Piazza Cittadella a Piacenza continua a riservare veri e propri colpi di scena. Sebbene la notizia sia rimasta fino ad oggi avvolta in una cortina di massimo riserbo, davanti a palazzo Farnese ci sarebbe uno fra i più grossi giacimenti di petrolio mai scoperti in Italia. Sarebbe stato individuato in maniera del tutto casuale, in seguito allo scavo per la costruzione di un parcheggio sotterraneo. Alcuni abitanti si sarebbero lamentati di un odore forte e pungente che proveniva dallo scavo.
I tecnici comunali, accompagnati dagli assessori competenti, recatosi sul posto per un sopralluogo sarebbero rimasti invischiati in una sostanza nera nera, densa e fortemente odorosa di idrocarburi. Le analisi, successivamente compiute dalla compagnia petrolifera Fexxon, avrebbero confermato trattarsi di petrolio. I primi risultati di laboratorio farebbero pensare a un greggio leggero e povero di zolfo, di qualità paragonabile al Brent Crude, considerato tra i più pregiati per la facilità di raffinazione e sarebbe presente in enormi quantità.
Da palazzo Mercanti non arrivano, al momento, dichiarazioni ufficiali.
Secondo una fonte attendibile il sindaco Katia Tarasconi discutendone con il suo vice Bongiorni non avrebbe saputo trattenere tutta la propria soddisfazione e forte dei suoi trascorsi a stelle e strisce avrebbe esclamato, come un autentico petroliere texano: «We struck oil!» che in italiano si può tradurre con “abbiamo fatto centro.
La Tarasconi uscirebbe così vincitrice nei confronti di chi aveva pesantemente criticato il cantiere prima aperto e poi rimasto impantanato in complicate vicende giudiziarie.
Ma come è possibile che proprio li, in piena città, si sia formato un giacimento così importante? Lo abbiamo chiesto a Gastone De Barilis, professore ordinario del Politecnico di Milano in Geologia applicata alle risorse energetiche.
«Se vogliamo tradurla in termini comprensibili – osserva De Barilis – è plausibile che in epoche molto remote una consistente quantità di alberi, presenti in zona, sia stata abbattuta a seguito di inspiegabili attività umane primitive e sia poi stata lasciata sul posto senza essere rimossa. Questo accumulo di materiale vegetale, abbandonato e progressivamente sepolto dai sedimenti, in condizioni di forte pressione e assenza di ossigeno avrebbe innescato quei processi di trasformazione che, nell’arco di milioni di anni, portano alla formazione di idrocarburi. In altre parole, quello che oggi definiamo greggio potrebbe avere origine proprio da un’antica “discarica” naturale di tronchi e residui lignei».
Insomma da uno smaltimento per nulla puntuale dei nostri lontani antenati potrebbe essere nata una vera miniera di “oro nero” che potrebbe cambiare le sorti della nostra città per i secoli a venire.
La Fondazione di Piacenza e Vigevano avrebbe già finanziato una prima campagna di prospezione per misurare la consistenza del giacimento e starebbe pensando di dare vita, insieme ad alcuni partner a “Rete Petrolio Piacenza” e di candidare la nostra città al prestigiosissimo “World Golden Barrel Prize”.




