La decisione dei consiglieri di Fratelli d’Italia di abbandonare l’aula durante la seduta dedicata a Piazza Cittadella sta suscitando dure prese di posizione politiche da parte della maggioranza che dà una chiave di lettura alla scelta opposta a quella espressa dagli esponenti del partito della Meloni.
Piacenza Oltre (Caterina Pagani e Sandro Spezia)
“I consiglieri di Fratelli d’Italia lasciano l’aula: disinteresse per la città, interesse per slogan e polemiche facili. Se ne vanno in una seduta che non prevede voto, ma serve solo per confrontarsi, prima ancora di ascoltare i tecnici. Prima di capire, prima di approfondire, prima di entrare davvero nel cuore del percorso partecipato. È una scelta che non ha bisogno di interpretazioni. Dice tutto.
Si discute di Piazza Cittadella, uno dei nodi più complessi e simbolici della città, fermo da anni e oggi ancora dentro un quadro giudiziario aperto. Proprio per questo si è scelto di attivare un percorso partecipato: per arrivare preparati, con indirizzi chiari, al momento in cui la situazione si sbloccherà.
È un lavoro serio, che coinvolge competenze, cittadini, associazioni. Un lavoro che richiede presenza e responsabilità. E invece, nel momento in cui quel lavoro entra nel vivo, una parte dell’opposizione si alza e se ne va. Non contesta nel merito, non propone alternative, non prova nemmeno a stare dentro alla discussione. Semplicemente, non c’è.
È difficile non leggere in questo atteggiamento un disinteresse sostanziale per la città, compensato però da un interesse costante per lo slogan e la polemica facile.
E mentre si costruisce questa narrazione, si accusa l’amministrazione di essere in campagna elettorale. Ma i fatti raccontano altro: sono i consiglieri di Fratelli d’Italia a muoversi in una campagna elettorale perenne, iniziata il giorno dopo la sconfitta e portata avanti anche su temi che richiederebbero ben altro livello di serietà.
Chi ha davvero a cuore la città resta, ascolta, discute. Anche per dissentire. Andarsene significa scegliere altro, sostituendo il lavoro con la polemica, proprio mentre è ancora aperta una partita giudiziaria che imporrebbe il contrario”.
Gruppo Partito Democratico
“I consiglieri di Fratelli d’Italia lasciano l’aula quando si entra nel merito: quando non si hanno argomenti, si scappa dal confronto
Si alzano e se ne vanno proprio quando il confronto entra nel merito. Non durante le dichiarazioni di principio, non nelle schermaglie politiche, ma nel momento in cui iniziano a parlare i professionisti incaricati, quando il percorso su Piazza Cittadella viene spiegato, argomentato, reso concreto.
È lì che i consiglieri di Fratelli d’Italia scelgono di uscire dall’aula. Non è un gesto neutro, ma un fatto politico preciso: quando si tratta di misurarsi con contenuti, dati e scenari, la risposta è l’assenza.
In una fase delicata, segnata da un contenzioso giudiziario ancora aperto che impone serietà ed equilibrio, ci si aspetterebbe il contrario: presenza, ascolto, confronto.
E invece una parte dell’opposizione sceglie di sottrarsi. Non porta proposte, non entra nel merito, non regge il confronto.
Eppure sono gli stessi che accusano altri di essere in campagna elettorale. La realtà è opposta: è la minoranza a vivere una campagna elettorale permanente, iniziata il giorno dopo la sconfitta elettorale e mai interrotta.
Uscire dall’aula diventa così il gesto più chiaro: quando non si hanno argomenti, l’unica alternativa è non farsi trovare”.
Lista civica per Piacenza
“I consiglieri di Fratelli d’Italia lasciano l’aula nel momento chiave: più interessati ai titoli e ai like sui social che al merito.
Entrano, si fanno vedere, segnano la presenza. Poi, quando il confronto diventa concreto, si alzano e se ne vanno.
Non è un caso. È una scelta.
L’obiettivo non è partecipare davvero alla discussione su Piazza Cittadella. L’obiettivo è costruire un gesto che faccia rumore, che produca un titolo sui giornali, che generi qualche like sui social. Una dinamica ormai riconoscibile, che privilegia l’effetto rispetto alla sostanza.
Il problema è che tutto questo avviene mentre si affronta una delle vicende più delicate della città, ancora segnata da un contenzioso giudiziario in corso. Una situazione che richiederebbe esattamente l’opposto: senso delle istituzioni, capacità di stare dentro ai processi, rispetto per un percorso che prova a costruire soluzioni credibili.
Invece si sceglie la scorciatoia comunicativa.
Si trasforma un’audizione tecnica in un palcoscenico. Si riduce un percorso partecipato a un pretesto. E si abbandona l’aula proprio quando sarebbe il momento di ascoltare e contribuire.
Nel frattempo si accusa l’amministrazione di essere in campagna elettorale. Ma anche qui la realtà è ribaltata: sono i consiglieri di minoranza a vivere in una campagna elettorale permanente, iniziata il giorno dopo aver perso le elezioni e portata avanti a colpi di gesti eclatanti.
Il risultato è evidente: mentre qualcuno lavora per costruire una prospettiva per la città, c’è chi si limita a cercare visibilità. Anche a costo di non esserci, quando davvero servirebbe”.




