Una scenografia essenziale ma densa di significati ha fatto da cornice allo spettacolo andato in scena nella Sala Corrado Sforza Fogliani: la bandiera italiana proiettata sullo schermo, a evocare l’italofilia, cioè l’amore e l’ammirazione per la storia e la cultura del nostro Paese; un poliedro in legno, omaggio a Leonardo da Vinci e alla sua visione della geometria come chiave della struttura naturale; e un libro simbolico, la prima edizione dei Promessi Sposi datata 1840, emblema – come ha spiegato Finazzer Flory – di «uno strumento che ci permette di estendere la nostra memoria e la nostra immaginazione».
Da qui ha preso avvio un percorso tra alcuni dei padri della lingua italiana. Prima tappa Dante Alighieri, con la lettura di un passo del Canto XXVI dell’Inferno, nell’ottava bolgia dell’ottavo cerchio, dove sono puniti i consiglieri fraudolenti: un brano che restituisce il “folle volo” nello stile dantesco attraverso la figura di Ulisse.
Dopo l’esecuzione al pianoforte de “La leggenda del pianista sull’Oceano” di Ennio Morricone da parte di Asako Watanabe, l’attore ha proposto un passaggio tratto dal Codice Atlantico di Leonardo, soffermandosi sul racconto dell’incontro del 1483 con Ludovico Sforza detto il Moro, futuro mecenate dell’artista, che inizialmente si presenta come uomo di spettacolo e musicista, convinto che «la musica è sorella della pittura».
A seguire, dopo un intervento della soprano Elisa Maffi – in un accompagnamento musicale che ha spaziato da Bellini a Mascagni, da Corelli a Verdi, fino a Casella, Morricone e Ortolani – Finazzer Flory ha interpretato il celebre episodio dei Promessi Sposi dell’incontro tra don Abbondio e i bravi.
Il viaggio tra i grandi italiani è proseguito con Filippo Tommaso Marinetti e i manifesti futuristi, con la lettura di un brano in cui un incidente automobilistico viene trasformato in materia poetica.
Penultima tappa Italo Calvino, con Le città invisibili e il racconto di Leonia, allegoria tagliente della società dei consumi in cui tutto diventa rifiuto, fino all’amara constatazione che «forse tutto il mondo è spazzatura».
A chiudere il recital, definito dall’artista «un’opera attualissima», il Cantico delle Creature di san Francesco d’Assisi, considerato la prima poesia in volgare italiano.
Applausi convinti del pubblico e saluto finale di Finazzer Flory che, alzando lo sguardo con un «ciao Corrado», ha reso omaggio al presidente Sforza Fogliani.




