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Caporalato nel settore del volantinaggio: sei indagati, coinvolte anche due società con sede a Piacenza

Un sistema basato sul reclutamento e sullo sfruttamento di lavoratori stranieri impiegati nella distribuzione porta a porta di materiale pubblicitario tra le province di Cremona, Piacenza, Parma e Lodi. È quanto emerso da un’indagine condotta dalla Guardia di Finanza di Cremona, coordinata dalla Procura della Repubblica, che ha portato alla notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di sei persone accusate, a vario titolo, di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, il cosiddetto “caporalato”.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Cremona, il sistema avrebbe riguardato la distribuzione di volantini pubblicitari per note catene della grande distribuzione organizzata, attività svolta anche nel territorio piacentino.

Le indagini hanno accertato che quattro ditte individuali, riconducibili a cittadini di nazionalità indiana e pakistana, avrebbero reclutato e impiegato lavoratori connazionali e bengalesi in condizioni di forte sfruttamento. Si tratterebbe in gran parte di persone prive di regolare contratto di lavoro, arrivate in Italia clandestinamente e richiedenti protezione internazionale.

Agli addetti al volantinaggio sarebbe stata corrisposta una paga di circa 3 euro l’ora, a fronte degli oltre 8,55 euro previsti dal contratto collettivo nazionale di riferimento. L’assenza di regolari rapporti di lavoro avrebbe inoltre comportato la mancata copertura previdenziale e assicurativa, oltre alla violazione delle norme in materia di sicurezza, igiene e tutela sanitaria.

L’inchiesta ha inoltre fatto emergere il presunto coinvolgimento dell’amministratore unico di due società con sede a Piacenza. Secondo l’accusa, le aziende ricevevano incarichi da operatori della grande distribuzione e successivamente affidavano in subappalto il servizio di distribuzione dei volantini alle ditte individuali riconducibili ai presunti caporali, pur essendo consapevoli delle condizioni di sfruttamento dei lavoratori impiegati.

Per questo motivo, oltre alle sei persone fisiche indagate per il reato previsto dall’articolo 603-bis del Codice penale, nei confronti delle due società piacentine è stato contestato l’illecito amministrativo da reato previsto dal Decreto Legislativo 231 del 2001.

La Guardia di Finanza sottolinea come l’attività investigativa si inserisca nel più ampio impegno di contrasto al lavoro sommerso e allo sfruttamento della manodopera, fenomeni che alterano la concorrenza tra imprese e ledono i diritti dei lavoratori più vulnerabili.

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