progetto sarebbe proseguito nel proprio iter rimanendo «sostanzialmente invariato», senza un ulteriore confronto con la città. Da qui la richiesta di riaprire un’ultima fase pubblica prima della progettazione definitiva, sulla base di un principio molto semplice espresso da Chiappa: «La partecipazione ha senso solo se si possono modificare le scelte».
Non si tratta peraltro di una contestazione nata soltanto dopo la presentazione del progetto.
Già all’inizio di aprile la Consulta Ambiente e Territorio, coinvolta anch’essa nel percorso, aveva espresso un giudizio particolarmente critico, definendo la partecipazione avviata dall’amministrazione «tardiva e insufficiente». Nel documento consegnato ad Arcadis il 31 marzo, la Consulta aveva chiesto esplicitamente che fosse prevista una fase interlocutoria nella quale i partecipanti potessero esaminare una prima proposta progettuale e formulare osservazioni e integrazioni.
Alle critiche sul metodo si sommano quelle sul merito.
Legambiente contesta in particolare il trattamento del verde. I 30 alberi, 100 arbusti e 200 essenze erbacee previsti vengono considerati un passo avanti rispetto al vuoto lasciato dal cantiere, ma non sufficienti a compensare, almeno nel breve e medio periodo, i servizi ecosistemici garantiti dalle alberature precedenti. L’associazione solleva inoltre il problema delle superfici della piazza che, pur previste in materiale drenante, potrebbero contribuire al surriscaldamento dell’area, e chiede quindi più vegetazione, ombra e superfici realmente capaci di mitigare le temperature.
Osservazioni che si aggiungono alle contestazioni politiche arrivate dal centrodestra, che ha parlato di una soluzione ben lontana dalla «foresta urbana» prospettata dall’amministrazione e destinata, al contrario, a produrre un’«isola di calore».
Anche Claudia Gnocchi e Alternativa per Piacenza hanno chiesto di riaprire il confronto, proponendo di esporre il progetto per almeno un mese a Palazzo Gotico e di consentire ai cittadini di esprimere valutazioni e suggerimenti. Secondo Gnocchi, il percorso svolto avrebbe coinvolto un numero ristretto di persone e le indicazioni emerse non avrebbero prodotto modifiche significative al progetto.
Si è così consolidato nelle ultime settimane un fronte, certamente eterogeneo, che mette in discussione sia alcune delle soluzioni individuate da Arcadis sia soprattutto l’efficacia del metodo partecipativo adottato. Non necessariamente perché gli incontri non siano stati organizzati, ma perché – questa è la critica – la partecipazione rischierebbe di ridursi alla raccolta di indicazioni se non è prevista una fase successiva nella quale i cittadini possano conoscere il progetto che ne è derivato e verificare concretamente quali osservazioni siano state accolte e quali respinte.
È su questo punto che Piacenza Oltre replica in maniera altrettanto netta.
Per la lista di maggioranza le opportunità per intervenire ci sono state, senza alcun limite al numero dei cittadini che potevano partecipare, e anche la partecipazione comporta una responsabilità: utilizzare i canali e i tempi messi a disposizione, compatibilmente con un procedimento amministrativo che, prima o poi, deve arrivare a una decisione.
Piacenza Oltre difende inoltre la qualità professionale del lavoro affidato ad Arcadis e mette in guardia dal confondere rendering, immagini generate con l’intelligenza artificiale e proposte diffuse sui social con un progetto che deve necessariamente fare i conti con vincoli archeologici e storico-artistici, prescrizioni della Soprintendenza, accessibilità, viabilità, sicurezza, sottoservizi, costi e manutenzione.
Il confronto, dunque, è ormai anche su che cosa debba significare realmente “partecipazione”. Per i critici non basta essere stati invitati a esprimere idee se poi manca la possibilità di confrontarsi sul progetto che ne deriva; per Piacenza Oltre, al contrario, non è possibile riaprire il procedimento ogni volta che emerge una nuova proposta o che qualcuno non si riconosce nel risultato raggiunto.
E sullo sfondo resta un’altra questione tutt’altro che secondaria: il Comune ha ormai avviato le procedure per l’affidamento della progettazione sulla base della soluzione Arcadis e ha indicato nell’aprile 2027 l’obiettivo per la posa della prima pietra. Una tempistica che ha aperto un ulteriore interrogativo rispetto a quanto sostenuto dallo stesso Comune davanti al giudice nella controversia ancora aperta con il concessionario, quando l’inizio degli interventi era stato indicato come ragionevolmente non precedente al giugno 2027.
Una data quella di aprile che sarebbe peraltro a ridosso delle elezioni comunali di Piacenza e che rischia di imporre scelte estremamente vincolanti ai futuri amministratori. In tanti si chiedono dunque perché “correre” nuovamente e non ascoltare ampie fette della cittadinanza, come se l’apertura del cantiere ed il taglio degli alberi non avessero insegnato proprio nulla.
In questo quadro, pubblichiamo integralmente l’intervento di Piacenza Oltre.
“PIAZZA CITTADELLA: PARTECIPARE SIGNIFICA ANCHE RISPETTARE TEMPI, REGOLE E RESPONSABILITÀ DELLE DECISIONI
Piacenza Oltre: “Il confronto è fondamentale, ma le opportunità per partecipare ci sono state e senza limiti al numero di cittadini che potevano intervenire. Un progetto può essere affinato, ma non possiamo ripartire da zero ogni volta che sui social compare una nuova proposta.”
In queste settimane il progetto di riqualificazione di Piazza Cittadella continua, legittimamente, a far discutere. Sono apparse critiche, proposte alternative, rendering e immagini realizzate anche attraverso strumenti di intelligenza artificiale.
Ogni contributo può essere ascoltato e alcuni suggerimenti possono certamente fornire spunti per affinare ulteriormente il progetto. Ma migliorare alcuni aspetti di un progetto è cosa molto diversa dal rimetterne continuamente in discussione l’impianto complessivo o dal pretendere di ricominciare ogni volta da capo.
Crediamo sia necessario riportare la discussione su alcuni elementi concreti.
Progettare una piazza storica non significa semplicemente produrre una bella immagine. Un rendering realizzato attraverso l’intelligenza artificiale può essere suggestivo, ma un progetto realmente realizzabile deve confrontarsi contemporaneamente con vincoli archeologici e storico-artistici, prescrizioni della Soprintendenza, accessibilità, viabilità, sicurezza, sottoservizi, costi di realizzazione e costi di manutenzione futura.
Anche il verde non può essere valutato soltanto contando gli alberi rappresentati in un’immagine. Occorre considerare specie, dimensioni, apparati radicali, irrigazione, compatibilità con il sottosuolo e con il patrimonio archeologico, ombreggiamento, fruibilità degli spazi e costi di gestione nel tempo.
Sono tutti elementi che Arcadis ha dovuto considerare nel predisporre il progetto. Non siamo altrettanto certi che tutte le proposte alternative circolate in queste settimane siano state sottoposte alle medesime verifiche.
E questo è un punto fondamentale.
Il progetto di Piazza Cittadella non è stato elaborato da uno studio improvvisato. È stato affidato ad Arcadis, gruppo internazionale con oltre 34.000 professionisti in più di 30 Paesi, tra le principali realtà mondiali nel campo della progettazione, dell’ingegneria, dell’urbanistica e della rigenerazione degli spazi pubblici. Nel 2025 risulta al primo posto tra le società europee globali di design e ingegneria e al terzo posto tra gli International Design Firms secondo Engineering News-Record.
Questo non significa sostenere che ogni singolo elemento del progetto sia intoccabile. Modifiche puntuali e tecnicamente motivate possono essere valutate. Ma esiste una differenza sostanziale tra affinare un progetto di questa qualità e rimetterne continuamente in discussione le fondamenta.
C’è poi il tema della partecipazione.
Su Piazza Cittadella un percorso partecipativo è già stato organizzato. Tra marzo e aprile si sono svolti incontri pubblici, una passeggiata di quartiere, tavoli dedicati alle associazioni, alla Consulta Ambiente e Territorio, alle scuole, ai residenti e ai commercianti, laboratori tematici e momenti di restituzione.
E soprattutto non è stato posto un limite al numero di cittadini che potevano partecipare.
La partecipazione, però, comporta anche una responsabilità da parte dei cittadini. Se vogliamo incidere sulle decisioni pubbliche dobbiamo utilizzare i canali, i tempi e le modalità messi a disposizione, necessariamente compatibili con l’iter dei procedimenti amministrativi.
Non possiamo considerare valido un percorso partecipativo soltanto quando produce il risultato che condividiamo e chiederne uno nuovo quando il risultato non coincide con le nostre aspettative.
Altrimenti la domanda diventa inevitabile: quanti percorsi partecipativi dovremmo organizzare?
Se dopo il primo un gruppo di cittadini non è soddisfatto, ne facciamo un secondo. Se dopo il secondo un altro gruppo non condivide il risultato, perché non farne un terzo? E poi un quarto?
La partecipazione è fondamentale quando serve ad ascoltare, confrontare posizioni diverse e contribuire alle decisioni. Non può diventare uno strumento attraverso il quale nessuna decisione diventa mai definitiva.
Esiste poi un’abitudine molto italiana che dovremmo provare a limitare: ci improvvisiamo tutti commissari tecnici della Nazionale, virologi quando si parla di salute e, oggi, anche architetti e progettisti di spazi pubblici.
Avere un’opinione è legittimo. Esprimerla è altrettanto legittimo. Ma un’opinione, un’immagine o un rendering pubblicato su Facebook non acquistano automaticamente lo stesso valore di un progetto elaborato da professionisti che devono rispondere contemporaneamente a vincoli tecnici, normativi, economici, archeologici, ambientali e gestionali.
Questo non significa chiudere la porta alle idee. Significa semplicemente attribuire alle competenze il peso che meritano.
E significa anche evitare un altro equivoco: i social network non sono un sondaggio rappresentativo della città. Dieci, cinquanta o cento commenti, per quanto legittimi e magari molto rumorosi, non possono essere automaticamente interpretati come la volontà della maggioranza dei piacentini.
Le amministrazioni devono ascoltare. Devono confrontarsi. Devono spiegare le proprie scelte e, quando emergono osservazioni tecnicamente valide, valutarle.
Ma alla fine devono anche decidere.
Questa è la responsabilità della politica e dell’amministrazione: non inseguire ogni giorno l’ultimo commento pubblicato sui social, ma comporre interessi diversi, affidarsi alle competenze, rispettare vincoli e procedure e assumersi la responsabilità delle scelte.
Piazza Cittadella è rimasta per troppi anni al centro di discussioni, progetti interrotti e occasioni mancate.
Ascoltiamo quindi le osservazioni ancora utili e valutiamo gli affinamenti concretamente realizzabili. Ma non trasformiamo la partecipazione in un eterno diritto di veto e non confondiamo la facilità con cui oggi si può produrre un’immagine con la complessità necessaria per progettare e realizzare uno spazio pubblico.
A un certo punto, dopo aver ascoltato, approfondito e progettato, bisogna avere la responsabilità e il coraggio di decidere e di trasformare finalmente un progetto in una piazza.
Piacenza Oltre”

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