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«Siamo i cinesi d’Europa»: Cingolani a Piacenza riflette sul ritorno dello Stato nell’economia

Al PalabancaEventi la presentazione del libro “Mal di Stato”. Il giornalista del Foglio analizza l’espansione dell’intervento pubblico tra crisi, pandemia, guerre e finanza

Lo Stato è tornato a occupare spazi sempre più ampi nell’economia e nella vita pubblica, spesso andando oltre il ruolo di arbitro per assumere quello di protagonista diretto nelle scelte industriali, finanziarie e strategiche del Paese. Attorno a questa riflessione si è sviluppato l’incontro ospitato al PalabancaEventi di via Mazzini, nella Sala Corrado Sforza Fogliani, dove il giornalista e scrittore Stefano Cingolani ha presentato il suo libro “Mal di Stato – Il ritorno della mano pubblica nell’economia italiana”, pubblicato da Rubbettino Editore, nell’ambito di un’iniziativa promossa da Banca di Piacenza e Arca Fondi SGR.

Ad aprire l’incontro è stato il vicedirettore generale area crediti della Banca di Piacenza, Lodovico Mazzoni. Successivamente Cingolani, editorialista del quotidiano Il Foglio ed esperto di economia e politica internazionale, ha dialogato con Simone Bini Smaghi approfondendo le tesi contenute nel volume.

Il punto di partenza del ragionamento dell’autore è l’osservazione di una progressiva espansione dell’intervento pubblico nell’economia. Secondo Cingolani, negli ultimi anni i governi hanno progressivamente superato la semplice funzione regolatrice, arrivando a influenzare direttamente le strategie delle imprese e degli istituti bancari. Una tendenza che il giornalista definisce una sorta di “restaurazione” destinata, a suo giudizio, a mostrare limiti ancora più evidenti nel contesto italiano.

Nel corso dell’incontro sono state indicate tre date simboliche che, secondo l’autore, hanno segnato il ritorno del primato dello Stato e della politica sull’economia globale. La prima è l’11 settembre 2001, con l’attacco alle Torri Gemelle, evento che avrebbe riportato al centro il tema della sicurezza a discapito delle libertà individuali. La seconda è il 15 settembre 2008, giorno del fallimento della banca americana Lehman Brothers, che aprì la più grave crisi finanziaria mondiale dal 1929 e coincise con l’emergere della Cina come nuovo modello economico caratterizzato da un forte controllo statale. La terza data individuata è l’11 marzo 2020, quando l’Organizzazione mondiale della sanità dichiarò ufficialmente la pandemia da Covid-19, accelerando ulteriormente il ritorno di uno Stato centrale e interventista.

A questi eventi, ha osservato Cingolani, si sono aggiunti negli ultimi anni nuovi fattori destabilizzanti, come i conflitti internazionali e il ritorno sulla scena politica di Donald Trump, elementi che hanno ulteriormente aumentato la richiesta di protezione da parte dei cittadini. Una domanda di sicurezza che, secondo il giornalista, rischia però di espandersi senza più limiti, alterando il necessario equilibrio tra Stato, mercato e libertà individuali.

Nel suo intervento l’autore ha anche ricostruito il rapido tramonto della stagione delle liberalizzazioni e delle privatizzazioni, che a suo avviso sarebbe durata poco più di un decennio. Il cambiamento sarebbe diventato evidente nel momento in cui settori strategici dell’economia italiana hanno iniziato a essere regolati principalmente da logiche politiche, dalle fusioni bancarie del 2006-2007 fino alle nomine nelle grandi aziende partecipate dallo Stato.

Particolarmente significativo il passaggio dedicato al peso delle imprese pubbliche nell’economia italiana. Secondo i dati riportati nel libro, le 58 grandi e medie aziende controllate dal Ministero dell’Economia o dalla Cassa Depositi e Prestiti rappresentano oggi il 15,4% del prodotto interno lordo nazionale, una quota doppia rispetto a quella degli anni Settanta. Le stesse società valgono quasi il 28% della capitalizzazione della Borsa di Milano e impiegano circa 483mila addetti.

Cingolani ha sottolineato come l’influenza pubblica non si limiti però alle grandi partecipazioni statali, ma si estenda anche al sistema bancario, alle società municipalizzate e alla gestione della spesa pubblica e dei trasferimenti economici. Tra gli strumenti citati dall’autore anche il cosiddetto “golden power”, che secondo il giornalista sarebbe stato utilizzato in modo sempre più ampio dal Governo, citando tra gli esempi l’operazione tra Unicredit e Banco Bpm.

Nella parte conclusiva dell’incontro il giornalista ha evidenziato però anche la forte capacità imprenditoriale italiana, che avrebbe consentito al Paese di mantenere un ruolo centrale nel commercio internazionale nonostante le difficoltà strutturali. L’Italia, ha ricordato, resta tra i principali esportatori mondiali insieme a realtà come Giappone e Corea del Sud grazie alla capacità di produrre beni apprezzati nel mondo. Da qui la provocatoria definizione scelta da Cingolani: «Siamo i cinesi d’Europa».

Al termine dell’iniziativa i partecipanti hanno ricevuto una copia del volume e l’autore si è trattenuto per il tradizionale firmacopie.

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