Un’economia che tiene, ma rallenta. Un territorio che continua a mostrare capacità produttiva, forte propensione all’export e livelli di benessere superiori alla media nazionale, ma che deve fare i conti con un sistema industriale in difficoltà, un mercato del lavoro sempre più fragile, nuove vulnerabilità sociali e un quadro internazionale caratterizzato da instabilità e tensioni geopolitiche. È questa, in estrema sintesi, la fotografia che emerge dal Report 2026 sull’economia piacentina, presentato oggi al PalabancaEventi durante la quinta edizione della “Giornata dell’economia piacentina”.
L’iniziativa, ospitata nella Sala Corrado Sforza Fogliani gremita di autorità civili e militari, rappresentanti istituzionali, imprenditori e associazioni di categoria, è stata promossa da Banca di Piacenza, Università Cattolica del Sacro Cuore e Camera di Commercio dell’Emilia. Il rapporto è stato curato dal Laboratorio LEL dell’Università Cattolica sotto la responsabilità scientifica del professor Paolo Rizzi.
Secondo il rapporto, il 2025 è stato un anno complesso per il sistema economico e sociale piacentino. Dopo la ripresa seguita alla pandemia, già nel 2024 erano emersi i primi segnali di rallentamento, aggravati nel corso del 2025 dall’instabilità internazionale, dai conflitti in Ucraina e Medio Oriente, dal ritorno di tensioni protezionistiche e dall’aumento dell’incertezza globale. Il risultato è una crescita del Pil provinciale limitata allo 0,1%, con il valore dell’economia piacentina che raggiunge i 10,7 miliardi di euro. A sostenere questo modesto incremento sono stati soprattutto agricoltura, costruzioni e servizi, mentre il settore industriale ha registrato una contrazione significativa.
Nel corso dell’incontro, coordinato da Eduardo Paradiso, è stato ricordato anche il ritorno del rapporto annuale sull’economia locale, interrotto per sette anni e ripreso dal 2022 grazie alla collaborazione tra gli enti promotori.
Ad aprire la giornata sono stati i saluti istituzionali del vicepresidente della Banca di Piacenza, Domenico Capra, che ha ricordato il ruolo avuto da Corrado Sforza Fogliani nel rilanciare questo appuntamento dedicato all’analisi del territorio. Presenti anche il direttore generale e amministratore delegato Angelo Antoniazzi, il vicedirettore generale Pietro Boselli e altri dirigenti dell’istituto.
Il vicepresidente della Camera di Commercio dell’Emilia, Filippo Cella, ha invece evidenziato alcune criticità strutturali, soffermandosi in particolare sul progressivo indebolimento delle aree interne dell’Appennino, dove continua a diminuire il numero delle imprese. Pur parlando di una sostanziale tenuta del sistema economico locale, Cella ha sottolineato la debolezza della crescita e le difficoltà dell’industria, indicando invece prospettive migliori per servizi e agroalimentare. Ha inoltre annunciato uno stanziamento superiore agli 11 milioni di euro destinato ai territori di Piacenza, Parma e Reggio Emilia per sostenere innovazione, digitalizzazione e sostenibilità delle imprese.
Uno degli interventi più articolati è stato quello di Guido Caselli, che ha raccontato il presente e il futuro del territorio piacentino attraverso una serie di slide ispirate alle riflessioni dello scrittore Stefano Benni. Caselli ha descritto una società “sospesa tra il non più e il non ancora”, caratterizzata dall’invecchiamento della popolazione, dall’aumento della presenza straniera, dalla perdita di potere d’acquisto causata dall’inflazione e da un mercato del lavoro che continua a offrire occupazione ma fatica a trovare persone disponibili e competenti.
Nel suo intervento il direttore di Unioncamere ha inoltre insistito sulla necessità di valorizzare le capacità umane nell’epoca dell’intelligenza artificiale, parlando della necessità di creare una “officina generativa di relazioni”, capace di integrare innovazione tecnologica, creatività, intelligenza sociale e coesione comunitaria.
Il report entra poi nel dettaglio di numerosi indicatori economici e sociali. Sul fronte occupazionale, il 2025 registra ancora una crescita, con circa 600 lavoratori in più e un totale di 134mila occupati. Il tasso di occupazione raggiunge il 72,1%, ben superiore alla media italiana. Tuttavia aumentano anche le fragilità del mercato del lavoro: il tasso di disoccupazione sale al 6%, oltre la media regionale, con più di 8mila persone senza impiego. Tornano inoltre a crescere disoccupazione femminile e giovanile, mentre continua il forte ricorso a contratti a tempo determinato e lavoro somministrato.
Segnali negativi emergono anche dal ricorso alla cassa integrazione, aumentata del 58% nell’ultimo anno fino a raggiungere 1,9 milioni di ore autorizzate.
Molto preoccupante il dato relativo alle imprese attive. Nel 2025 Piacenza ha perso 888 aziende, con una diminuzione del 3,5%, la peggiore degli ultimi tredici anni. I settori più colpiti sono commercio, agricoltura e industria. Per la prima volta dopo oltre dieci anni diminuiscono anche le imprese straniere, pur continuando a rappresentare una componente fondamentale del tessuto produttivo locale.
Sul fronte bancario, invece, i depositi raggiungono il massimo storico di 10,9 miliardi di euro, mentre i prestiti tornano a crescere dopo anni di contrazione. Piacenza mantiene inoltre un numero di sportelli bancari per abitante superiore a quello di molte province vicine, grazie anche alla presenza della banca locale.
Il commercio internazionale conferma la forte vocazione esportatrice del territorio, anche se il 2025 registra una frenata rispetto all’anno precedente. Le esportazioni scendono a 6,6 miliardi di euro (-4,5%), penalizzate soprattutto dal calo verso Asia e America, mentre le importazioni crescono del 16,5%, determinando un saldo commerciale negativo di 1,7 miliardi. Nonostante questo, il peso dell’export sul valore aggiunto provinciale resta altissimo, pari al 56%, oltre il doppio della media italiana.
Il rapporto dedica ampio spazio anche alla situazione demografica. La popolazione piacentina continua a crescere, raggiungendo quasi 288mila residenti, grazie soprattutto ai flussi migratori. Gli stranieri rappresentano oggi il 15,1% della popolazione provinciale. Tuttavia gli indicatori strutturali legati all’invecchiamento risultano sempre più critici e le proiezioni al 2045 evidenziano il rischio di un forte calo della popolazione giovanile in assenza di immigrazione.
Non mancano le criticità ambientali e sociali. Secondo i dati richiamati nel rapporto, Piacenza soffre ancora per qualità dell’aria, consumo di suolo, elevata produzione di rifiuti e ritardi sulle energie rinnovabili. Restano inoltre problemi legati alla sicurezza urbana, agli incidenti stradali e alla percezione di insicurezza. Preoccupano anche la carenza di medici di base, l’emigrazione sanitaria verso la Lombardia, la disuguaglianza nella distribuzione del reddito e l’aumento delle persone sole, che rappresentano ormai il 40% dei nuclei familiari residenti.
Nel quadro generale della qualità della vita elaborato dal Sole 24 Ore, Piacenza si colloca comunque al 32° posto nazionale, migliorando di una posizione rispetto all’anno precedente. I risultati migliori arrivano da ricchezza e consumi, affari e lavoro e giustizia e sicurezza, mentre arretrano cultura, tempo libero, demografia e ambiente.
Tema centrale della Giornata dell’economia 2026 è stato quello delle cooperative sociali, definite dal professor Rizzi un vero e proprio settore economico. Oggi nel Piacentino si contano 60 cooperative sociali, oltre 2.800 lavoratori, più di 106 milioni di euro di fatturato e oltre 14mila utenti assistiti tra minori, anziani, immigrati, persone fragili e disabili.
A portare testimonianze concrete sono state Marialuisa Contardi e Maria Angela Spezia. Contardi ha ricordato i numeri di Unicoop, che assiste 1.400 utenti con oltre 400 operatori e 40 servizi diversi, sottolineando come il valore dell’attività non possa essere misurato solo economicamente ma anche nel benessere generato per le persone. Spezia ha invece raccontato l’esperienza della onlus “Il Pellicano”, impegnata nell’umanizzazione dell’ospedale, e della propria azienda, organizzata interamente al femminile con orari studiati per favorire l’equilibrio tra lavoro e vita familiare.
Nelle conclusioni del rapporto vengono individuate tre grandi sfide strategiche per il futuro del territorio: qualità del lavoro, coesione sociale e innovazione sociale. Particolare attenzione viene dedicata alla logistica, settore che nel Piacentino coinvolge circa 15mila addetti tra lavoratori diretti, indiretti e intermittenti e che genera forti impatti su casa, servizi, sanità e mobilità. Pur registrando una riduzione dei casi più gravi di sfruttamento lavorativo, negli ultimi cinque anni la Procura di Piacenza ha comunque aperto 32 procedimenti per caporalato e sfruttamento del lavoro.
Il report descrive poi Piacenza come una “città-condominio”, dove convivono diversi livelli sociali che spesso non dialogano tra loro. Dietro a un benessere economico diffuso emergono infatti nuove fragilità, soprattutto tra giovani e giovani adulti, con fenomeni di disagio psicologico, micro-conflittualità e solitudine crescente. Da qui la necessità, evidenziata dagli autori, di rafforzare le reti comunitarie e i legami sociali tra enti pubblici, associazioni, imprese e volontariato.
Infine, il documento insiste sulla necessità di sostenere non solo l’innovazione tecnologica ma anche quella sociale, attraverso nuove alleanze tra pubblico e privato capaci di valorizzare sia le imprese profit sia il mondo del non profit e della cooperazione




