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Omicidio di via Pastore a Piacenza. Per la procura non è stato un femminicidio

Contesto famigliare molto complicato, reso ancora più difficile dalla morte di un figlio in un incidente stradale

Non viene contestato il reato di femminicidio a Hako Vitanov, l’uomo accusato di aver ucciso la moglie Milena Vitanova nell’appartamento di via Pastore, a Piacenza. A chiarirlo è stata la procuratrice Grazia Pradella nel corso della conferenza stampa convocata presso il comando di via Beverora nella mattinata di oggi, 12 maggio, insieme al comandante provinciale dei carabinieri Pierantonio Breda. Secondo gli inquirenti, il delitto si sarebbe sviluppato all’interno di una situazione familiare segnata da anni di sofferenza, fragilità psicologiche e tensioni aggravate dalla morte di uno dei figli della coppia avvenuta nel 2020.

«Non si tratta di femminicidio – ha detto la dottoresa Pradella – perché è un atto nato da una situazione di disperazione familiare dove abbiamo riscontrato dei comportamenti disturbanti da parte e disturbate da parte della vittima connessa alla morte del figlio. Nessuna volontà di prevaricazione della vittima in quanto donna da parte del marito ma solo tanta tanta sofferenza il che non escludi ovviamente la gravità del fatto sia ben chiaro però non è possibile non è corretto connotarlo come femminicidio l’articolo 577 bis». Allincontro con i giornalisti era presente anche Emanuela Podda, il pm titolare dell’indagine.

Il capo della procura ha quindi ricostruito il contesto emerso dalle indagini: «Abbiamo appurato che la vittima nel 2020 e nel 2021 aveva subito un procedimento penale poi finito in assoluzione – per difetto dell’elemento soggettivo – per maltrattamenti nei confronti del marito e nei confronti dei figli, due dei quali all’epoca ancora minorenni. Il procedimento nasceva perché si è appreso che la donna fin dal 2018 soffrisse di una forma piuttosto preoccupante di depressione a cui si è raggiunto un abuso di sostanze alcoliche. Questa situazione ha avuto un rapidissimo peggioramento allor quando nel 2020 per un incidente stradale molto grave è deceduto uno dei cinque figli della coppia».

Secondo quanto emerso, venerdì pomeriggio all’interno dell’abitazione si sarebbe verificata l’ennesima lite. I figli, sentendo le urla, si sarebbero chiusi in camera e successivamente il padre li avrebbe fatti uscire di casa. Poco dopo l’aggressione mortale. Gli investigatori, allo stato attuale, non contestano la premeditazione.

Il comandante provinciale dei carabinieri Pierantonio Breda ha poi ricostruito le fasi immediatamente successive all’omicidio e le ricerche dell’uomo: «L’uomo dopo aver chiamato il 112 ha abbandonato il telefonino nella cassetta delle lettere e si è dato la fuga. I carabinieri che sono intervenuti sul posto sono dovuti entrare dal terrazzo. La casa si trovava al sesto piano. Qui, nel soggiorno, hanno trovato il corpo della donna. Non avevamo notizie, all’inizio, di come si fosse allontanato l’uomo. Temevamo anche che avesse con sé i figli uno dei quali è minorenne (ha 10 anni). Per fortuna siamo riusciti ad individuare, grazie ai vicini, dove fossero i figli e con il loro aiuto siamo arrivati al cimitero dove abbiamo trovato l’uomo, vicino alla tomba del figlio deceduto. L’uomo si è subito arreso e non ha opposto alcuna resisenza».

Hako Vitanov, incensurato, aveva con sè un altro coltello con cui aveva tentato di togliersi la vita. Per questo è stato soccorso dai militari e poi accompagnato al pronto soccorso per suturare la ferita. Infine è stato portato in carcere dove si trova tuttora, con l’accusa di omicidio aggravato del coniuge. Durante l’interrogatorio di garanzia davanti al gip si è avvalso della facoltà di non rispondere. Sulla donna sono state riscontrate numerose ferite da arma da taglio, in particolare alla gola. L’autopsia sarà eseguita presso l’istituto di Medicina legale di Pavia.

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