HomeAttualitàPiacenza e Cremona lanciano assieme l'idea della stazione Alto Padana

Piacenza e Cremona lanciano assieme l’idea della stazione Alto Padana

Potrebbe generare un traffico di circa 1,2 milioni di viaggiatori. Costo fra i 100 e i 200 milioni di euro trainando il Pil del territorio

Una nuova stazione Alto Padana a Piacenza per l’Alta Velocità capace non soltanto di ridurre i tempi di viaggio ma anche di trasformare economicamente i territori attraversati. È questo il concetto centrale emerso durante la presentazione dello studio sulla fattibilità trasportistica della futura stazione AV “Alto Padana”, illustrato a Cremona dall’Associazione Industriali della Provincia di Cremona, da ASSIEME e da Progetto Sviluppo Piacenza (che unisce associazioni imprenditoriali piacentine e sindacati).
Lo studio, affidato al professor Ennio Cascetta insieme alla professoressa Ilaria Henke e al professor Roberto Castelluccio, individua come collocazione ottimale l’asse Piacenza-Cremona, lungo la linea Milano-Bologna, in un’area compresa fra l’intersezione delle autostrade A1 e A21. Una posizione che potrebbe essere ulteriormente valorizzata dalla vicinanza delle linee ferroviarie Piacenza-Alessandria e Piacenza-Cremona (oggi utilizzata solo per il traffico merci).
Secondo le simulazioni elaborate dal modello econometrico, la nuova stazione potrebbe arrivare ad attrarre circa 1,2 milioni di viaggiatori all’anno, generando circa 800mila nuovi viaggi AV e sottraendone soltanto 400mila alla stazione Mediopadana di Reggio Emilia.
La ricerca parte da un dato considerato significativo: fra il 2008 e il 2018 l’impatto economico dell’Alta Velocità in Italia viene stimato in circa 42 miliardi di euro. Nelle città servite dalle stazioni AV, a parità delle altre condizioni economiche, si sarebbe registrato in dieci anni un incremento del Pil nell’ordine del 6%.
Un effetto che gli esperti hanno definito strutturale e non limitato al solo settore dei trasporti.
Durante la presentazione sono stati richiamati anche diversi esempi europei. In Spagna il caso di Ciudad Real, centro di circa 75mila abitanti collegato all’Alta Velocità Madrid-Siviglia, avrebbe dimostrato come una stazione AV possa attrarre eventi e funzioni che prima gravitavano esclusivamente sulla grande metropoli madrilena, forte di oltre 3 milioni di abitanti.
Altro esempio citato quello di Lille, in Francia: una città che rischiava di diventare soltanto una periferia-dormitorio ma che, grazie all’Alta Velocità, si è ritrovata a circa un’ora da Parigi, 35 minuti da Bruxelles e un’ora e mezza da Londra, diventando un nodo strategico europeo.
Il riferimento italiano è invece la stazione Mediopadana di Reggio Emilia, entrata in funzione nel 2013 e cresciuta rapidamente: dai poco più di 500mila viaggiatori del 2014 fino agli attuali 2 milioni annui, con circa 91 treni AV al giorno.
Secondo l’analisi della domanda, però, il bacino della Mediopadana si concentra soprattutto sulle province di Reggio Emilia, Modena e Parma, mentre Piacenza e Cremona incidono soltanto in modo marginale.
Da qui l’idea di una nuova fermata in quella che viene definita una vera e propria “terra di mezzo” tra Rogoredo e Reggio Emilia, un tratto di circa 140 chilometri oggi privo di fermate intermedie nonostante attraversi aree molto popolose come Piacenza, Fiorenzuola, Lodi e Cremona.
Gli esperti hanno inoltre respinto una delle obiezioni più frequenti, cioè quella della distanza troppo ridotta tra le stazioni. È stato ricordato che sulla linea veloce Milano-Venezia esisteranno fermate intermedie anche a distanze comprese tra 30 e 85 chilometri, senza che questo comporti problemi significativi sulla rete.
Inoltre una nuova fermata AV non significherebbe necessariamente rallentare la linea: oggi a Reggio Emilia si ferma circa un treno su tre.
Il modello matematico utilizzato nello studio è stato costruito partendo dai comportamenti reali degli utenti della Mediopadana, mettendo in relazione popolazione, densità produttiva, tempi di accesso alle stazioni e presenza di alternative vicine.
Le simulazioni mostrerebbero che il traffico della Mediopadana potrebbe ridursi da circa 1,7 milioni a 1,3 milioni di viaggiatori, mentre Alto Padana ne intercetterebbe una quota quasi equivalente ma soprattutto genererebbe nuova domanda. Il bacino di utenza comprenderebbe non soltanto Piacenza e Cremona ma anche il basso Lodigiano e l’area di Fiorenzuola.
Diverso invece il risultato ipotizzando una nuova stazione nell’area parmense. Secondo lo studio quella soluzione, troppo vicina a Reggio Emilia, porterebbe appena 300mila nuovi viaggiatori e rischierebbe di cannibalizzare il traffico della Mediopadana.
I promotori parlano quindi di un primo risultato incoraggiante, ma precisano che sarà necessario proseguire con ulteriori approfondimenti tecnici. Il prossimo passo riguarderà infatti uno studio preliminare sui costi-benefici, sui costi di gestione, sui ricavi attesi e sulle possibili configurazioni dei servizi ferroviari AV. Una stazione Alto Padana, a seconda del progetto scleto potrebbe costare fra i 100 e i 200 milioni di euro. Il prossimo step potrebbe essere la fase vera e propria di studio sostenuta dalle associazioni imprenditoriali piacentine e dall’Associazione Industriali di Cremona

ARTICOLI COLLEGATI

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui
Captcha verification failed!
Punteggio utente captcha non riuscito. Ci contatti per favore!
- Advertisment -
XNL

Articoli PIu' popolari