Gli abitanti di Piacenza stanno ricevendo in questi giorni, da parte di Iren, le fatture della spazzatura secondo quella che era stata definita e sbandierata come Tariffa corrispettiva puntuale (Tcp). Un argomento che aveva già infervorato le cronache a cavallo fra fine 2025 ed inizio 2026 con la rivoluzione dei bidoncini che avevano invaso le strade della città ed in particolare del centro storico.
L’amministrazione aveva tenuto una conferenza stampa fiume e diffuso alcune note per spiegare come avrebbe dovuto funzionare la nuova tariffazione puntuale il cui scopo era quello di “premiare” i più virtuosi, capaci di limitare le svuotature di indifferenziata cercando di farsi bastare quelle incluse. Dunque la narrazione del Comune parlava di 12 svuotature incluse nella tariffa base + ulteriori 6 vuotature per ogni componente del nucleo famigliare, sempre incluse (vedi testo sotto).
Peccato però che dalle bollette recapitate ai cittadini emerga tutt’altro. Nelle fatture compare infatti una voce specifica denominata «Quota variabile vuotature», che attribuisce un costo agli svuotamenti minimi annuali.
Nel caso di un nucleo familiare di tre persone, ad esempio, la bolletta riporta: «Importo Q. Variabile vuotature (12 vuot. x 1,450000 Euro/vuot.) = 17,40 euro». Un addebito che riguarda soltanto il primo semestre dell’anno e che corrisponde alla metà delle 24 vuotature minime annue previste per quella tipologia familiare.
Questo in barba a quanto era stato pubblicamente raccontato nei mesi scorsi dalla Giunta Tarasconi che aveva insistito sul fatto che le famiglie avrebbero avuto a disposizione 12 svuotamenti annui inclusi per la prima persona, 6 ulteriori svuotamenti per ogni componente aggiuntivo ed avrebbero pagato solo gli svuotamenti extra. Un messaggio chiaro e lineare che non lasciava (apparentemente) adito a interpretazioni.
In realtà sembra che le cose non siano come erano state presentate. Siamo andati a spulciare il materiale tecnico della Tcp e dalla lettura emerge un dettaglio decisivo ma mai spiegato: le vuotature minime non sono gratuite, ma vengono comunque addebitate fin dall’inizio dell’anno all’interno della nuova quota variabile.

Nel documento informativo Tcp 2026 si legge infatti che «il numero delle vuotature minime del contenitore del rifiuto indifferenziato sarà addebitato dal 1° gennaio 2026», mentre soltanto «le vuotature eccedenti saranno addebitate nella prima rata utile dell’anno successivo».
Di fatto, quindi, il sistema applicato a Piacenza non è un modello in cui si paga esclusivamente per ciò che si produce. È invece una tariffa composta da:
1) quota fissa;
2) quota variabile tradizionale;
3) un pacchetto minimo obbligatorio di svuotamenti già pagati;
4) eventuali svuotamenti extra conteggiati successivamente.
Dal punto di vista tecnico il meccanismo è coerente con il regolamento. Ma sul piano della comunicazione la sensazione diffusa è che il sistema sia stato presentato in modo semplificato, se non addirittura fuorviante.
Perché dire ai cittadini che gli svuotamenti “sono inclusi” produce inevitabilmente un’aspettativa diversa rispetto a trovare poi in bolletta una voce economica specifica che li quantifica e li fa pagare fin da subito. Certo 17,40 € non sono fortunatamente una cifra tale da mandare in bancarotta nessuno. Eppure il malcontento di molti utenti che sta emergendo in queste ore pare giustificato, non tanto per il principio della tariffa puntuale, quanto per la distanza tra ciò che era stato spiegato pubblicamente e ciò che ora compare nero su bianco nelle fatture recapitate alle famiglie piacentine.
Anche perché a questo punto di puntuale sembra rimanere solo la scadenza della bolletta!
Riportiamo il testo riportato alla pagina del Comune di Piacenza:
“Per il calcolo della TCP, si sommano:
una quota base, che copre un numero di vuotature definito in base ai componenti del nucleo famigliare (12 all’anno per 1 persona + 6 per ogni ulteriore componente fino a un massimo di 36 vuotature/anno)*. Questa quota è composta da:
una parte fissa: definita per utenze domestiche in base al numero di persone e alla superficie dell’abitazione e per utenze non domestiche in base alla superficie e al tipo di attività (categorie D.P.R. 158/1999)
una parte variabile definita per utenze domestiche in base al numero di persone e per utenze non domestiche in base alla superficie e al tipo di attività (categorie D.P.R. 158/1999)
un importo fisso per ogni ulteriore vuotatura rispetto a quelle incluse nella tariffa base (le vuotature eccedenti saranno addebitate nella prima rata utile dell’anno successivo.).
Ad esempio, un nucleo famigliare composto da 3 persone potrà vuotare il bidoncino grigio da 40 litri per i rifiuti indifferenziati, esponendolo davanti a casa o portandolo alle campane, fino a 24 volte in un anno (12 + 6 + 6)* pagando solo la tariffa base (salvo casi particolari). Se chiederà di svuotare il bidoncino da 40 litri, o porterà rifiuti indifferenziati nelle campane:
15 volte*: pagherà solo la tariffa base
24 volte*: pagherà solo la tariffa base
30 volte*: pagherà la tariffa base + il costo di 6 svuotamenti aggiuntivi”.




