Lo scontro tra il sindaco Katia Tarasconi e il ministro Tommaso Foti sull’area Ex Pertite non è solo una disputa su un’area verde, ma un vero e proprio conflitto tra atti formali e comunicazioni istituzionali. Per questo abbiamo deciso di analizzarlo e di condurre un accurato Fact-checking considerando sia il documento citato dal sindaco sia i fatti che sarebbero intercorsi.
1. La natura della “Scheda Identificativa”: Progetto o Censimento?
La posizione di Tarasconi: Il documento inserisce “esplicitamente” la Pertite in un programma per impianti rinnovabili, identificando 5,9 ettari utilizzabili.
La posizione di Foti: È un atto burocratico che serve solo a “caratterizzare il sito sotto il profilo ambientale” e a formalizzare la sua idoneità di legge, senza che vi sia una reale intenzione di costruire.
I FATTI: La scheda (datata 2 dicembre 2025) definisce l’area “idonea di diritto”. Tuttavia, specifica chiaramente che l’area utilizzabile è frutto di un “esame preliminare effettuato con criteri prudenziali” e che l’estensione definitiva sarà soggetta a verifiche e sopralluoghi prima di ogni iter autorizzativo.
VERDETTO: Il documento è programmatico ma preliminare. Il sindacolo legge come un piano d’azione, il ministro come una formalità tecnica priva di seguito operativo.
2. Il “corto circuito” delle comunicazioni: Il messaggio del generale
L’affermazione di Foti: Il sindaco sapeva che non ci sarebbe stato alcun impianto perché era stata “informata via messaggio telefonico fin dalla prima mattina dal generale Michele Sirimarco” il giorno stesso della ricezione dell’atto.
La risposta di Tarasconi: Ignora il riferimento alla comunicazione informale e si concentra sul “documento ufficiale della Difesa” arrivato al Comune il 15 aprile, definendo “surreale” parlare di propaganda.
VERDETTO: Punto a favore della tesi di Foti sulla “consapevolezza”. Se, come afferma il Ministro, il Generale ha rassicurato la sindaca prima che lei uscisse pubblicamente, l’allarme lanciato da Tarasconi appare basato sulla letteralità di un documento burocratico ignorando le rassicurazioni dirette dei vertici militari.
3. Il futuro dell’area: Impianto o Parco?
L’affermazione di Foti: L’Esercito ha già individuato una “diversa destinazione d’uso” e il Capo di Stato Maggiore ha confermato la disponibilità a cedere 60.000 mq al Comune.
L’affermazione di Tarasconi: Senza smentite formali, il documento della Difesa resta l’unico atto valido e l’obiettivo del Comune rimane il parco integrale.
I FATTI: Il documento tecnico cita effettivamente che parte delle aree (particelle 1717, 1718, 1719, 7 e 17) sono già state trasferite in passato al Comune, segno di un processo di cessione già avviato anni fa.
VERDETTO: Foti offre una soluzione politica, Tarasconi chiede una certezza amministrativa. Il Ministro assicura che il piano fotovoltaico è morto nei fatti (grazie a nuove decisioni dell’Esercito), mentre il sindaco sostiene che, finché quel documento esiste, il rischio rimane reale.
Conclusioni: Chi ha ragione?
Katia Tarasconi ha ragione nel dire che la “carta” parla di fotovoltaico. Tuttavia, il suo allarme può essere visto come una scelta politica di ignorare le vie brevi (la telefonata del generale) per inchiodare il Governo ai suoi atti formali.
Tommaso Foti ha ragione nel sottolineare che la gestione di un’area complessa passa per interlocuzioni dirette. La sua accusa di “strumentalità elettorale” si basa sul fatto che la sindaca avrebbe preferito lo “scoop” alla verifica istituzionale che il generale le stava già offrendo.
In sintesi: il sindaco si attiene ai documenti, il Ministro alle intenzioni politiche. Se il messaggio del Generale è avvenuto, Tarasconi sapeva che il progetto era solo un’ipotesi tecnica già superata dalla volontà della Forza Armata.




