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Il Fegato etrusco di Piacenza “in gran rispolvero”. Oltre che a San Francisco sarà protagonista anche alla Biennale di Venezia

A Glasstress 16 sculture in vetro di Murano reinterpreteranno il celebre reperto

Il celebre Fegato etrusco di Piacenza, tra i più rilevanti reperti per la comprensione delle pratiche divinatorie del mondo antico, sarà protagonista a breve di un articolato progetto internazionale che ne segna una tappa storica nella valorizzazione e diffusione.

Oltre alla trasferta americana presso il Legion of Honor Museum di San Francisco, l’originale sarà al centro di un progetto artistico contemporaneo presentato nell’ambito della Biennale di Venezia, all’interno di Glasstress, dal 10 luglio al 22 novembre 2026.

“In questa sede – osserva Maria Grazia Sabato, imprenditrice e consigliera della Fondazione di Piacenza e Vigevano – l’artista Edoardo Callegari presenterà un’installazione composta da 16 sculture in vetro di Murano, realizzate in collaborazione con maestri vetrai di eccellenza.”

L’opera costituirà una creazione originale che rivisita il Fegato etrusco, traducendone la struttura e il valore simbolico in una dimensione contemporanea.

“Ogni scultura – spiega Callegari – sarà caratterizzata da una specifica tonalità cromatica, corrispondente alle diverse qualità della luce nell’arco della giornata, instaurando un dialogo tra tempo, percezione e materia. Attraverso il linguaggio del vetro — al tempo stesso fragile e luminoso — l’installazione rileggerà le incisioni del reperto come superficie di registrazione del reale. In questa prospettiva, il Fegato etrusco sembra anticipare suggestivamente alcune riflessioni della fisica contemporanea, secondo cui le informazioni che definiscono il volume della realtà possono essere concepite come inscritte sulla sua superficie in forma olografica”.

L’opera introduce inoltre una riflessione sul rapporto tra conoscenza, tecnologia e limite: se il digitale appare come uno strumento capace di elaborare e simulare il reale, esso incontra un confine intrinseco oltre il quale si rende necessario un atto interpretativo. In questa tensione, l’installazione riafferma il ruolo dell’uomo come “oracolo del digitale”, unico soggetto in grado di attribuire senso e orientamento ai dati.

“Il Fegato di Piacenza intraprende quindi un doppio percorso – fa notare la Sabato – tra esposizione museale e ricerca artistica contemporanea – capace di coniugare rigore scientifico e tensione speculativa. Da un lato, la reinterpretazione artistica ne attualizza il linguaggio, aprendo nuove possibilità di dialogo tra passato e presente”.

Attraverso questa iniziativa, il Fegato etrusco di Piacenza si conferma non solo come straordinaria testimonianza del mondo antico, ma come dispositivo vivo, capace di attraversare epoche, discipline e geografie, continuando a interrogare il nostro tempo.

Il Fegato etrusco di Piacenza è uno dei più importanti reperti della civiltà etrusca giunti fino a noi. Rinvenuto nel 1877 nel territorio piacentino, è un modello in bronzo di fegato ovino utilizzato per la pratica dell’aruspicina, disciplina divinatoria basata sull’osservazione delle viscere animali. Le sue superfici sono suddivise in settori recanti iscrizioni etrusche riferibili a divinità, configurandolo come una vera e propria mappa simbolica del cosmo. Oggi il reperto è conservato presso i Musei Civici di Palazzo Farnese.

Non si è mai mosso da lì, eppure nell’ultimo anno c’è molto fermento intorno al Fegato etrusco di Piacenza, come a comprenderne finalmente appieno la sua unicità che può diventare un carattere distintivo per Piacenza, forse anche un simbolo. Circa un anno fa era stata inaugurata presso la Galleria Biffi “Affordance”, prima mostra personale dell’artista Callegari, con conferenza stampa di presentazione proprio davanti alla teca del Fegato nei sotterranei di Palazzo Farnese. Tra le opere esposte spiccava l’installazione del fegato in vetro di Murano, realizzata grazie alla collaborazione con il prestigioso Studio Berengo.

“Grazie a questa mostra affascinante – dichiarava Maria Grazia Sabato – si richiama attenzione e curiosità sul fegato etrusco, reperto preziosissimo che abbiamo l’onore di custodire a Piacenza. Il fegato in vetro di Murano rappresenta un simbolo potente che va oltre la dimensione locale: è un gesto culturale che interroga l’umanità, in un dialogo tra l’arte contemporanea ed un reperto unico al mondo.”

Da qualche settimana l’architetto Franz Bergonzi propone alla collettività un grande Fegato in metallo a grande scala in un nuovo concept di Piazza Cittadella, come elemento di connessione fisica e simbolica con il Palazzo Farnese.

Che sia la volta buona – conclude Maria Grazia Sabato – che proprio qualcosa di così antico e prezioso, che custodiamo gelosamente da secoli, finalmente emerga e diventi ciò che forse è sempre stato destinato a essere: non solo un reperto straordinario, ma un vero simbolo identitario della città. Un reperto unico al mondo che torna al centro — tra ricerca, arte e visione — e si candida con forza a diventare segno distintivo del presente e del futuro di Piacenza”.

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