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Logistica, la prima indagine provinciale fotografa luci e ombre del settore: «Serve un Patto per governare la crescita»

Piacenza si conferma uno dei principali hub logistici italiani, capace di generare occupazione, investimenti e crescita economica, ma il modello di sviluppo costruito negli ultimi vent’anni mostra anche limiti e criticità sempre più evidenti. È questo il quadro che emerge dalla prima “Indagine sulla logistica nella realtà piacentina”, presentata oggi nella sala “G. Piana” dell’Università Cattolica e promossa dalla Provincia di Piacenza insieme a Università Cattolica, Politecnico di Milano, Nomisma, Fondazione ITL e Consorzio Poliedra.

Per la prima volta il territorio dispone di una fotografia organica del comparto logistico locale: un’analisi che non si limita agli aspetti economici ma affronta anche impatti sociali, ambientali, urbanistici e occupazionali, delineando linee guida e proposte operative per il futuro.

I numeri confermano la dimensione ormai strutturale del fenomeno. La contract logistics piacentina conta 785 unità locali, circa 14.700 addetti, 2,2 miliardi di fatturato e oltre 40 milioni di tonnellate di merci movimentate ogni anno. Dal 2012 al 2023 gli occupati sono cresciuti del 54%, mentre il volume d’affari è aumentato del 67%, con performance superiori alla media regionale e nazionale. Solo i grandi magazzini logistici piacentini producono oltre un miliardo di euro di fatturato, pari al 34% dell’intero comparto emiliano-romagnolo.

La logistica ha inoltre avuto effetti importanti sul piano demografico: nei territori interessati dai grandi poli, in particolare Castel San Giovanni e Piacenza, la popolazione è cresciuta grazie all’arrivo di lavoratori attratti dalle opportunità occupazionali del settore. Lo studio stima che circa 43.800 persone, quasi il 16% della popolazione provinciale, dipendano direttamente o indirettamente dalla logistica.

Accanto a questi dati, però, l’indagine mette in evidenza un insieme di criticità che gli stessi promotori definiscono ormai non più eludibili.

Una delle principali riguarda il rapporto tra logistica e territorio. Lo studio sottolinea come Piacenza sia diventata soprattutto un luogo di transito delle merci più che un sistema capace di trattenere valore aggiunto. Gran parte delle attività resta concentrata su funzioni operative a basso contenuto tecnologico o decisionale, mentre le funzioni strategiche e direzionali rimangono altrove. In sostanza, il territorio ospita magazzini, traffico e consumo di suolo, ma intercetta solo in parte la ricchezza generata dalle filiere.

Proprio il consumo di suolo rappresenta uno dei nodi più delicati. Tra il 1994 e il 2025 la logistica ha occupato circa 634 ettari di territorio, spesso agricolo, con una crescita accelerata negli ultimi anni: si è passati da circa 19 ettari consumati all’anno a oltre 30 ettari annui nel periodo più recente. I comuni maggiormente interessati risultano Castel San Giovanni, Piacenza, Fiorenzuola, Pontenure e Caorso.

Lo studio del Politecnico evidenzia come la pressione insediativa stia producendo effetti sempre più pesanti sul paesaggio, sulla frammentazione territoriale e sui servizi ecosistemici. La perdita di capacità agricola viene stimata tra 17mila e 19mila tonnellate annue di produzione, con un danno economico valutato tra 2,7 e 3 milioni di euro l’anno. A questo si aggiunge la riduzione della capacità dei suoli di immagazzinare carbonio, quantificata in oltre 10 milioni di euro.

Anche il tema ambientale emerge con forza. Secondo lo studio, circa il 10,4% delle percorrenze del traffico commerciale provinciale è legato direttamente alla logistica, con emissioni rilevanti di ossidi di azoto e CO₂. A incidere non sono solo i mezzi di trasporto ma anche gli stessi edifici logistici, energivori e spesso poco efficienti.

Non meno rilevanti le criticità sociali. L’indagine condotta su oltre 800 lavoratori restituisce un quadro articolato: se da un lato l’87% degli occupati ha un contratto a tempo indeterminato e una parte significativa si dichiara soddisfatta del proprio lavoro, emergono forti squilibri soprattutto tra lavoratori italiani e stranieri. Gli stranieri risultano concentrati nei ruoli più operativi e meno qualificati, con stipendi più bassi e maggiore precarietà.

Particolarmente significativo il dato sul cosiddetto “working poor”: molti lavoratori, soprattutto stranieri, pur avendo un impiego stabile faticano a sostenere contemporaneamente affitto, spese familiari e invio di rimesse ai Paesi d’origine. Lo studio evidenzia casi in cui il reddito residuo mensile disponibile scende a poco più di cento euro.

Il problema abitativo viene indicato come uno dei punti più critici. Più della metà dei lavoratori stranieri dichiara difficoltà nel trovare casa, mentre la crescita dei poli logistici ha aumentato la pressione sul mercato immobiliare di alcuni comuni. A ciò si aggiungono le difficoltà nei collegamenti: molti lavoratori raggiungono i magazzini con mezzi propri a causa di un trasporto pubblico ritenuto insufficiente, soprattutto nell’area di Castel San Giovanni.

Un’altra criticità evidenziata riguarda la governance del comparto. Secondo i ricercatori, lo sviluppo della logistica piacentina è cresciuto negli anni in modo molto rapido ma frammentato, senza una regia unitaria capace di coordinare urbanistica, ambiente, mobilità, welfare e lavoro. Da qui nasce la proposta centrale contenuta nell’indagine: la creazione di un “Patto per la Logistica”.

L’idea è costruire una governance stabile che coinvolga enti locali, università, imprese e parti sociali, attraverso strumenti permanenti come un Comitato strategico, un’unità tecnico-scientifica di monitoraggio e persino la figura di un “Logistic Manager” territoriale incaricato di coordinare servizi e bisogni legati al comparto.

Tra le priorità indicate figurano anche il rafforzamento del trasporto ferroviario, il riuso di aree già urbanizzate invece di nuovo consumo di suolo, investimenti su edifici energeticamente efficienti, maggiore integrazione con il tessuto produttivo locale e una selezione più attenta degli operatori logistici, privilegiando attività a maggiore valore aggiunto.

«Questa indagine ci consente per la prima volta di avere una lettura organica del fenomeno», ha sottolineato la presidente della Provincia Monica Patelli, evidenziando la necessità di accompagnare la crescita del settore verso modelli più sostenibili e integrati. Sulla stessa linea il vicepresidente regionale Vincenzo Colla, che ha parlato della necessità di superare «la parcellizzazione che oggi rappresenta il principale fattore di debolezza».

Il sostanza il settore logistica continua a rappresentare uno dei motori economici più importanti del territorio piacentino, ma pone interrogativi sempre più urgenti sulla sostenibilità futura del modello di sviluppo costruito finora.

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