HomeEconomiaParenti, Confindustria Piacenza: «Il futuro si costruisce scelta per scelta»

Parenti, Confindustria Piacenza: «Il futuro si costruisce scelta per scelta»

Dall’intelligenza artificiale all’energia, dall’alta velocità ai giovani: l’assemblea pubblica degli industriali rilancia il tema dello sviluppo come responsabilità collettiva e chiama territorio e istituzioni a decisioni concrete

Non uno slogan, ma una presa di posizione. È attorno a questa idea che Confindustria Piacenza ha costruito la sua 81ª assemblea pubblica, scegliendo un titolo dal significato esplicito: “La scelta di credere nello sviluppo”. Un filo conduttore che ha attraversato l’intero pomeriggio, dai temi dell’intelligenza artificiale fino alle infrastrutture, dall’energia alla formazione, con un messaggio ricorrente: la competitività futura dipenderà dalle decisioni che il territorio saprà prendere oggi.

L’assemblea si è aperta con una riflessione dedicata al rapporto tra tecnologia e responsabilità umana attraverso il dialogo con Padre Paolo Benanti, francescano, docente della Pontificia Università Gregoriana e tra i principali esperti italiani di etica dell’intelligenza artificiale. Il confronto ha affrontato il ruolo crescente degli algoritmi nei processi decisionali, il rischio di una regolazione influenzata dai grandi player tecnologici e la necessità di mantenere centrale il controllo umano nelle trasformazioni industriali e sociali in corso.

La seconda parte dell’incontro ha invece allargato lo sguardo alle grandi traiettorie economiche dei prossimi anni. Alla tavola rotonda hanno partecipato Vincenzo Colla, vicepresidente della Regione Emilia-Romagna e piacentino, l’astrofisica e divulgatrice scientifica Edwige Pezzulli e Alessandro Bernini, amministratore delegato del gruppo MAIRE. Al centro del confronto le politiche industriali regionali, le opportunità legate all’economia dello spazio, la ricerca tecnologica e le tensioni geopolitiche che stanno ridefinendo la transizione energetica.

A chiudere l’assemblea è stato il presidente di Confindustria Piacenza Nicola Parenti con un intervento fortemente politico nel senso industriale del termine, costruito attorno al peso delle decisioni — e delle mancate decisioni — che incidono sul futuro dei territori.

«Il tema centrale di oggi è semplice e profondo: vogliamo fare la differenza? Sì o no?», ha detto Parenti aprendo il suo intervento finale. «C’è una distanza abissale tra dire sì allo sviluppo e dire no. Tra decidere e rimandare. Tra costruire e attendere che qualcun altro lo faccia per noi».

Un discorso che ha alternato visione strategica e richiami molto concreti alle difficoltà che il sistema produttivo si trova ad affrontare. Il presidente degli industriali piacentini ha parlato apertamente delle scelte mancate sul fronte energetico e infrastrutturale, sostenendo che molti problemi attuali derivino da anni di rinvii e opposizioni.

«Abbiamo detto no al nuovo idroelettrico, no all’eolico, no alle biomasse. No anche al nucleare», ha affermato. «Ogni no aveva le sue ragioni. Lo so. Lo capisco. Ma il conto di quei no lo stiamo pagando adesso. Lo abbiamo pagato negli ultimi due decenni. Con le bollette. Con la dipendenza energetica. Con la competitività persa».

Un ragionamento che Parenti ha collegato anche agli equilibri geopolitici internazionali: «Non dobbiamo dimenticare che ogni megawatt di energia autoprodotta è un mattoncino che può costruire un mondo con più pace tra i popoli».

Tra i passaggi più forti del discorso anche il richiamo ai grandi progetti infrastrutturali e alla necessità di una politica capace di decidere. Il presidente di Confindustria Piacenza ha citato l’esperienza del rigassificatore realizzato durante il periodo Covid e il gasdotto TAP come esempi di opere contestate ma diventate strategiche nel nuovo scenario energetico europeo.

«Questi sono i sì che cambiano il corso degli eventi. I sì che costruiscono sicurezza, lavoro, futuro e quindi benessere per tutti», ha sottolineato.

Al centro dell’intervento anche il progetto della nuova stazione dell’alta velocità Alto Padana, sostenuto congiuntamente dalle associazioni economiche piacentine e cremonesi. Parenti ha rivendicato il metodo adottato: studio tecnico affidato all’esperto Ennio Cascetta, mesi di lavoro riservato e una proposta presentata solo dopo avere raccolto dati considerati solidi.

«Abbiamo individuato il massimo esperto del settore in Italia e gli abbiamo affidato uno studio serio e approfondito», ha spiegato. «Siamo usciti pubblicamente solo dopo mesi di lavoro con risultati tecnici che giudichiamo incontrovertibili: il bacino del piacentino è risultato il più capiente, quindi il più adatto ad ospitare questa infrastruttura».

Per Parenti il progetto rappresenta anche il simbolo di una nuova capacità del territorio di muoversi in maniera compatta. Da qui il richiamo al tavolo “Progetto Sviluppo Piacenza”, che riunisce associazioni datoriali e sindacati confederali con l’obiettivo di condividere strategie comuni sui temi dello sviluppo locale.

«È questo l’obiettivo: individuare progetti ambiziosi e lavorarci insieme. Seriamente, senza fronzoli, senza divisioni. Questo siamo noi piacentini», ha detto, ringraziando pubblicamente tutti i soggetti coinvolti nel progetto.

Nel suo intervento il presidente di Confindustria Piacenza ha insistito anche sulla necessità di accelerare i tempi della politica e della pubblica amministrazione, giudicati incompatibili con la velocità dei mercati internazionali e delle trasformazioni economiche.

«I tempi della politica e della pubblica amministrazione devono diventare maggiormente compatibili ai tempi delle imprese e dei mercati», ha affermato. «Oggi c’è troppa differenza: noi operiamo in mercati in costante evoluzione con dinamiche geopolitiche irrazionali e imprevedibili».

Dalla difficoltà di attrarre investimenti sui grandi immobili pubblici fino ai tempi di allaccio degli impianti fotovoltaici, il tema della semplificazione amministrativa è stato uno dei punti più marcati del discorso. Parenti ha citato anche l’ex ospedale militare, definito un’occasione che rischia di essere persa a causa della lentezza delle procedure.

Ampio spazio è stato dedicato ai giovani, alla formazione e al ricambio generazionale. Parenti ha richiamato il ruolo dei nuovi corsi universitari e ITS, del Tecnopolo, di Musp e Leap, sottolineando la necessità di rafforzare gli investimenti in ricerca, innovazione e venture capital.

«Abbiamo bisogno dei giovani per crescere. Abbiamo bisogno delle loro idee, della loro energia e del loro spirito. Anche dei loro sogni», ha detto. «Fare l’imprenditore è il mestiere più bello del mondo».

Il presidente degli industriali piacentini ha poi evidenziato il cambiamento culturale che sta attraversando il mondo produttivo nel rapporto con scuole e famiglie, soffermandosi anche sul tema dell’intelligenza artificiale: «Mentre noi ci chiediamo come applicare l’intelligenza artificiale, loro creano tutti i giorni immagini, documenti e contenuti con estrema facilità. Sono nativi dell’IA: aiutiamoli a crescere e a imparare il lavoro, ma lasciamo anche sfogare la loro fantasia».

Tra le richieste avanzate nel corso delle conclusioni figurano la diga in Val Nure, una semplificazione strutturale per gli impianti legati alle energie rinnovabili e il rafforzamento di Piacenza Expo, definita «il biglietto da visita del territorio» e uno strumento strategico di marketing territoriale.

La chiusura è stata dedicata al valore industriale della provincia e ai rischi di una progressiva perdita di capacità manifatturiera. «La deindustrializzazione non è uno scenario impossibile. Dista solamente una manciata di scelte sbagliate», ha avvertito Parenti, ricordando che per ogni cento posti di lavoro persi nella manifattura se ne perdono altri 130 nell’indotto.

Un richiamo finale che ha sintetizzato il senso dell’intera assemblea: «Il futuro non ci cade dal cielo. Il futuro si costruisce. Scelta per scelta, mattone per mattone. Sì dopo sì».

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