HomeScuola & UniversitàDimensionamento scolastico, i sindacati dicono no ai tagli e al commissariamento

Dimensionamento scolastico, i sindacati dicono no ai tagli e al commissariamento

I sindacati della scuola prendono posizione con un comunicato congiunto a firma di Monica Ottaviani (FLC CGIL Emilia-Romagna), Luca Battistelli (CISL Scuola Emilia-Romagna), Rosarita Cherubino (Gilda Emilia-Romagna) e Gianni Fontana (SNALS Confsal Emilia-Romagna), sul tema del dimensionamento della rete scolastica, esprimendo forte preoccupazione per l’ipotesi di commissariamento della Regione e per il taglio di 17 autonomie scolastiche. Una prospettiva definita grave e inaccettabile, che configura un attacco diretto alla scuola pubblica.

L’Emilia-Romagna viene indicata come una regione virtuosa, che ha resistito alle pressioni ministeriali e ha fatto bene a farlo. I sindacati giudicano infatti gravissimo che il governo, dopo la diffida, si appresti a nominare un commissario ad acta con il compito di ridurre il numero delle istituzioni scolastiche regionali.

Secondo i dati richiamati nel comunicato, le scuole dell’Emilia-Romagna risultano ampiamente normodimensionate rispetto ai parametri nazionali. La popolazione scolastica è pari a circa 530.000 studenti e studentesse, con un rapporto medio regionale di 994 alunni distribuiti in 532 scuole, valore superiore alla media indicata dal ministero, fissata a 938. Alla luce di questi numeri, per le organizzazioni sindacali non esiste alcuna motivazione oggettiva per procedere al taglio di 17 autonomie scolastiche, che porterebbe il totale a 515.

Un intervento che viene definito ingiustificato, iniquo e vessatorio, con effetti negativi sul funzionamento delle scuole dell’autonomia e con il rischio di compromettere il diritto allo studio garantito dalla Costituzione. Da qui il sostegno alla scelta della Regione Emilia-Romagna di non accettare la chiusura delle 17 autonomie scolastiche e di non prestarsi a quello che viene definito un vero e proprio ridimensionamento del sistema scolastico pubblico regionale.

I sindacati sottolineano inoltre che le conseguenze più pesanti ricadrebbero sui territori montani e sulle aree interne, con ripercussioni anche sulle scuole delle città. Sarebbero oltre 17.000 gli studenti e le studentesse coinvolti, con un peggioramento della qualità dell’offerta formativa e una compressione del diritto allo studio.

Nel comunicato vengono infine evidenziati i gravi effetti sul piano occupazionale. I tagli previsti dalla legge di bilancio hanno già modificato i criteri di assegnazione degli organici del personale ausiliario, tecnico e amministrativo, con il rischio concreto di ulteriori perdite di posti di lavoro. Una situazione che si inserisce in un contesto già critico, caratterizzato da organici insufficienti a garantire sicurezza, sorveglianza, assistenza all’handicap, gestione amministrativa e piena operatività dei laboratori.

Da qui l’appello finale: «Il ministro è pronto a inviare un commissario ad acta per tagliare la scuola pubblica? Non ci piegheremo facilmente a un provvedimento iniquo e dannoso, nell’interesse degli studenti, delle studentesse e dell’intera comunità regionale».

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