Quando il Comune di Piacenza aveva annunciato il via libera a un percorso partecipato su piazza Cittadella, la tentazione per Legambiente era stata quella di rispedire al mittente l’offerta – tardiva – di dialogo. L’associazione ambientalista, infatti, si era trovata a scontrarsi anche con il Comune nelle aule giudiziarie nel tentativo di salvare gli alberi poi abbattuti. Alla fine la scelta è stata quella di essere presenti al percorso partecipativo, ma con un’impostazione nettamente critica e chiarendo che si tratta di una decisione tutt’altro che scontata: la partecipazione attuale, spiegano, «non significa voltare pagina senza guardare cosa è successo».
Laura Chiappa, presidente dell’associazione, in occasione del primo incontro, davanti a palazzo Farnese, ha letto un comunicato in cui ha ricordato che la decisione di partecipare è frutto di «molte riflessioni e non pochi dubbi», motivata da «responsabilità verso una città che amiamo e che da anni proviamo a difendere e migliorare», ma non certo da un allineamento con l’impostazione dell’amministrazione.
«Un percorso partecipativo, per essere reale e utile, deve basarsi su fiducia e rispetto reciproco, riconoscendo sempre la legittimità e la dignità di tutti i soggetti coinvolti, anche quando le posizioni sono diverse. In assenza di questo, resta solo una forma vuota.
La storia di Piazza Cittadella dimostra purtroppo altro: anni di incertezze, scelte portate avanti senza ascolto, un decisionismo di questa giunta rigido che ha ignorato osservazioni puntuali, anche quando riguardavano criticità evidenti, sia sul piano amministrativo sia nei rapporti con il concessionario.
E oggi il risultato è sotto gli occhi di tutti: una piazza stravolta, ferita, sospesa in un tempo indefinito. Non solo brutta da vedere, ma dolorosa perché ciò che è accaduto era stato previsto, segnalato, discusso e soprattutto ignorato. Avviare ora un percorso partecipativo avrebbe richiesto, come segnale di una riflessione avvenuta, almeno un gesto semplice: riconoscere che qualcosa non ha funzionato. Che quella fiducia assoluta nel progetto – che avrebbe dovuto risolvere il degrado e portare un parcheggio interrato – era, nei fatti, un azzardo.
Questo passaggio non c’è stato. Eppure la frattura con una parte della città c’è stata ed è evidente. Lo dimostra anche quanto accaduto con il ricorso ex art. 700 promosso proprio da Legambiente e da 11 cittadini residenti in piazza per salvare le 15 alberature che abbellivano da oltre 70 anni la piazza: un’azione rivolta al solo gestore, non al Comune, che ha scelto comunque di schierarsi in giudizio a difesa del concessionario e contro ai propri cittadini. Lo stesso soggetto che, dopo l’abbattimento velocissimo degli alberi due giorni dopo l’ordinanza, ha poi lasciato la piazza bloccata per oltre un anno, mettendo in difficoltà l’intera città.
Di tutto questo oggi non si parla. Si racconta invece una forma di partecipazione come fosse l’evento finale di un percorso lineare, andato come previsto. Ma non è così. E senza questa consapevolezza è difficile ricostruire quella fiducia che serve davvero per ripartire.
Da anni – ben prima di questa amministrazione – Legambiente, insieme ad altre realtà e cittadini, ha indicato problemi e alternative: un parcheggio interrato in centro storico è una scelta superata, in contrasto con la mobilità sostenibile; esistono soluzioni diverse per la sosta nell’area nord; serviva un progetto unitario con Piazza Casali, come richiesto dalla Soprintendenza; il degrado dell’autostazione si poteva affrontare con interventi semplici; le alberature erano una difesa concreta contro il caldo sempre più intenso; era indispensabile verificare prima la presenza di reperti archeologici nel sottosuolo. Oggi colpisce che, nonostante l’evidenza, non ci sia neppure un riconoscimento, anche parziale, della fondatezza di queste preoccupazioni, portate avanti per anni da cittadini e associazioni con senso civico.
Nonostante tutto questo, abbiamo scelto di esserci. Perché pensiamo che sottrarsi non serva. Daremo il nostro contributo, con serietà e responsabilità, come abbiamo sempre fatto. Ma non possiamo nascondere una diffidenza che nasce dai fatti. E allora la domanda vera è: da dove ripartire?
Per ridare dignità e futuro a Piazza Cittadella serve un cambio netto: abbandonare definitivamente il parcheggio interrato e individuare soluzioni alternative per la sosta nell’area nord; riportare il verde e le alberature, indispensabili anche per difendersi dal caldo e pensare a una copertura semi impermeabile della piazza; ripensare l’area davanti alla scuola Mazzini come spazio sicuro e vivo per studenti e attività all’aperto; pedonalizzare via Cittadella anche solo parzialmente; valutare una struttura leggera nell’area dell’ex autostazione, accogliente per cittadini e visitatori, ripensare al progetto di piazza Casali alla luce di quanto risulterà dal percorso partecipato di piazza Cittadella.
Non è solo una questione urbanistica. È una questione di idea di città. Una città che ascolta prima di decidere. Una città che non consuma i propri spazi, ma li cura. Una città che ricostruisce fiducia. È da qui che bisogna ripartire, è da qui che chiediamo di ripartire».
Il primo incontro si è svolto nella forma di una passeggiata di quartiere a cui hanno preso parte i rappresentanti di Legambiente, l’assessore Groppelli, l’assessore Fantini, gli addetti della società Arcadis, incaricata di “facilitare” il confronto, e un ristretto gruppo di cittadini. A seguire si è tenuto un incontro al Laboratorio Aperto.
«Innanzitutto – ha sottolineato l’assessore alla partecipazione Serena Groppelli – vorrei ringraziare le persone che, singolarmente o in rappresentanza della propria associazione, hanno scelto di dialogare ed essere fattivamente coinvolte in questo processo di rigenerazione urbana vitale per il centro storico e per il futuro di Piacenza. Con Arcadis abbiamo iniziato un cammino in cui crediamo molto, per il quale abbiamo investito energie e risorse importanti nella convinzione che dalle difficoltà si possa e si debba ripartire insieme alla cittadinanza, in tutte le sue componenti».
Il sindaco Katia Tarasconi è intervenuto al Laboratorio Aperto per portare un saluto ai presenti, ribadendo la fiducia nel contributo che la comunità potrà dare per delineare il futuro assetto di piazza Cittadella: «Il confronto con la città è un passaggio fondamentale quando si affrontano temi complessi come quello di piazza Cittadella. L’Amministrazione ha scelto di aprire un percorso di ascolto e di lavoro condiviso: di fronte alle difficoltà si può restare fermi ad attendere, oppure mettersi al lavoro insieme alla comunità. Noi abbiamo scelto la seconda strada».
Nel corso dell’incontro è stato ribadito che esistono alcuni vincoli progettuali dai quali non si può prescindere, tra cui il mantenimento del «cono ottico» che garantisce la prospettiva su palazzo Farnese da via Cittadella, come richiesto dalla Soprintendenza, e il transito veicolare su via Baciocchi. Sul fronte della viabilità, tra le proposte emerse durante la passeggiata figurano la creazione di un’isola pedonale nella zona prospiciente il cortile del plesso Mazzini–Faustini (con inversione del senso di marcia e possibilità di svoltare a sinistra per chi proviene da via Cittadella) e un’area ludica o «di respiro» per i bambini all’uscita da primaria e infanzia.
Sono stati affrontati anche i temi della tutela ambientale, della necessità di rafforzare la presenza delle alberature e delle questioni legate a sicurezza, decoro e iniziative capaci di favorire la frequentazione della piazza. Non è mancata la suggestione, avanzata da alcuni cittadini, di una struttura polifunzionale in armonia con i volumi esistenti, in grado di ospitare attività culturali e ricettive, con la possibilità di un’area caffè o un piccolo ristorante panoramico.
Martedì 31 marzo, a palazzo Farnese, si terranno tre tavoli tematici: dalle 17 alle 18.30 la Consulta Ambiente e Territorio e le associazioni; dalle 18.30 alle 20 le scuole; dalle 20 alle 21.30 residenti e commercianti.





