Al posto di una soluzione definitiva, arriva una proroga. Alla scadenza del termine del 13 aprile per la presentazione del piano concordatario, che avrebbe dovuto chiarire prospettive di continuità aziendale e assetti occupazionali, Realco ha depositato un’istanza di proroga dei termini. La richiesta sarà ora sottoposta alla valutazione del Tribunale competente.
Per lavoratrici e lavoratori si tratta di un ulteriore elemento di incertezza in una vertenza aperta da mesi, senza che sia ancora emersa una proposta vincolante in grado di garantire una soluzione complessiva per l’intero perimetro aziendale: punti vendita, magazzino e sede centrale.
La situazione è resa ancora più complessa dalle condizioni in cui versano molti dipendenti, distribuiti tra Emilia-Romagna, Toscana e Lombardia. In particolare, i lavoratori in cassa integrazione dei 14 punti vendita già chiusi non percepiscono lo stipendio da febbraio, a causa del mancato arrivo delle indennità da parte dell’Inps, con ulteriori difficoltà sul piano economico e sociale.
In attesa delle decisioni del Tribunale di Bologna, le organizzazioni sindacali hanno annunciato la richiesta di aggiornamento del tavolo di crisi in Regione, inserendo la vertenza nel quadro più ampio delle difficoltà che stanno attraversando il settore della grande distribuzione.
Secondo le sigle sindacali, alla crisi generale del comparto si sommano criticità strutturali legate a un modello di sviluppo basato su un’espansione ritenuta eccessiva delle superfici commerciali. A fronte dell’aumento dei punti vendita, non si sarebbe registrata una crescita proporzionale dei consumi, anche per i limiti fisiologici della domanda, soprattutto nel settore alimentare.
«Il risultato è sotto gli occhi di tutti: invece di rivedere i propri modelli organizzativi e commerciali, troppo spesso le aziende scaricano sulle lavoratrici e sui lavoratori il costo delle proprie scelte, facendo pagare loro un prezzo altissimo in termini occupazionali e salariali», dichiarano Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs.
«Continueremo ad essere al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori nell’affrontare una fase così critica – concludono le tre sigle – riteniamo non più rinviabile l’apertura di un confronto strutturale che coinvolga anche le istituzioni locali, con l’obiettivo di individuare soluzioni durature e ripensare un modello che, nelle condizioni attuali, rischia di far perdere tutti».




