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Santa Chiara rinasce: posata la prima pietra del maxi progetto da 30 milioni

Al via il recupero dell'ex convento sullo Stradone Farnese. Previsti circa 330 posti tra residenza universitaria, social housing e centro socio-riabilitativo. Auditorium all'aperto da 200 posti

Con la posa della prima pietra entra finalmente nella fase operativa uno dei più importanti interventi di rigenerazione urbana previsti a Piacenza negli ultimi anni. L’ex convento di Santa Chiara, complesso monumentale di circa 12 mila metri quadrati con oltre 8.500 metri quadrati di aree verdi, si prepara a trasformarsi in un polo dedicato all’accoglienza, all’inclusione sociale e alla vita universitaria, grazie a un investimento complessivo di circa 30 milioni di euro.

La cerimonia si è svolta nella mattinata di lunedì 6 luglio alla presenza del presidente di Cassa Depositi e Prestiti, Giovanni Gorno Tempini, ospite d’onore dell’iniziativa. Con lui erano presenti la sindaca Katia Tarasconi, il presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano Roberto Reggi, il presidente di Investire SGR Arturo Nattino, l’architetto Giorgio Donà, l’ingegnere Paolo Milani, oltre ai rappresentanti delle istituzioni, del Terzo settore, delle università e ai professionisti coinvolti nel progetto.

L’intervento punta a restituire alla città uno dei suoi complessi storici più significativi, con una nuova destinazione d’uso che unirà formazione, inclusione e servizi sociali.

Gli edifici storici saranno restaurati e trasformati in una residenza universitaria affidata a ReLife, mentre un nuovo edificio ospiterà il Centro socio-riabilitativo residenziale dedicato al “Dopo di noi”, destinato alle persone con disabilità e gestito da Unicoop.

Nel complesso saranno disponibili circa 330 posti tra studentato, social housing e servizi socioassistenziali, dando vita a una comunità aperta e integrata con la città.

L’operazione è realizzata attraverso il fondo immobiliare iGeneration, promosso e gestito da Investire SGR (Gruppo Banca Finnat), partecipato da CDP Real Asset SGR, dal Fondo europeo degli investimenti, da numerose fondazioni di origine bancaria – tra cui la Fondazione di Piacenza e Vigevano – oltre che da casse previdenziali e istituti bancari. Il piano finanziario è completato da un mutuo concesso dalla Banca di Piacenza.

Il progetto è stato sviluppato dallo studio Stefano Boeri Interiors in collaborazione con un gruppo di professionisti piacentini.

L’impostazione progettuale conserva e valorizza gli edifici storici, mantenendone le caratteristiche originarie in accordo con la Soprintendenza. Portici, chiostri e percorsi coperti verranno recuperati e rifunzionalizzati, mentre il nuovo edificio destinato al “Dopo di noi” dialogherà con il complesso attraverso un linguaggio architettonico contemporaneo.

Grande attenzione è stata riservata anche agli spazi verdi, che diventeranno parte integrante dell’intervento con giardini terapeutici, terrazze, cortili tematici e nuove aree di socializzazione aperte sia agli ospiti sia alla cittadinanza.

Il chiostro storico sarà il cuore del complesso e ospiterà iniziative pubbliche e momenti di aggregazione.

La posa della prima pietra coincide anche con l’avvio dei lavori della nuova Arena Santa Chiara, auditorium all’aperto progettato da Stefano Boeri Interiors che diventerà uno dei nuovi spazi culturali della città.

L’arena sarà realizzata valorizzando le antiche fondazioni rinvenute durante gli studi preliminari, integrate direttamente nel progetto architettonico.

La struttura potrà ospitare spettacoli, concerti, conferenze e iniziative culturali grazie a un impianto flessibile composto da gradonate da circa 200 posti, area scenica e uno spazio pianeggiante destinato al pubblico.

Particolare attenzione è stata dedicata anche all’illuminazione scenografica e agli spazi di servizio, con backstage e locali tecnici completamente integrati nel contesto storico.

Nel suo intervento il presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano, Roberto Reggi, ha ricordato il lungo percorso che ha portato all’avvio del cantiere.

«Cinque anni fa la Fondazione ha deciso di intraprendere questo percorso. Sapevamo che sarebbe stato complesso, ma oggi siamo finalmente arrivati all’inizio dei lavori».

Reggi ha spiegato come sia stata modificata l’impostazione originaria dell’intervento.

«Abbiamo deciso di cambiare il progetto iniziale, che prevedeva appartamenti e il recupero della sola stecca ottocentesca per fini sociali. Abbiamo scelto invece di realizzare un’iniziativa che unisce l’accoglienza degli studenti e quella delle persone fragili».

Il presidente ha poi sottolineato il significato dell’arena che sorgerà all’interno del complesso.

«Oggi posiamo la prima pietra dell’Arena Santa Chiara, un’infrastruttura simbolica che collegherà permanentemente le residenze alla comunità piacentina, ospitando eventi culturali, musicali e artistici».

Non è mancato un ringraziamento ai partner finanziari, ai progettisti, alla Soprintendenza e al Comune, che ha autorizzato unanimemente l’intervento.

Per il presidente di Cassa Depositi e Prestiti, Giovanni Gorno Tempini, Santa Chiara rappresenta un esempio concreto di come la rigenerazione urbana possa produrre effetti che vanno oltre il recupero edilizio.

«L’intervento testimonia come la rigenerazione urbana possa diventare un potente motore di crescita, inclusione e valorizzazione dei territori. Il progetto integra accoglienza universitaria, servizi per le persone più vulnerabili e recupero di un bene storico di grande valore per la comunità piacentina».

La sindaca Katia Tarasconi ha evidenziato il valore strategico dell’intervento anche per il sistema universitario cittadino.

«Con la posa della prima pietra si restituisce alla comunità un patrimonio storico di straordinario valore e si rafforza l’identità di Piacenza come Città delle Università, aumentando i servizi e l’accoglienza per gli studenti fuori sede e internazionali».

Secondo la prima cittadina, l’integrazione tra residenza universitaria e servizi dedicati alle persone più fragili rende Santa Chiara «un modello di innovazione sociale» destinato a incidere sul futuro della città.

Con l’apertura del cantiere prende così forma un progetto destinato a cambiare profondamente uno dei luoghi più significativi del centro storico, con l’obiettivo di coniugare tutela del patrimonio monumentale, nuove funzioni urbane e servizi per una comunità sempre più aperta, inclusiva e universitaria.

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