Una lezione di giornalismo, ma soprattutto di impegno civile, memoria e ricerca della verità. È quella che hanno vissuto gli alunni della scuola primaria “Ilaria Alpi” di Quarto, che hanno accolto nei giorni scorsi la giornalista Gabriella Simoni, storica inviata Mediaset dai principali scenari di guerra e crisi internazionali degli ultimi decenni. Ad accoglierla, insieme agli studenti e agli insegnanti, anche la dirigente scolastica Giorgia Antaldi.
L’incontro è stato dedicato alla figura di Ilaria Alpi, la giornalista del Tg3 uccisa il 20 marzo 1994 a Mogadiscio insieme all’operatore Miran Hrovatin mentre stava svolgendo il proprio lavoro di inviata in Somalia. Una storia che Simoni conosce da vicino: nel 1994 si trovava infatti nello stesso Paese e aveva avuto modo di lavorare accanto alla collega.
Attraverso ricordi personali e testimonianze dirette, la giornalista ha raccontato agli alunni non soltanto la professionista, ma anche la persona che si nascondeva dietro il volto noto della televisione.
«Aveva un carattere complicato, come tutti noi, perché per resistere in certi posti devi essere tosto – ha raccontato Simoni – era una persona di grande preparazione: aveva studiato l’arabo, che è una lingua molto complicata. L’insegnamento più importante che la vita di Ilaria ci consegna è che questo mestiere non si può svolgere restando seduti in un salotto a chiacchierare: significa andare in posti pericolosi mettendo a rischio la propria vita per raccontare quello che si vede».
Parole che hanno offerto agli studenti l’occasione per riflettere sul significato dell’informazione e sul valore della libertà di stampa. Un tema particolarmente significativo in una scuola che porta proprio il nome della giornalista.
«Il fatto che voi abbiate scelto il suo nome è significativo – ha spiegato Simoni –. Perché il caso di Ilaria è più vicino al vostro mondo di quanto possa essere la figura di una scienziata o di una astronoma: perché parliamo della necessità di avere delle informazioni vere su cui costruire una cultura vera, che non sia né supina al potere, né autonoma rispetto alla conoscenza».
Nel corso dell’incontro la giornalista ha insistito anche sull’importanza dello studio come strumento di crescita personale e di emancipazione.
«Niente si fa senza i libri o senza la cultura, senza studiare o senza la conoscenza. Per me studiare ha significato uscire da una condizione di povertà e riuscire a fare ciò che desideravo nella vita. Per Ilaria, studiare ha significato imparare una lingua che le ha consentito di andare in quei paesi dove si parlava quella determinata lingua. Per tutti noi ha significato indagare seriamente su quello che abbiamo visto, non parlarne a vanvera».
Un messaggio che si è intrecciato con quello della responsabilità e dell’etica professionale, valori che la vicenda di Ilaria Alpi continua ancora oggi a trasmettere.
«La storia di Ilaria ci insegna che quando tu vai in un posto come quello, lavori correttamente e sei una persona per bene, rischi tanto: ma quello che poi esce dai tuoi lavori è un pezzo di verità».
A guidare ogni percorso, ha concluso Simoni rivolgendosi ai ragazzi, deve però esserci sempre la passione.
«È sempre stata la passione a guidarmi. Nel lavoro o nello studio ha sempre rappresentato il vero motore. È sempre stata la passione a guidare ogni mia scelta di vita».
Un incontro che ha trasformato il nome scritto all’ingresso della scuola in una storia concreta, fatta di coraggio, preparazione e ricerca della verità, lasciando agli alunni una testimonianza diretta di ciò che significa svolgere il mestiere di giornalista con rigore e responsabilità.
Gabriella Simoni agli alunni della scuola Ilaria Alpi: «La verità si cerca sul campo, non da un salotto»
L'inviata di guerra ha incontrato gli studenti della primaria di Quarto dedicata alla giornalista uccisa in Somalia nel 1994





