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Radio Bruno Estate costa oltre 65 mila euro al Comune, ma i giornalisti non possono fare il loro lavoro

A differenza delle due precedenti edizioni, alla stampa non sarà consentito accedere al backstage durante la serata. L'Amministrazione, pur sostenendo economicamente la manifestazione, non interviene efficacemente per garantire adeguate condizioni di lavoro all'informazione locale

Giovedì sera piazza Cavalli ospiterà una nuova edizione di Yoga Radio Bruno Estate, evento capace di richiamare migliaia di persone nel cuore della città e di portare a Piacenza alcuni tra gli artisti più popolari del panorama musicale italiano.

È una bella iniziativa, porta visibilità alla città e genera un indotto per alberghi, ristoranti, pubblici esercizi e attività economiche. Non abbiamo nulla contro il concerto. Al contrario.

Nei giorni che hanno preceduto l’evento, Quotidiano Piacenza Online ha dedicato ampio spazio alla manifestazione con articoli, approfondimenti, notizie e video interviste pubblicati sul sito e diffusi attraverso Facebook, YouTube e TikTok. Contenuti che hanno raggiunto migliaia di persone e totalizzato migliaia di visualizzazioni, contribuendo a promuovere l’appuntamento e a farlo conoscere ai cittadini.

Se ci fosse stato disinteresse o pregiudizio da parte nostra, non avremmo certo dedicato tutto questo spazio all’iniziativa.

Proprio per questo riteniamo corretto informare fin d’ora i nostri lettori che, salvo cambiamenti dell’ultima ora o diverse condizioni che consentano un’effettiva attività giornalistica, Quotidiano Piacenza Online non seguirà Yoga Radio Bruno Estate. Una posizione che, per quanto ci risulta, sarà condivisa anche da altre testate online del territorio fra cui sicuramente Il MioGiornale.net.

Si tratta di una scelta che avrà anche un costo per chi la compie. Un evento di queste dimensioni genera inevitabilmente traffico, letture, visualizzazioni e introiti pubblicitari. Rinunciare a raccontarlo non è una scelta conveniente con ripercussioni in termini di audience e ricavi. Proprio per questo riteniamo doveroso spiegarne le ragioni.

La questione non riguarda il concerto, ma la possibilità di svolgere un’attività giornalistica completa. Se le condizioni verranno garantite saremo presenti, come sempre. Diversamente, rischieremmo di essere semplici spettatori e non giornalisti.

L’evento viene spesso definito gratuito. Gratuito per il pubblico, certamente. Non per la collettività. Il Comune di Piacenza ha infatti deliberato un contributo di 65 mila euro a favore dell’organizzazione della manifestazione (Determina 1573/2026). A questo si aggiungono la concessione gratuita di piazza Cavalli e delle aree adiacenti, l’utilizzo di strutture e servizi comunali, energia elettrica, transenne, modifiche alla viabilità, pulizie e supporto logistico. Inoltre è stato affidato un incarico da 3.500 euro per documentare lo stato della pavimentazione della piazza prima e dopo l’evento.

Sono scelte perfettamente legittime. Così come è legittimo che un’amministrazione investa risorse per attrarre manifestazioni di grande richiamo. Esistono però anche gli aspetti meno celebrativi.

Il mercato cittadino è stato trasferito sul Facsal, il centro storico subirà modifiche alla viabilità e diverse attività e residenti dovranno fare i conti con limitazioni operative. Sono disagi che possono essere accettati se finalizzati a un interesse collettivo.

Quello che fatichiamo a comprendere è invece la scarsa considerazione riservata all’informazione locale. Ai giornalisti delle testate locali sarà consentito l’accesso al backstage esclusivamente nel pomeriggio, per un periodo limitato e con la presenza di un solo rappresentante per testata. Un giornalista non potrà essere – ad esempio – affiancato da un cameraman, da un videomaker o da un fotografo per realizzare interviste e contenuti professionali.

Ma soprattutto l’accesso sarà consentito nella fascia oraria meno interessante dal punto di vista giornalistico: non durante la serata, non quando arrivano amministratori, consiglieri comunali, assessori, sindaci, rappresentanti delle istituzioni e personalità del territorio, non quando si sviluppa quella parte dell’evento che potrebbe essere oggetto di cronaca, approfondimento e racconto.

A differenza delle prime due edizioni piacentine di Radio Bruno Estate, quest’anno per i giornalisti il backstage sarà sostanzialmente off limits. Per quanto riguarda il concerto vero e proprio, agli organi di informazione verrà (forse) offerta la possibilità di entrare in piazza e assistere allo spettacolo fra la folla (forse) entrando attraverso un accesso dedicato. Ma il punto è esattamente questo.

Non chiediamo un posto privilegiato né l’accesso per intervistare gli artisti. Chiediamo semplicemente di poter lavorare.

Perché in una piazza gremita da migliaia di persone si può assistere a uno spettacolo. Difficilmente si possono realizzare interviste, raccogliere dichiarazioni, effettuare riprese professionali, documentare e raccontare ciò che accade attorno a una manifestazione che coinvolge la città e le sue istituzioni. In altre parole, si può essere spettatori. Non giornalisti.

Il nostro obiettivo non è partecipare all’evento. Il nostro obiettivo è raccontarlo.

Negli anni abbiamo seguito manifestazioni nazionali e internazionali caratterizzate da esigenze di sicurezza enormemente superiori e dalla presenza di artisti di fama mondiale. Pur nel rispetto delle regole organizzative, è sempre stato possibile individuare modalità che consentissero alla stampa di svolgere concretamente il proprio lavoro.

Per questo facciamo fatica a comprendere come oggi una tappa di Yoga Radio Bruno Estate possa imporre alle testate locali limitazioni più severe di quelle incontrate in occasione di eventi ben più complessi.

La sensazione è che il problema non sia organizzativo. La sensazione è che il ruolo dell’informazione locale sia stato considerato secondario.

La promozione di una città non passa soltanto dalle telecamere nazionali o dai social degli artisti. Passa anche dal lavoro delle testate locali, che raccontano gli eventi, spiegano ai cittadini disagi e modifiche organizzative, documentano ciò che accade e ne conservano la memoria.

Radio Bruno organizza il concerto una volta. La stampa locale racconta la città 365 giorni l’anno. 

Una riflessione riguarda anche i partner e gli sponsor della manifestazione, tra cui importanti realtà economiche e istituzionali, compresa Iren.

Sarebbe interessante sapere se ritengano coerente investire nella promozione di un evento che, almeno secondo le modalità attualmente previste, limita il lavoro dell’informazione locale. Non è una polemica nei confronti delle aziende coinvolte, ma una domanda sul valore che tutti i soggetti interessati attribuiscono al ruolo dell’informazione.

Vorremmo infine spendere due parole sul ruolo che, in tutto questo, sta giocando Palazzo Mercanti.

Alle proteste avanzate da alcuni giornalisti, la risposta fornita dal Comune è stata sostanzialmente che la gestione del backstage e dei pass compete all’organizzazione dell’evento e non all’Amministrazione comunale.

Una posizione che fatichiamo a condividere. Il Comune non è un soggetto estraneo alla manifestazione. Ha deliberato un contributo economico di 65 mila euro, mette a disposizione gratuitamente piazza Cavalli e altre aree pubbliche, garantisce servizi, supporto logistico e sostiene ulteriori costi collegati all’evento.

Per questo appare difficile sostenere che non abbia alcuna voce in capitolo quando si parla di condizioni di accesso e di lavoro per l’informazione locale.

Nessuno pretende che Palazzo Mercanti organizzi direttamente gli accrediti stampa. Ma è legittimo chiedersi se, a fronte di un investimento pubblico di questa portata, non avrebbe potuto pretendere dall’organizzazione alcune garanzie minime per consentire alle testate del territorio di svolgere adeguatamente il proprio lavoro. L’ufficio stampa comunale lo ha fatto egregiamente in altre occasioni, ad esempio durante il passaggio del Tour de France.

Anche perché il problema non sembra essere legato esclusivamente a ragioni di sicurezza o di capienza. Se nel backstage potranno accedere consiglieri comunali, assessori, amministratori, ospiti e altre persone che non svolgono attività informativa, risulta difficile comprendere perché non possano essere individuate modalità adeguate per consentire ai giornalisti di fare il proprio lavoro.

Chi informa i cittadini non dovrebbe essere considerato un problema organizzativo “da contenere”. Dovrebbe essere considerato parte integrante di quell’ecosistema che consente a una manifestazione di essere raccontata, documentata e conosciuta ben oltre le poche ore della sua durata. Per questo il tema non riguarda soltanto Radio Bruno.

Riguarda soprattutto il ruolo che il Comune intende riconoscere all’informazione locale quando decide di sostenere economicamente un evento con il denaro dei contribuenti.

Carlandrea Triscornia
Carlandrea Triscornia
Giornalista professionista si è laureato in giurisprudenza presso l’Università di Bologna. Ha inoltre ottenuto il Diploma in Legal Studies presso la Cardiff Law School - Università del Galles (UK). Ha iniziato la sua carriera come collaboratore del quotidiano di Piacenza Libertà. Dopo un corso di giornalismo radiotelevisivo ha svolto uno stage presso l’emittente Telereggio divenendone prima collaboratore e poi redattore. Successivamente ha accettato l’incarico di direttore generale e direttore editoriale di Telecittà emittente regionale ligure, dove ha lavorato per tre anni. E’stato quindi chiamato dalla genovese Videopiù ad assumere il ruolo di responsabile delle sedi regionali di SkyTG24 affidate in outsourcing alla stessa società. Trascorsi cinque anni è rientrato nella nativa Piacenza avviando una attività imprenditoriale che lo vede tuttora impegnato. Ha fondato PiacenzaOnline, quotidiano di Piacenza di cui è direttore responsabile. Ha collaborato con l’Espresso e con Avvenire oltre che con Telemontecarlo - TMC News come corrispondente dall’Emilia ed ha lavorato come redattore presso Dodici-Teleducato Parma. Appassionato di Internet e di nuove tecnologie parla correntemente inglese. Sposato, ha due figli.
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